Nei colloqui lavorativi spunta spesso sul finale la fastidiosa domanda: “Dove si vede fra dieci anni?”. E giù con le fantasticherie, le ipotesi, le elucubrazioni mentali. Ecco, Leonardo Pierattini, classe ’94, ha la risposta al contrario: “Non so dove mi vedo, ma so dove non sarò di sicuro: ad allenare l’Antella. Credetemi, se mi azzardo a fare una scelta del genere mi ritrovo single”.
Addirittura.
“E’ una serie di fattori: abito a Grassina, la mia compagna Valentina è grassinese come me, ho giocato e vinto in rossoverde. E prima di quella finale playoff di due anni fa, proprio contro l’Antella, è stata lei a dirmi: ‘Hai capito come devi giocare? Sicuro?’. Sembrava lei l’allenatore! Aveva più tensione di me”.
Quindi all’Antella mai. Di sicuro non da calciatore, perché hai appena deciso di smettere.
“Sì, è ufficiale. Chiudo col calcio sia per problemi fisici che per le continue lussazioni della spalla. Ho sempre voluto finire in bellezza, quest’anno era quello giusto. E tornando sui possibili scenari da allenatore, non mi vedo neanche alla Rufina: sono troppo legato al Dicomano”.
Con cui hai appena chiuso la tua carriera.
“Un bell’ambiente composto da persone che amano il paese e il pallone. Quest’anno la società ha investito in gente di qualità come Centrone, Minischetti, Mazzoni e tanti altri, e il risultato si è visto alla lunga: dopo i problemi iniziali abbiamo ingranato. E a posteriori forse c’è pure il rimpianto di non aver centrato il playoff: più che altro perché abbiamo visto arrivare alla post-season il Pontassieve che sul campo non mi è parso superiore a noi”.

Una carriera fra Belmonte, Grassina e Dicomano. Con zero retrocessioni.
“Sì, per fortuna. Anche se l’anno scorso in biancazzurro ho giocato un playout per cuori forti: quella vittoria a Subbiano me la porto dentro, è stata una delle partite più emozionanti della mia vita”.
Ce ne sono altre?
“Ovviamente la finale playoff Grassina-Antella del 2024, per quanto detto prima. E poi perché il biennio a Grassina è stato il più emozionante di tutti: abbiamo creato un gruppo di giocatori ma soprattutto ragazzi straordinari, ancora oggi siamo tutti in contatto. Siamo usciti fortificati anche dalle due disgrazie che ci hanno colpito proprio nei mesi in cui lottavamo per andare in Eccellenza, la perdita del presidente Paolo Casini e del team manager Fabio Franci”.
Momenti drammatici che hanno finito per compattare lo spogliatoio.
“Se ripenso a quando seppi di Fabio ho ancora i brividi. Era il primo pomeriggio, riposavo sul letto prima dell’allenamento e cominciarono ad arrivare i messaggi sul gruppo squadra. Pensavo fosse un incubo. E da lì abbiamo superato lo choc e ci siamo compattati come squadra e come paese: una comunità unica che si era ripromessa di vincere per onorare Fabio Franci e Paolo Casini, scomparso poche settimane prima”.

Allo stadio del Grassina, il Pazzagli, hai giocato per anni durante la tua militanza col Belmonte.
“Anni speciali per la mia carriera perché ricordo di aver giocato coi miei amici d’infanzia: una sensazione unica. E in biancorosso ho vinto i playoff per salire in Prima Categoria, in quella finale con lo Staggia nel 2019: quanta gente sugli spalti…”.
Cervello del centrocampo e tiratore da fuori: quali gol porti dentro più volentieri?
“Contro la Rufina in un derby molto sentito: segnai l’1-1 su un tiro da fuori, riprendendo un angolo allontanato dalla loro difesa. E poi dico Grassina-Affrico, tirai una botta da trenta metri finita sotto l’incrocio: finì 2-2, mi partì una bella legnata”.
Giochiamo ancora. Domani sera vai a cena con un solo compagno di squadra di questi anni: chi scegli?
“Lorenzo Colcelli, senza dubbio. Persona pazzesca, un numero 1 vero. Troppo simpatico, un personaggio fondamentale all’interno dello spogliatoio del Grassina: persone come lui a fine anno ti portano punti anche se giocano poco in quanto portieri di riserva. Come ho riso quell’anno non mi è capitato più. Forse a volte esageravamo pure, ma mister Cellini non si arrabbiava: è un uomo di calcio pure lui…”
Ci sono tratti in comune fra Cellini e Diotaiuti, i mister che hai avuto fra Grassina e Dicomano?
“Entrambi amano giocare a calcio per davvero, mettono tanta intensità e palla negli allenamenti. Il rapporto più avanzato l’ho avuto con Diotaiuti, anche perché ero il più vecchio della squadra e ci siamo confrontati tantissimo, dai pareri sul mercato estivo alle faccende di campo”.

Ti vedresti nel suo ruolo, insomma, in futuro.
“L’allenatore è uno di quei mestieri che farei volentieri, sì. Mi piace avere a che fare coi ragazzi, spiegare loro cosa si può migliorare del nostro mondo. Ci penserò con calma in futuro”.
Torniamo al passato: hai una partita che rigiocheresti per cambiarne il risultato?
“Direi Lanciotto-Grassina, i playoff della prima stagione in rossoverde. Vorrei rigiocarla perché sarebbe stato bello andare avanti in quegli spareggi, forse sarebbe venuto fuori qualcosa di più interessante. E magari saremmo andati in Eccellenza con un anno di anticipo”.
Stagione 2026-27, iniziano i campionati. Qual è la partita che vai a vedere per prima?
“Quella del Grassina, sperando sia in Serie D. Alla seconda giornata vado a Dicomano, però”.




