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Il virus nei Dilettanti- Viaggio nella quarantena della Grevigiana






“E figurati se mi disturbi, tanto sono a casa”.
Mister Paolo Gimignani ci accoglie telefonicamente con una battuta amara, concreta, in grado di rendere al meglio la situazione sua e di tutta la Grevigiana. Quarantena per tutta la squadra, dopo i due casi di positività riscontrati nei giorni scorsi: “Siamo in isolamento da sabato, e domani, se tutto andrà bene, potremo finalmente uscire di casa”.

Il mister gialloblù si sforza di essere ottimista, ma non è impresa facile: “Sono un malato di calcio da quando ero in fasce, ma l’esperienza del virus e della quarantena mi ha fatto capire che in certi momenti bisogna mettere da parte lo sport e pensare soltanto alla salute”.

Ecco, allora parliamo della salute. Come state, tu e la tua squadra?
“Bene, per fortuna. Nessuno di noi ha sintomi virali, i due positivi si sono negativizzati e hanno sperimentato il Covid con un po’ di febbre, ma ora si sentono bene pure loro. Ci aggiorniamo tutti i giorni sul gruppo Whatsapp, ci scambiamo impressioni su questa quarantena e stringiamo i denti, sperando di essere tutti negativi anche per non contagiare i nostri familiari”.

Facciamo un passo indietro, e raccontiamo come il virus è entrato nel vostro spogliatoio.
“Di una cosa son sicuro: i due positivi non si sono contagiati nell’ambiente Grevigiana, perchè facciamo il massimo per sanificare tutti gli ambienti e prendiamo tutte le precauzioni del caso. I ragazzi avevano la febbre, così saltarono la gara di Coppa col Barberino del 4 ottobre: pochi giorni dopo hanno avuto il referto del tampone eseguito. Positivo. Così siamo entrati in quarantena lo scorso sabato e la prima gara di campionato col Cerbaia è stata chiaramente rinviata: l’ASL ci ha detto di restare a casa aspettando che si manifestino eventuali sintomi da Covid, consigliandoci il tampone. Così li abbiamo effettuati anche noi, e sono risultati tutti negativi. Se la situazione dovesse rimanere questa, domani potremo uscire di casa e giovedì si terrà il nuovo allenamento”.






Che cos’è il calcio Dilettanti col Covid?
“Un giochino che non doveva neanche ripartire. Mi riferisco soprattutto alle categorie dalla Promozione in giù, dove i soldi, per forza di cose, non sono tanti. E’ troppo complicato garantire controlli a tutti, è una spesa eccessiva e soprattutto un rischio per la salute di tesserati e famiglie. Senza contare poi l’influenza che il Covid sta esercitando sui campionati: come può essere regolare una stagione in cui ogni domenica saltano decine di partite e si accumulano recuperi su recuperi? Il campionato verrà inevitabilmente falsato. E non è solo questo”.

Cos’altro?
“Il morale. Il modo in cui i ragazzi torneranno in campo dopo la quarantena. Non sarà come prima, io me ne ero già accorto due settimane fa, quando giocammo in Coppa contro il Barberino e vidi che qualcuno, sapendo che due compagni erano a casa con la febbre, tirava indietro la gamba, non cercava il contatto. Giocava timido, insomma. Come se già sapesse che il tampone dei compagni sarebbe risultato positivo, come se avesse paura. La paura mi preoccupa. Un ragazzo, dopo quella partita di Coppa, venne a parlare con me e mi disse che l’azienda dove lavora gli aveva intimato di smettere di giocare a calcio, perchè correva troppi rischi col contagio e avrebbe potuto perdere il posto di lavoro. E io cosa potevo dirgli? Aveva assolutamente ragione”.






Il calcio così fa fatica, senza dubbio. Eppure bisogna guardare avanti di domenica in domenica: e voi fra cinque giorni giocherete col Pianella.
“Faremo il massimo, sarà una gara difficile. Spero che i ragazzi ritrovino la fiducia e la spensieratezza per giocare a calcio dopo questa brutta esperienza. Resta comunque il fatto che il nostro campionato non potrà andare avanti così: non ha senso far ripartire la stagione se fra due settimane rischiamo di fermarci di nuovo. Preghiamo che non succeda, ma se troveranno un altro positivo ci richiuderanno in casa e le partite continueranno ad annullarsi. Non ha senso continuare così. Per non parlare della questione economica: con le porte chiuse nei settori giovanili, si sono viste scene imbarazzanti di genitori arrampicati sulle recinzioni per vedere le partite dei figli. Tanto valeva farli entrare negli stadi, allora…”

Com’è l’atmosfera a Greve? Sappiamo anche del focolaio nella RSA del paese.
“Le notizie che arrivano dalla televisione e dai comunicati del Sindaco dicono che il focolaio sembra circoscritto alla casa di cura e che non dovrebbe uscire di lì. Mi auguro che la situazione si sblocchi il prima possibile, là da loro è in gioco la vita vera, non certo una stagione di Prima Categoria. Sarebbe bene che se ne rendessero conto, quelli che fanno finta di nulla: con questo virus il calcio ha perso priorità, e ci stiamo accorgendo che le cose davvero importanti sono altre”.

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