Gregory Fancelli risponde dalla Florida, dove la temperatura è significativamente più alta rispetto al gelido Natale fiorentino: “Il clima ci rende tutto più facile, in questi giorni. Praticamente siamo al mare”. Il suo è un moto perpetuo da una sponda all’altra del globo, diviso a metà fra le faccende statunitensi e quelle di Bagno a Ripoli: “Ci sono abituato, rimarrei persino male se dovessi smettere di viaggiare su e giù. E poi da due anni a questa parte ho un motivo extra per tornare a Firenze”.
Certo, la sua Antella. Perché ha scelto proprio di diventare main sponsor dei biancocelesti?
“Premetto: meglio l’italiano. Mi piace definirmi sostenitore, più che sponsor. Del resto sono cresciuto in Curva Fiesole: il calcio è la mia passione da sempre. Da tifoso ho imparato che la squadra appartiene sempre a chi la ama: alla sua città, al suo paese. Spero di essere ricordato in modo positivo all’Antella: l’ho scelta per una questione di famiglia e non solo. Ci ha giocato mio fratello, ma anche mio cognato. In paese ho fatto tante serate da giovane, l’ho ricordato anche al presidente del circolo qualche tempo fa. E’ un legame forte col territorio”.
Da tifoso cosa ha imparato?
“Che chi insiste e non si dà per vinto, alla fine qualcosa smuove”.
Vale anche per l’Antella di oggi?
“Guardi, è una delle prime cose che ho detto alla società. Due anni fa, quando siamo entrati col mio gruppo, ci siamo meravigliati che la squadra fosse in Promozione malgrado un budget da due categorie sotto. Mi ha affascinato vedere ragazzi così forti, ho pensato che con più sostegno da parte della presidenza sarebbero andati certamente più su. E infatti poi l’Antella è stata ripescata in Eccellenza dopo aver vinto la Coppa. L’approccio in questo microcosmo profumava di mini Firenze, mi affascinava”.
Qualche tempo fa infatti era trapelato che l’Antella potesse raggiungere la Serie C in pochi anni. Lei lo pensa ancora?
“Era una mia fantasia, un’ambizione di cui mi assumo totalmente la responsabilità. Pensavo: se con così poco budget i ragazzi fanno così bene chissà cosa possono fare ora che ci siamo noi. È stato un concetto anche trasposto male dagli addetti ai lavori: è diventata una notizia in grado di creare eccitazione ma soprattutto pressione. Per carità, io la Serie C la auguro ancora al paese e ci credo ancora. Se accadesse sarebbe un orgoglio per noi e per tutto il territorio. Ma quell’uscita è uno degli errori legati all’inesperienza”.

Ce ne sono altri, supponiamo.
“Sì, lo dimostra la nostra situazione stadio. La priorità adesso è ricomporre i rapporti con tutte le persone del paese, e lavorare con giusta dose di grinta e credibilità. Oggi l’Antella si allena a Strada in Chianti e gioca a Bagno a Ripoli: sono ottime strutture, ma non sono casa nostra. Ci manca una dimora. E su questo dobbiamo concentrarci nell’immediato futuro”.
Crede sia possibile nel breve termine che l’Antella torni a giocare all’Antella? In paese ora ci sono due squadre.
“Ci vorrà un po’ di tempo e tanta pazienza. Bisognerà mettere da parte i rancori: uniti si fa meglio tutto, le idee diverse arricchiscono. Se dipendesse da me i tempi sarebbero anche rapidi, ma ci sono altre sfere di interesse coinvolte. Sono stati urtati dei sentimenti, può esserci sfiducia nei nostri confronti ma chiedo di darci la possibilità di rimediare: insieme si può fare meglio anche per gli impianti attuali dell’Antellese e si potrebbe fare molto meglio per tutti i terreni abbandonati che hanno già una designazione sportiva secondo il Comune”.
L’Antellese nasce dalla fuoriuscita dei senatori dalla sua Antella, però.
“Un altro errore legato alla mia inesperienza. Ciò che è accaduto l’anno scorso è un peccato, abbiamo perso persone di spessore umano notevole: ho invitato più volte al dialogo Tacconi e Merciai, erano stati la base portante della squadra per molti anni. Per me è come se fossero andati via Batistuta e Antognoni dalla Fiorentina”.
Lei quindi si sta pentendo della separazione coi veterani?
“Sì, me ne pento. La fuoriuscita dei cinque senatori è stata una perdita assoluta. All’Antella ci sono ora due squadre e questo indebolisce il calcio nel paese. Mi auguro che presto si rinsaldi il discorso umano tra noi. Vorrei che ci riavvicinassimo al paese e alle sue colonne portanti: si è creata una crepa fra società e paese, qualcosa che mi ha segnato”.
Ho commesso errori legati all’inesperienza, lo dimostrano la crepa creatasi col paese e la fuoriuscita dei senatori che ha dato vita all’Antellese. Me ne pento, e dico che possiamo rimediare.
Poi c’è il discorso tecnico. L’Antella ha cambiato cinque allenatori in neanche un anno e mezzo. Perché?
“Perché ho obiettivi molto ambiziosi, e anche per questo ho fatto scelte azzardate: è stata anche colpa mia, avrei dovuto conoscere meglio le dinamiche di questo calcio. Partiamo da Morandi, il primo con cui mi sono confrontato: ha vinto la Coppa nel 2024, ma abbiamo deciso di non confermarlo per portare una figura di maggior esperienza in Eccellenza. E allora ecco Francini: con lui, però, l’alto grado di tecnica si scozzava male con le richieste del campionato. Poi il terremoto dei cinque senatori e altre cose che hanno influito anche sul morale della squadra. Lo scorso anno è stato roba da film, mi creda… Magari fra dieci anni ne gireranno davvero uno”.
Qual è quindi la sua versione di ciò che è accaduto l’anno scorso?
“Ogni rapporto di successo si basa su due cose: chiarezza e buona comunicazione. Il motivo scatenante è stata la mancanza adeguata dei due elementi. Io l’ho vissuta in modo più distaccato, ascoltavo ciò che mi veniva riferito: vedevo che c’erano tensioni, incomprensioni mai chiarite. Fra uomini spesso abbiamo maggiori difficoltà rispetto alle donne a esternare i sentimenti: quando si trattiene a lungo si rischia di far saltare in aria tutto. E coi cinque veterani dell’Antella è andata così: è stato un terremoto. Eravamo quasi al giro di boa, Francini se n’era andato e non c’erano tecnici appetibili sulla piazza. Così Alari si è proposto come traghettatore, ma sono sorte problematiche anche con lui. Sono arrivati Del Grosso e Iacobelli: il mister ci ha salvato, io non lo avrei voluto esonerare ma il rapporto fra lui e il nuovo ds forse non era ideale. Ho promosso il suo vice Sireno, che per me diventerà un grande allenatore anche tra i Professionisti. Ma pensandoci bene, l’Eccellenza chiedeva altro: a ben vedere è a metà strada fra la Serie A e la Terza Categoria, quindi prende proprio il meglio e il peggio del calcio italiano. Serviva un uomo di maggior esperienza, così abbiamo scelto Brachi”.
Perché l’ha convinta proprio lui?
“Ci ho parlato, mi ha spiegato la sua visione sulle problematiche della squadra: per lui la gara prima che in campo si affronta in testa, serve infondere ai ragazzi la capacità di poter reagire soprattutto quando si va sotto nel punteggio. E ha ragione: sono andato a vedere Grassina-Signa qualche settimana fa, ho visto i rossoverdi rimontare due gol nel finale. Mi hanno folgorato per mentalità e applicazione”.
Il patron dell’Antella che fa i complimenti al Grassina?
“Certo, coi rossoverdi ho un ottimo rapporto. Il calcio a Bagno a Ripoli mi ha permesso di trovare un caro amico in Tommaso Zepponi, main sponsor del Grassina, e conoscere Giorgio Rosadini: un uomo competente e capace, molto umile. Posso solo imparare da loro”.

Il derby, se non altro, lo ha vinto lei. E’ la gara più bella di questo 2025?
“Sì, inevitabilmente. L’ho vissuto in modo intenso, perché pochi giorni prima se n’erano andati Sireno e Del Grosso: io speravo che rimanessero tutti, invece è accaduta una rivoluzione. La vittoria è stata una liberazione. Poi il gol lo ha segnato un 2007 come Capanni, un orgoglio per noi”.
Però l’Antella ha investito moltissimo, quest’estate, al punto da essere accreditata come ammazza-campionato. Oggi non è neanche ai playoff.
“Ci sono stati anche errori di comunicazione, infatti. Siamo stati troppo spinti, abbiamo permesso che si presentassero i nuovi acquisti come un album delle figurine: questo ha messo solo pressione negativa sui ragazzi. Dovevamo rimanere coi piedi per terra, lasciare ai ragazzi il tempo di conoscersi e aver fiducia l’uno nell’altro. Avrei voluto evitare troppi annunci. L’idea è che d’ora in poi parli solo il campo”.
Le voci circolano anche fuori, però. Conferma l’uscita di scena del presidente Iacopo Innocenti?
“Confermo. Abbiamo deciso, in virtù di ciò che è accaduto l’anno scorso, che serviva un apporto più diretto su ciò che accade con l’Antella. Ho pensato di nominare come presidente mia moglie Yana, ma lei è incinta e partorirà a marzo. Quindi penso di riportare in società Claudio Goretti, magari affiancandolo a qualcun altro come copresidente”.

A proposito di ritorni, riecco Stefano Alari come direttore.
“Parte del suo rientro è vincolata a comportamenti che siano in un’ottica diversa rispetto al passato: chi ora verrà alle partite e ci parlerà potrà vedere che è una persona diversa. Ci porta esperienza nel settore e scelte meno propagandistiche. Può darci una mano a recuperare rapporti con le persone del paese”.
Ancora un bilancio: la gara che rigiocherebbe in questo 2025?
“L’esordio con la Baldaccio Bruni: un crollo psicologico. Ma anche la sfida con l’Asta: i ragazzi hanno espresso un calcio spettacolare, sembravamo la Fiorentina degli anni ’90 e abbiamo preso un gol in contropiede nel finale: ho vissuto una frustrazione personale enorme. In quel momento ho pensato di cambiare nuovamente guida tecnica”.
Che voto dà al 2025 dell’Antella?
“Un sei e mezzo di incoraggiamento. Nei momenti difficili abbiamo tirato fuori il risultato: penso a maggio, quando ci siamo salvati ai playout, e al difficile derby di due settimane fa col Grassina. Ma dobbiamo fare meglio”.
Qual è il reale obiettivo stagionale, ora?
“Ci sono più di 10 punti fra noi e la Rondinella. Brachi è stato chiaro dicendo che la stagione è in salita, ma questo ci dà l’adrenalina per affrontare ogni gara nel modo giusto. Dobbiamo arrivare al punto più alto possibile, ad aprile vedremo quale”.
Ha un idolo come presidente?
“So che è una figura controversa, ma dico Vittorio Cecchi Gori. Un uomo di cuore, legatissimo alla squadra, un personaggio. È riuscito anche a mettersi purtroppo in cattiva luce in ambito politico con le persone sbagliate: in un momento di difficoltà lo hanno affondato. E cito anche la proprietà dell’ultimo scudetto viola, quella del 1968-69″.
Il suo desiderio per il 2026.
“Riuscire a rimanere stabile, umile e staccarmi dalle cose che non sono importanti”.
