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Volpi, il pararigori del Galluzzo: “Sì, provoco gli attaccanti. E voglio la Promozione”

Pietro Volpi ai microfoni è senza filtri, come in campo: “Infatti ogni tanto sento gli insulti dalla tribuna: mi dicono che parlo troppo”. Una caratteristica utilissima quando c’è da sostenere un’intervista. Da un anno e mezzo in forza al Galluzzo, Volpi difende i pali gialloblù e lo fa con discreto profitto: domenica ha messo i guantoni su un’altra vittoria dei suoi, primi in classifica nel girone C di Prima Categoria, parando un altro calcio di rigore, il secondo di fila. Dopo Orlandi, della Gallianese, ha sbagliato di fronte a lui Bercigli, dell’Isolotto. Un intervento salva-risultato: contro i biancorossi, il Galluzzo ha vinto 1-0.

Pietro, hai portato già una discreta dose di punti al campionato dei gialloblù.

“Sarà anche fortuna, senza dubbio, ma mi godo questo periodo di grazia. Mi deve aver portato bene la maglia: col Galluzzo ho parato 6 rigori su 8, non riesco neanche a pensarci: mi sembra una statistica impressionante”.

E lo è. Ma c’è qualche segreto che porti con te quando tirano dagli undici metri?

“Ne ho più di uno, ma mica posso dirlo…”.

Qualche rito o scaramanzia, invece?

“L’unico rito che ho sempre è quello di andare a parlare con chi sta per battere il rigore. È il mio modo di entrargli nella testa, serve a diventare decisi sull’angolo da scegliere e non avere rimorsi dopo”.

E cosa dici solitamente al rigorista?

“Di tutto e di più… Di solito vado a provocare: mi metto lì a chiedere all’attaccante se sia sicuro di voler calciare, gli elenco quanti rigori ha già segnato in stagione, oppure lo gufo e gli dico: ‘Ne hai sbagliati già un sacco, vorrai mica sbagliare anche questo?’. Sono un po’ provocatore, forse…”.

Forse sì, ma funziona. A Bercigli, due giorni fa, cosa hai detto?

“Lo confesso, a lui nulla. Anche perché volevo che il rigore lo calciasse un mio amico ed ex compagno come Leporatti: allora lì sì che sarei andato a dargli noia”.

Perché la ricetta del Galluzzo sta funzionando?

“Perché da un posto di vista societario hanno fatto sforzi importanti per costruire una rosa competitiva, che possa far bene. E allo stesso tempo c’è lo zoccolo duro dall’anno scorso: io, Ammannati, Ditommaso, Santucci e gli altri abbiamo subito lo scotto di non aver fatto neanche i playoff. E la delusione dell’anno scorso ora può trasformarsi in energia”.

Cosa ti ha portato a giocare qua al Galluzzo?

“Ho giocato per tre anni a Casellina, ero arrivato nel post-Covid. Avevo vinto gli Juniores Regionali a Legnaia, poi sono andato subito a vincere la Seconda col Casellina: la salvezza dell’anno successivo ci aveva dato forza, poi è arrivata una brutta retrocessione. Avevo bisogno di nuovi stimoli, e nell’estate dell’anno scorso è arrivata la chiamata del Galluzzo: non potevo dire di no”. 

Anche perché sognate in grande.

“Sì, vogliamo il salto di categoria. Non ci nascondiamo”.

Una favorita per andare in Promozione, oltre a voi?

“Ad oggi è presto per trarre conclusioni; abbiamo giocato solo cinque giornate. Però penso che il Gambassi darà filo da torcere fino in fondo. Ma mi incuriosiscono anche Calenzano e Porta Romana. Noi vogliamo giocarcela fino in fondo”.

C’è una partita che aspetti più delle altre?

“Personalmente sono legatissimo al Legnaia, lì ho fatto gli Juniores e ho costruito il mio giro di amicizie. Abbiamo vinto quel campionato regionale con Alessandro Rivi, mister dell’attuale prima squadra: in tutti questi anni si è sempre interessato alla mia carriera. Quindi sì, direi che non vedo l’ora di affrontarli”.

Cosa ti lega al calcio?

“Mi sono appassionato alla Fiorentina e a Frey, fin da piccolo. Per me è uno sport dalle emozioni uniche: in questi anni cerco di affiancarlo allo studio della medicina. Diciamo che la competitività mi aiuta in entrambi gli ambiti”. 

Meglio un 30 e lode ad anatomia o vincere il campionato col Galluzzo?

“No, non c’è paragone. Meglio la Promozione. La mia visione del calcio è totale, mi dà emozioni diverse rispetto al resto della giornata. L’esame si può ridare, dai…”.

Se il Galluzzo va in Promozione, Pietro Volpi cosa fa?

“Difficilissimo, mamma mia. Se dovessimo farcela, sicuramente sarei la persona più felice del mondo. E spero che capitan Ammannati ci paghi un bel viaggio”.

Un portiere che ammiri più degli altri?

“De Gea mi manda fuori di testa. Ma guardo molto anche Courtois”.

Dicci la verità, mi raccomando. Un tuo compagno di squadra è semplicemente uno dei migliori rigoristi dell’ultimo decennio dilettantistico, e parliamo ovviamente di David Baccini. In allenamento, fra te e lui, chi vince?

“Vinco io, ma a tavolino. Lui ha così tanta paura che non si presenta nemmeno…”. Un pizzico di sfrontatezza e una risata: è così che si costruiscono i gruppi vincenti.

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