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Presidio scuole a Bagno a Ripoli, Pignotti: “L’antifascismo non è marchio di infamia”

Probabilmente, quando i tre consiglieri di Fratelli d’Italia hanno presentato la mozione sulle scuole di Bagno a Ripoli (ritirata nelle scorse ore), non avevano messo in conto che la prima vera, energica replica sarebbe arrivata proprio da lì. Da insegnanti, dirigenti scolastici e soprattutto alunni. Si sono presentati in centinaia al presidio organizzato dal Comune di Bagno a Ripoli assieme ai sindacati (CGIL Scuola e CISL), ai cittadini e a esponenti locali di più di un partito. Piazza della Pace, nel capoluogo ripolese, si è affollata di applausi e bandiere, prima di ascoltare l’introduzione al presidio della docente Silvia Zuffanelli (istituto comprensivo Antonino Caponnetto) che cita la Costituzione: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. E la partecipazione è il cuore pulsante di una democrazia libera”.

La piazza ha accolto la presenza di tutta la giunta comunale e di quasi tutto il consiglio, oltre ai sindaci Boni (Pontassieve), Di Maio (Barberino Tavarnelle) e Lazzerini (Impruneta), a Sparavigna in rappresentanza di Firenze, ai consiglieri regionali Casini, Querci e Vannucci, all’assessora di Reggello Adele Bartolini e all’assessore di Rignano Francesco Martini.

La parola è passata poi all’atteso intervento del sindaco Francesco Pignotti: “Siamo qua perchè qualcuno ha pensato di schedare le nostre scuole. Tra le etichette che abbiamo letto ce n’è una che ci ha lasciato senza parole: antifascista. Non riuscivo a crederci, perchè l’antifascismo in quel testo veniva trattato come un disvalore, come qualcosa di negativo. È scritto sulla nostra Costituzione, la stessa su cui ogni eletto deve giurare. Questa piazza ci dimostra che non si può catalogare il pensiero, schedare chi la pensa diversamente. Giù le mani dalla scuola libera”.

Il sindaco prosegue: “Qualcuno nelle scorse ore ha provato a dire che è solo una provocazione, e la mozione è stata ritirata. Ma questo non cambia le cose; non è normale e non sarà mai normalizzato attaccare frontalmente le nostre scuole. La normalizzazione dell’intolleranza va in una direzione che conosciamo: la scuola non è un terreno di caccia alle streghe. Noi non siamo qua contro qualcuno, ma a favore di qualcosa: siamo a favore dei nostri insegnanti che giorno dopo giorno spiegano ai ragazzi a ragionare con la propria testa, a insegnare pensiero libero. Questa piazza è la risposta più bella e democratica per le nostre scuole. Qua si rivendica la libertà di insegnare e il valore del lavoro. Da Bagno a Ripoli lanciamo un messaggio a tutto il Paese: noi non permetteremo mai che si torni indietro, che si mettano bavagli, che si metta all’antifascismo un’etichetta infamante”.

Le scuole rispondono anche attraverso le parole della preside Rainaldi (istituto Caponnetto): “Noi diamo strumenti per essere cittadini liberi, siamo dei professionisti e come tali vogliamo essere trattati: smettiamo di pensare a indottrinamenti vari. Ai genitori dico: parlate con noi, non lasciate che gli altri mettano un’etichetta su di noi al posto vostro. Mi rivolgo alle parti politiche: a scuola si fa Politica, confronto vero, non indottrinamento. Il pensiero è complesso, non è sottoposto a polarizzazione”.

Si susseguono sul palco altri rappresentanti delle scuole: “La nostra scuola è libera, laica e plurale. Si sviluppa spirito critico, conoscenza e rispetto. La parola tutela significa vedere, in latino. Come diceva Calamandrei, la Costituzione cammina. E deve camminare nelle nostre scuole, con le gambe dei nostri ragazzi”.

L’intervento più atteso arriva alla fine. Perchè sul palco salgono gli studenti Andrea Bianchi e Matteo Galli, in rappresentanza della scuola superiore Gobetti Volta: “Un sistema di schedatura e controllo rischia di far nascere paura. Le istituzioni pubbliche sono di tutti. Che società vogliamo? Libera o piena di etichette? Quando si inizia a controllare il pensiero si imbocca una strada che la Storia ci ha già insegnato a conoscere. E noi non ci vergogniamo delle etichette che ci hanno messo. Anzi, in caso di attacchi alla libertà e alla pluralità della scuola siamo pronti a muoverci con ogni mezzo legittimo”.

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