Stefano Pioli, nuovo allenatore della Fiorentina, è stato presentato oggi alla stampa per la prima volta dal suo ritorno a Firenze: “Voglio sentirmi un allenatore che ha raggiunto un livello alto della sua carriera. So che c’è tanta aspettativa su di me, ma sto trovando tanto spessore umano nei giocatori. Ho scelto ancora Firenze perché me la sento dentro, alla prima chiamata ho sentito subito una sensazione positiva. Tornare qua era la cosa giusta da fare, non ho avuto nessun dubbio. Nella mia testa c’è l’idea di inserire più qualità possibile in campo, e posso già affermare che ne abbiamo. Dopo le amichevoli in Inghilterra, potrò capire qualcosa in più sul modulo di gioco”.
Su Kean
“Ho seguito tante partite della squadra l’anno scorso, ma ora per me è importante conoscere i giocatori. Partiamo da basi solide, dagli allenamenti vedremo a quale livello potremo arrivare. Il nostro augurio è di poter essere competitivi in tutte e tre le competizioni. Kean? Ci ho parlato, ma non so quanto possa aver inciso. So che questo club gli ha dato fiducia, l’ho visto sereno in questi giorni. La lunghezza del mio contratto (fino al 2028, ndr) significa che voglio provare a riportare la Viola in Champions o vincere un trofeo. Qui al Viola Park c’è tutto per lavorare bene e io ho voglia di nuove sfide: avrei potuto scegliere una panchina più comoda, ma volevo rimettermi alla prova”.
“Io non credo che si debba più parlare di sistemi di gioco. Tutti attaccano e tutti difendono, i moduli verranno dopo. Nelle mie convinzioni vedo una Fiorentina molto variabile nel reparto offensivo, anche se molto dipenderà dalla combinazione che troveranno i miei attaccanti. I giocatori condividono le mie stesse emozioni. Gudmundsson? Non voglio focalizzarmi su un ruolo specifico, è un attaccante di grande qualità, così come Fazzini è un profilo interessante per giocare alle spalle della punta. Davanti abbiamo già buone caratteristiche, ma ancora siamo agli inizi, alle prime partitelle: sfrutteremo questo ritiro per conoscermi meglio affrontandolo con molta fiducia. Mi è bastata una videochiamata con la dirigenza per capire che volevo tornare ad allenare la Fiorentina”.
Sulla scelta di tornare
“Dzeko? E’ un campione, un giocatore intelligente e una presenza molto importante per lo spogliatoio. Commisso? Ci siamo sentiti più di una volta, ha investito tanto su di me facendomi un contratto bello lungo e l’obiettivo è quello di provare a salire per raggiungere traguardi non raggiunti in passato. Il presidente mi sembra una persona con grande cuore, credo che la direzione in cui vogliamo andare sia la crescita. Quella in Arabia è stata un’esperienza positiva, ho conosciuto una nuova cultura che mi ha reso ancor più elastico di prima. Ho sentito però la volontà di sfide più stressanti, soddisfacenti, di tornare in Italia perché ne sentivo la necessità: aspettavo solo una chiamata. C’è un momento giusto per tutto e questo è adesso. Non mi sono mai sentito così preparato, è forse la prima volta nella mia carriera, poiché tutti gli errori che ho fatto mi hanno fatto crescere e migliorare”.
“Dodo? Ragazzo simpaticissimo e giocatore molto forte. L’ho visto molto dentro al gruppo e penso che ci darà tanto anche in fase offensiva. Mi ripete sempre che ha fatto 7 assist, ma io gli ho detto che ha anche fatto pochi gol (ride, ndr). E’ un profilo sul quale ci appoggiamo. Tutte le scelte che faremo sul mercato sono condivise. Io vorrei una base di giocatori italiani che conosca bene il campionato, però il nostro obiettivo è quello di migliorare la rosa. Non abbiamo preso Viti e Fazzini solo perché sono nostrani, onestamente non importa se arriveranno stranieri, basta che siano funzionali. Sottil? Mi prenderò il ritiro in Inghilterra per fare le mie valutazioni”.
“Il capitano della Fiorentina è confermato, sarà ancora Luca Ranieri. Gli ho chiesto se la sentiva, io lo conoscevo già prima ma non sapevo se la fascia gli poteva pesare. L’ho visto cresciuto e motivato, ritengo che sarà un grande leader. In questo momento non è il caso di fare promesse, ma daremo sempre il massimo, ogni giorno, per far sì che sia una bella stagione. Ho conosciuto i ragazzi della Curva in passato, mi ricordo che mi fecero un discorso molto forte – era un momento difficile – facendomi capire che non esiste Fiorentina senza fiorentini e senza Curva Fiesole“.
“Non voglio fare una squadra di bravi ragazzi, al 70% è già pronta. La Conference è una competizione impegnativa alla quale teniamo tanto: la preparazione sarà principalmente finalizzata al passaggio del turno preliminare. Una squadra come la Fiorentina deve avere l’ambizione di voler arrivare fino in fondo. Vogliamo lavorare con concentrazione e serenità per noi e per i nostri tifosi, per far avere loro una squadra che lotta e si sacrifica. Nazionale? La Fiorentina ha chiamato, e basta. Le critiche non mancheranno, fanno parte del calcio: sono 25 anni che alleno ma mi sento ancora giovane dentro. Cerco di migliorare sempre, tutti i giorni, anche alla soglia dei 60 anni. Mett0 entusiasmo in quello che faccio ma i giocatori devono ripagarmi, non può un giocatore della Fiorentina arrivare al Viola Park senza il sorriso. Vorrei vedere nei miei calciatori la mia stessa voglia, così come sto vedendo in De Gea, Gosens e Mandragora per fare alcuni nomi”.
Su Astori
“E ‘chiaro che Davide Astori abbia inciso tanto in questa scelta, io non smetterò mai di ‘sentirlo‘. E’ qua presente ed è giusto che sia qui con me. I momenti difficili non mancheranno ma sono sicuro che saremo in grado di superarli. La squadra è seria e prometto che sarà pronta per affrontare questa stagione. Io non sono tornato in Serie A per lanciare un mio guanto di sfida. Non sarà Pioli contro Conte, contro Sarri, contro Gasperini, ma sarà la Fiorentina a dimostrare di voler fare bene. Non conta che ho vinto uno Scudetto… Allegri ci ha già escluso fra le candidate per la Champions, me lo son segnato sulla lavagna (ride, ndr). Martinelli sarà il secondo portiere, ma bisogna smettere di giudicare i giocatori in base all’età: puntiamo molto su di lui ma ancora non ho deciso se giocherà la Conference o altro. De Gea è fortissimo, avere un portiere che sa imbucare e giocare con i piedi è fondamentale”.
