Matteo Parrini ha scelto di nuovo il Grassina: “E’ successo tutto in due giorni: alla Zenith i direttori mi hanno fatto capire di avere idee diverse rispetto a prima, mister Cellini e il responsabile tecnico Rosadini sono venuti a saperlo e… eccomi qua”.
Parrini in rossoverde, atto secondo. Torni da queste parti dopo la scorsa ottima stagione.
“E trovo di nuovo tante certezze. Il gruppo è ben formato, la squadra atleticamente è matura, gioca bene e si intende nel migliore dei modi. I tifosi poi sono sempre stati al top: un po’ di squadre le ho girate, ma l’ambiente di Grassina è impagabile, ve lo garantisco”.
Quanto è stato importante sapere di ritrovare un allenatore come Marco Cellini?
“Fondamentale. Sa trasmettere fiducia e stimoli, e soprattutto con lui gioca chi merita: incoraggia tutti a dare il meglio negli allenamenti, con un approccio così. E io ho voglia di conquistarmi il posto in attacco”.
Non sarà facile, la concorrenza è forte.
“Per gli attaccanti è un toccasana: fa piacere contare così tanta qualità nel reparto offensivo”.
Hai fissato obiettivi personali per questo finale di stagione?
“No, non ho in mente cifre precise di gol o assist da fare, ma so di volerne fornire il più possibile. Pensiamo a fare il massimo, perché i ragazzi da agosto hanno costruito un sogno pazzesco”.

Già, la classifica dice che il Grassina viaggia a -4 dalla Serie D. E’ un traguardo raggiungibile?
“Ho giocato solo nei venti minuti finali del match con la Lastrigiana, ma per il poco che ho visto dico di sì. La squadra è attrezzata fisicamente e tecnicamente, non è impossibile”.
Vieni dal Girone A, quello del mare. Ma è vero che lì, rispetto al fiorentino-senese, si tende a giocare di più?
“Deriva forse più che altro dai campi: da quelle parti sono stadi veri e propri, tutti in erba e particolarmente grandi. Invogliano a giocare a calcio contro chiunque. Qua nel B ci sono meno spazi, ma i ragazzi mi hanno raccontato che il livello si è alzato in ogni parte della classifica. E mi sembra sia così, in effetti”.
C’è una gara che aspetti più delle altre?
“Sicuramente gli scontri diretti: quella con la Rondinella sarà una bella sfida, da lì passerà tutto il campionato. E non vedo l’ora di vivere ancora il derby: la coreografia dell’anno scorso fu da brividi, è una gara che trasmette sensazioni uniche”.
Chiusura con curiosità: c’è un modello di attaccante a cui ti ispiri?
“Da fiorentino direi Batistuta, ma per le mie caratteristiche mi rivedo più in Suarez: ho un fisico più da falso nove che da centravanti nel vero senso della parola”.
