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Il primo trionfo non si scorda mai! Alessandro Rossi, presidente delle Fornaci: “Il nostro punto di forza? Un progetto sociale e collettivo”

L’atmosfera è ancora carica di emozioni a Impruneta dopo la conclusione della 99a edizione della Festa dell’Uva. Un’edizione che resterà impressa nella memoria collettiva, non solo per lo spettacolo offerto dai rioni, ma soprattutto per il bis trionfale delle Fornaci. Dopo il successo dello scorso anno, il Rione si è confermato campione, aggiungendo un nuovo capitolo alla sua storia, questa volta sotto la guida del Presidente Alessandro Rossi, successore di Nicola Nidiaci. Con lui abbiamo ripercorso i momenti più intensi della festa, le emozioni della vittoria e le prospettive per il futuro.

Come si sente il Rione all’indomani di questa vittoria? Dove e come avete festeggiato domenica sera?
«Beh, che dire, il Rione è stravolto dalle mille sensazioni che si sono sovrapposte ieri, come in ogni Festa dell’Uva che si rispetti…ansia, emozione, stanchezza, e poi la ciliegina finale. Domenica sera tanti sorrisi, tantissimi abbracci e facce stravolte nel luogo che ci accoglie come una seconda casa da ormai sette anni: via delle Fornaci 26!»

È stata più emozionante la vittoria di quest’anno o quella dello scorso anno? E perché?
«Ci sono diversi pareri, ma se posso ti dico la mia. La vittoria dell’anno scorso rimarrà negli annali del Rione delle Fornaci, per senso di rivalsa, di rivincita, di merito e riscatto. Quella di quest’anno forse ha più valore a livello artistico, perché consacra una crescita e una maturazione che va al di là della vittoria singola, per di più in un’edizione dove tutti i rioni erano davvero competitivi e preparati. E poi…vuoi mettere alzare la coppa di persona?»

Prima del 2024 erano passati ben 19 anni senza vittorie: cosa ha portato a questo cambio di rotta? Quanto ha inciso la tua figura e cosa porterà nel prossimo futuro?
«I fattori del cambio di rotta sono molteplici, qualcuno addirittura indefinibile, ma una cosa è certa: questo cambiamento nasce dalla fiducia che il Rione ha saputo concedere ai ragazzi, molto prima che io (ancora ragazzo, se posso permettermi) diventassi Presidente. Il Rione, a mio modo di pensare, è fatto di relazioni tessute tra persone, tra amici, tra fratelli e sorelle. Il mio compito è stato, e sarà sempre, quello di preservare la nascita di questa fiducia e del rispetto reciproco. Una cosa posso affermare con certezza: questi ragazzi, tutti dai 20 ai 60 anni, sono fortissimi e mi rendono fiero di rappresentare questo Rione.»

Qual è stata la forza del gruppo che ha reso possibile due successi consecutivi? C’è un momento particolare della preparazione o della festa che ricorderete con più orgoglio?
«Quest’anno il Rione delle Fornaci ha optato per una gestione del progetto a livello “sociale”, collettivo, facendo fronte a una situazione emergenziale senza precedenti e dimostrando una maturità rionale fuori scala: senza dubbio uno dei punti di forza di quest’anno. Dal mio punto di vista ci sono davvero tanti episodi per cui inorgoglirsi, piccoli frammenti di memoria che custodirò gelosamente nel mio cuore. Spero solo di essere all’altezza del grande Rione che rappresento.»

State già pensando alla 100° edizione della Festa dell’Uva? Avete qualche progetto o sogno particolare? Quali sono le sfide per continuare questo percorso di crescita?
«Sai, 100 anni di Festa sono un traguardo davvero importante per i Rioni e per il paese tutto. Dal punto di vista dei progetti per lo spettacolo non posso assolutamente fare spoiler, rischio il linciaggio…per l’organizzazione della Festa, vi posso assicurare che con i Presidenti siamo già all’opera per rendere giustizia a uno dei compleanni più importanti della nostra tradizione, che sta davvero assumendo le proporzioni di una rappresentazione di altissimo livello. Il percorso di crescita è un fiume sul quale stiamo navigando: questa Festa si racconta da sola, basta seguire la corrente. Se permettete, per concludere… viva la Festa dell’Uva e viva sempre le Fornaci!»

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