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Il pres del CRT Mangini: “Zero sostegno ai Dilettanti, altro che scuole calcio troppo care”

Ha destato scalpore l’intervento del neo direttore tecnico della Nazionale Claudio Ranieri, a proposito del necessario riavvicinamento dei bambini al pallone. Nella conferenza stampa di due giorni fa infatti, l’ex tecnico di Roma e Fiorentina tra le altre ha sottolineato come a suo dire i costi delle scuole calcio siano altissimi e non permettano alle famiglie di mantenere un figlio calciatore. Non si è fatta attendere la risposta del presidente del Comitato Regionale Toscano della LND, Paolo Mangini. Ecco il suo intervento completo.

“Negli ultimi tempi, soprattutto dopo le eliminazioni della nostra nazionale maggiore dai mondiali, da più parti, anche da persone che ricoprono importanti incarichi nel mondo sportivo, è stato dichiarato che il talento dei giovani calciatori italiani verrebbe disperso per il costo troppo alto delle scuole calcio del nostro paese”.

“Quale Presidente del Comitato Regionale Toscano L.N.D. vorrei far notare che, quando si parla delle somme che le nostre società richiedono alle famiglie dei ragazzi, non si menzionano mai i costi che i Presidenti ed i Dirigenti devono sostenere per offrire il servizio che meritoriamente ogni giorno mettono in campo. Il sostegno economico da parte delle istituzioni è ormai sempre più sporadico, quasi assente, le spese da sostenere sono sempre maggiori anche in considerazione del fatto che gli ultimi provvedimenti legislativi in materia (D. Lvo 36/2021) hanno aumentato sensibilmente gli adempimenti senza però prevedere un bilanciamento tra costi e benefici. Contemporaneamente poi, le nostre società hanno cercato di innalzare sempre più la qualità dei servizi affidandosi quasi sempre a personale qualificato che avesse a cuore non solo le doti calcistiche dei nostri bambini e ragazzi, ma anche quelle necessarie a diventare un buon cittadino. Le nostre società sono delle vere e proprie agenzie educative sul territorio che, insieme alla scuola ed alla famiglia, contribuiscono alla crescita del ragazzo.
La sfida è difficilissima ma, in un contesto in cui non esistono più né i vecchi oratori, né i giochi nelle strade e nei giardini (addirittura in alcune piazze italiane sono apparsi cartelli per vietare il gioco del pallone), le nostre scuole calcio e le nostre società dilettantistiche sono state le uniche a dare forma e sostanza all’ articolo 33 della nostra carta costituzionale che recita “La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme”. Non vorrei quindi si pensasse che il declino del calcio italiano possa essere attribuito alle nostre società che invece con grande sacrificio, passione e professionalità, sette giorni su sette accolgono ragazze e ragazzi avviandoli al gioco del calcio”.

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