Gregory Fancelli tira le somme, traccia i bilanci e poi impugna squadra e righello per disegnare ciò che verrà. Spazia a tutto campo, il principale sponsor (sostenitore, per dirlo all’italiana) dell’Antella: tornato da poco dagli Stati Uniti, fa il punto sulla stagione conclusa e si concentra soprattutto sui progetti futuri, dal nuovo stadio al nome del direttore sportivo. Con cui si punta “ad arrivare in alto”.
Andiamo con ordine. Prima uno sguardo all’indietro: come giudicare la stagione da poco conclusa?
“La forbice ci ha escluso dalla post-season, ma una considerazione devo farla. Visto il quinto posto, questa è stata la prima volta in cui l’Antella ha chiuso il campionato in una posizione valida per i playoff. Il punto più alto della sua storia, sostanzialmente, complice la differenza punti rispetto alla stagione scorsa: ogni anno quindi abbiamo trovato il modo di far meglio, e la soddisfazione c’è. Poi per carità, abbiamo vissuto molti infortuni, ci è mancata un po’ di sovrastruttura societaria e abbiamo avuto delle difficoltà a trovare subito la guida tecnica con cui andare più spediti verso l’obiettivo, ma in generale siamo rimasti contenti”.
Quali sono i movimenti ufficiali per la prossima stagione?
“La priorità era trovare un direttore sportivo, e da lì cominciare a progettare l’annata. Ne abbiamo sondati diversi, volevamo capire quanto del telaio di anno scorso si potesse tenere. Alla fine abbiamo scelto Maurizio Tanfani: rimane invece direttore generale Stefano Alari. Sono in corso tutte le valutazioni su allenatore e rosa: renderemo note conferme e cessioni prossimamente”.

Se le chiediamo un obiettivo, o un sogno?
“Portare il derby col Grassina in una categoria mai vista”.
Però non si giocherà a Bagno a Ripoli: vi trasferirete, vero?
“Col Bagno a Ripoli avevamo la volontà di proseguire la sinergia. Ma l’impianto del capoluogo, per come è strutturato, non era più idoneo per ospitare due società. C’era anche il problema delle tribune, riguardo alle quali il Comune non ci dava la possibilità di realizzare una soluzione in muratura: poco adeguate per l’Eccellenza e inadatte per la Serie D. Volevamo la possibilità di ampliarlo, non ci è stata data: volevamo aggiungere spogliatoi, un magazzino, una riverniciata all’area ristorazione vicino alla tribuna e sarebbe stato l’ideale quantomeno per i nostri Juniores, oltre che per la prima squadra del Bagno a Ripoli. Ma nelle varie riunioni con i gialloblù è entrata di mezzo anche la componente dell’emotività, da parte loro, e questo mi è dispiaciuto. Mi spiace se qualcuno si comporta in modo scorretto e infantile, perché io non ho voglia di fare il maestro d’asilo per adulti. Niente da fare, quindi abbiamo deciso di virare su San Marcellino. Doveva essere un progetto per così dire di transizione, all’inizio, ma il piano sarà più lungo del previsto”.
In che senso?
“Nel senso che volevamo appoggiarci a San Marcellino in maniera provvisoria, preparando nel frattempo il nostro rientro a casa, nel paese di Antella. Quello era il piano A, ma la pubblica amministrazione non ci ha dato molto supporto nonostante abbiamo spiegato di voler fare anche molto più del previsto: il Comune non ha l’obbligo di fare ciò che dice il circolo di Antella, ma evidentemente è vincolato a quelle centinaia di voti. C’era un piano B: creare uno stadio a Ponte a Niccheri accanto a quello del Grassina, diventando praticamente vicini di casa. Ma il problema lì era idrogeologico e strutturale, a causa della conformazione del terreno e della prossimità della variante. Per un motivo o per un altro, alla fine faremo a Firenze l’investimento che avevamo in mente per Bagno a Ripoli”.
Sarà San Marcellino la vostra nuova casa, dunque.
“Sì, stiamo dialogando con l’Affrico che ha in gestione l’impianto. Avevamo sondato anche l’idea di vivere su due fronti, fra Bagno a Ripoli e San Marcellino: sarebbe stato interessante perché si creava un polo calcistico unico a Firenze Sud in grado di tutelare gli interessi anche di Bagno a Ripoli, Affrico e Cubino, ma così non è andata. Ci sposteremo interamente alle porte di Firenze”.
Lasciando quindi anche il campo di Strada in Chianti, in cui lo scorso anno vi allenavate.
“Sì, anche perché su quel terreno si trasferiranno le rose giovanili della Real Chianti e hanno la priorità rispetto a noi che veniamo da un altro Comune. Era divenuto impensabile per noi tenere lì la base delle nostre squadre, considerando anche la possibilità di una costruzione del settore giovanile”.
State pensando anche di ricreare un vivaio Antella, dunque.
“Sì, all’inizio magari mantenendoci paralleli rispetto all’attività di Affrico e Cubino. Le convergenze per me ci sono. Poi non escludiamo, in futuro, di unirci in termini di vivaio: un unico motore giovanile e poi lo sbocco per i ragazzi fino alla prima squadra dell’Antella, in Eccellenza o anche più su”.
Proviamo a sbilanciarci: in quale stadio giocherà l’Antella fra trent’anni?
“All’Antella, ovviamente. In America diciamo che il tempo aggiusta tutto. Le persone vanno e vengono, ma ciò che conta alla fine rimane sempre. E quando torneremo in paese, comunque, non vorrà dire che San Marcellino sarà un impianto morto, anzi, la nostra voglia lì è di realizzare una struttura polifunzionale: calcio, ristorazione, eventi musicali, una palestra, il rinnovamento della piscina. Un grande polo di riferimento per la zona sud-est di Firenze. Qualcosa che rimanga nel tempo e sia sempre aperto per tutti, a differenza del Viola Park che spesso fa da cattedrale nel deserto”.
Come sono i rapporti con l’Antellese?
“Io ho dedotto, confrontandomi anche coi nostri tifosi, che la frattura tra quelli che sono andati a confluire in Antellese e quelli che sono rimasti all’Antella esistesse già da almeno dieci anni, prima che arrivassimo noi a rilevare la società. Se non fossimo giunti noi, nel 2023 avrebbero lasciato fallire l’Antella e si sarebbero accontentati tutti di vederla poi risalire massimo in Prima Categoria o Promozione. Quando siamo arrivati noi credevamo che conquistare categorie facesse piacere a tutti, e invece non mi capacitavo dei continui disagi. Mi chiedevo: ma un tifoso del paese non sarà contento di vedere la propria squadra in Eccellenza o Serie D? Non è vero che la categoria non conta: è importante eccome, porta orgoglio a tutti”.
Ha parlato di frattura. Come si ricompone quella con l’Antellese?
“Col dialogo e col buonsenso. Esempio banale: vorremmo fare in modo che le partite interna delle due squadre venissero messe in perfetta alternanza al momento dell’ufficializzazione dei calendari, così da permettere alla gente del paese di avere sempre una squadra da sostenere la domenica”.
Altri buoni propositi per la nuova stagione?
“Non voglio creare troppe aspettative a livello mediatico come l’anno scorso. Ci vuole più equilibrio”.
All’inizio accennava al derby col Grassina. Quest’anno le hanno dedicato addirittura la coreografia, al Pazzagli.
“Io mi sono commosso. Era bellissima. E aggiungo che mi sento responsabile di dover ricomporre la tifoseria antellese, radunando gli ultras giovani e anziani per dare un segnale anche noi in termini di appartenenza. Amo queste iniziative, rappresentano il calcio paesano che piace a noi: sono stati divertenti anche i petrodollari creati per l’occasione, infatti ne abbiamo realizzato una versione che al posto del mio volto rappresenta il paese di Antella”.

Però lei il derby vuole giocarlo in Serie D il prima possibile…
“Assolutamente! E racconterò anche un aneddoto dopo l’ultimo incrocio col Grassina. Quella volta a fine partita ho salutato Alessio Frezza, passato dalla nostra sponda a quella rossoverde. Sta segnando tanto e gli ho ricordato che la sua cessione è un mio enorme rimpianto, perché non avrei voluto mandarlo via. Gli ho fatto un sincero in bocca al lupo per il prosieguo: spero di cuore che il Grassina salga in D”.



