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Elezioni 2024, Montanari lancia l'”Associazione 11 Agosto”: per “liberare” Firenze dall’idea di città vetrina



Tomaso Montanari, storico dell’arte e rettore dell’Università per stranieri di Siena, lancia un’associazione in vista delle elezioni comunali 2024 a Firenze. Non si candida a Sindaco, anche se ringrazia le molte persone che lo esortavano a tale scelta, ma si fa fautore di un cambiamento attraverso la costituzione di una nuova realtà associativa: Montanari, anche nel corso dell’ultimo mandato amministrativo, è più volte intervenuto pubblicamente sulla condizione, a detta sua, di una Firenze smarrita.
Proprio un’uscita televisiva a Report divenne caso mediatico e giuridico, con tanto di querela: “Firenze è una città in svendita. È una città all’incanto, è una città che se la piglia chi offre di più, e gli amministratori di Firenze sono al servizio di questi capitali stranieri”, dichiarò in quell’occasione Montanari.

Dall’idea che un’altra Firenze sia possibile è nata l’“Associazione 11 Agosto”, data simbolica nella quale si celebra la Liberazione di Firenze dal Nazifascismo (pagina Facebook Associazione 11 agosto). La scelta del nome è già evocativa e netta, rispetto a una presa di posizione antitetica nei confronti delle scelte amministrative di Renzi e Nardella. Proprio sui canali social è stata diffusa la seguente lettera a firma Montanari:

“A chi crede che «sortirne insieme» sia l’unica politica possibile. Contribuire a costruire la pace, prendersi cura di un mondo in pezzi, non è mai apparso tanto urgente: è questa, lo sappiamo, la missione più alta della nostra Firenze. Ma oggi Firenze stessa appare smarrita: prigioniera di un sistema di potere chiuso e sordo, incapace di cambiare lo stato delle cose. Invece, bisogna trovare la fantasia e la forza per voltare pagina.

Da tante parti, in questi mesi, vengo esortato a candidarmi a sindaco della città. Sono grato per questa fiducia. Ma sono profondamente convinto che la soluzione non sia collocare una singola persona in alto, bensì prendersi cura di ogni singola persona, a partire da chi sta più in basso.

«Sortirne insieme», appunto: è così che don Lorenzo Milani definiva la politica. Per provare a farlo, insieme alle persone con cui da anni condividiamo idee e lotte, abbiamo deciso di fondare un’associazione. A differenza di chi governa oggi la città, abbiamo già un lavoro, e non vogliamo cambiare vita: ma vogliamo dedicare un po’ del nostro tempo al bene comune.

Allora, cominciamo con un’associazione: l’abbiamo chiamata “11 agosto”. È la data della liberazione di Firenze, l’inizio del riscatto e della ricostruzione. Il momento in cui il sole di un futuro migliore iniziò a sorgere sulle rovine dei ponti dell’Arno fatti saltare dai nazi-fascisti in fuga. Quella voglia di futuro e di ricostruzione oggi serve anche a noi!

Anche oggi sentiamo che Firenze si deve liberare: dalla povertà e dall’esclusione di troppi che non hanno nemmeno una casa; dall’oppressione della città della rendita, e dall’espulsione dei residenti; dall’illusione che l’unica fonte di reddito sia il turismo, e dall’abbandono delle periferie; dall’abbaglio per cui la sicurezza sarebbe repressione, e non sicurezza sociale per tutte e tutti; da un lavoro povero, e sfruttato; dall’idea che la sua proiezione internazionale sia essere un salotto di lusso e non impegnarsi per costruire pace, e giustizia ambientale e sociale.

 

Negli ultimi quindici anni – da Renzi a Nardella – c’è stato un unico filo conduttore: Firenze città per pochi privilegiati, Firenze città vetrina, Firenze privatizzata. Firenze è stata ridotta a una merce: e a una merce svenduta alla speculazione internazionale. Pochi giorni fa, a chi le chiedeva se «serve discontinuità» rispetto a tutto questo, la candidata Pd Sara Funaro, ha risposto perentoria: «No. La discontinuità è la destra». Ecco, pensiamo che questo sia ungrave errore, e un grande pericolo. Perché significa che chiunque voglia cambiare qualcosa dovrebbe votare a destra. Ecco perché la Toscana, città dopo città, passa ad una destra ancora fascista: perché chi ha il potere dice di non voler cambiare nulla. E invece è vero il contrario: la destra, questa destra, non è cambiamento, anzi sarebbe la rovina finale e definitiva.Si deve cambiare, ci deve essere discontinuità, ma per tornare al progetto della Costituzione, per costruire eguaglianza, giustizia, partecipazione: non certo per allontanarsene ancora di più! Allora: proviamo a costruire insieme una via per sortirne insieme. Una associazione aperta a tutti e a tutte coloro che vogliono cambiare lo stato delle cose: un contributo per provare a unire, coalizzare, tenere insieme le persone e le forze che davvero vogliono ricostruire Firenze, e farla assomigliare al progetto dell’articolo 3 della nostra amata Costituzione: una città che sappia rimuovere gli ostacoli che impediscono a tutte e a tutti di partecipare. Un’associazione che metta in dialogo le persone che, nonostante tutto, continuano a impegnarsi e a sperare e tutte e tutti coloro che hanno smesso di votare. È a loro che ci rivolgiamo: è il momento di tornare in gioco, ci sono tutte le condizioni perché le elezioni di giugno permettano di cambiare Firenze! E anche dopo giugno, ci sarà bisogno di un luogo di pensiero critico e di progetto per la città. Un luogo in cui passare insieme un tempo buono, felice: perché, come ha scritto Michel Foucault, «non crediate che si debba esser tristi per essere dei militanti… È ciò che lega il desiderio alla realtà a possedere una forza rivoluzionaria». Incontriamoci l’8 febbraio: per conoscerci, per decidere i prossimi passi, per iniziare a finanziare un’azione A chi crede che «sortirne insieme» sia l’unica politica possibile. Crediamo che il programma politico di chi governerà Firenze debba tornare ad essere quello che Giorgio La Pira riassumeva in queste parole: «Se c’è uno che soffre io ho un dovere preciso: intervenire in tutti i modi, con tutti gli accorgimenti che l’amore suggerisce e che la legge fornisce, perché quella sofferenza sia o diminuita o lenita. Altra norma di condotta, per un Sindaco non c’è!». Parole che suonano lontanissime, dopo gli ultimi quindici anni di politica fiorentina. Ma non sono forse proprio queste le parole da cui ripartire?”







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