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Il dolore collettivo nell’ultimo saluto a Edoardo, in tantissimi per il “Varva”. La mamma: “Non dimenticatelo”

I rintocchi di campana della Chiesa rompono il silenzio di incredulità che pervade il piazzale di via Reims. E scandiscono il dolore di una tragedia immane, immensa. L’ultimo saluto a Edoardo Varvarito, nella chiesa di Corpus Domini al Bandino, si è tenuto questa mattina, mercoledì 29 luglio, celebrata da Padre Bernardo di San Miniato. Lo stesso giorno nel quale il Comune di Bagno a Ripoli ha proclamato il lutto cittadino. Centinaia le persone, collettiva la commozione per una perdita improvvisa, ingiusta. Edoardo aveva 17 anni, era stato promosso in quarta superiore all’ISIS Gobetti-Volta, e quella mattina infame si stava recando a lavoro nella ditta di famiglia. Erano le 6:50 di un caldo luglio, ma il suo senso di responsabilità e la consapevolezza di un ragazzo già maturo lo aveva stimolato ad intraprendere un percorso lavorativo estivo e di crescita personale.

Gli amici di scuola, al lato sinistro della chiesa, abbracciati in un legame fortificato dal dolore, indossavano una maglia raffigurante Edoardo da piccolo.
Il “Varva”, come lo chiamavano i compagni di scuola e gli amici, era appassionato di basket, aveva giocato nella Sancat fino ad anno scorso, prima di doversi fermare per un problema fisico; a quella delusione imposta, tuttavia, aveva reagito con determinazione, segnandosi in palestra ed avviando un nuovo percorso sportivo: “Era il ragazzo più forte che conoscessi, capace di reagire al meglio ad ogni situazione spiacevole”, lo ricorda uno dei suoi amici. Le tantissime persone presenti alla cerimonia funebre rappresentano la sincera testimonianza di quanto bene Edoardo, pur in così poco tempo, abbia seminato in vita: c’era tutta la sua classe, c’erano i professori, i rappresentanti della Sancat Basket ed il suo vecchio coach, le Istituzioni, gli operai della Varvarito lavori.

Dopo la messa tenuta da Padre Bernardo, si sono succeduti una serie di interventi che hanno raccontato Edoardo: il nonno materno ha parlato del suo angelo, un amicone per tutti, un ragazzo buono ed educato che l’aveva superato in altezza da poco. Poi i migliori amici del Varva, Thomas, Niccolò e Jacopo ed i rappresentanti della sua classe: “Non vedere più quel nome in fondo al registro e sapere che nei prossimi anni mancherà sempre qualcuno di noi”. 

La scomparsa del giovanissimo ha scosso le intere comunità di Bagno a Ripoli e Firenze, rappresentate dal sindaco Francesco Pignotti e dall’assessora Letizia Perini, entrambi commossi nel loro discorso. Pignotti ha sottolineato come la vicinanza dell’intera comunità ripolese sia stata sincera e collettiva, fuori dal comune e non certo di circostanza, per un ragazzo che aveva già costruito molto nell’arco della sua breve esistenza: “Non lo dimenticheremo”. Perini ha rivolto parole di cordoglio ai genitori e all’intera famiglia. A concludere le dichiarazioni istituzionali anche le parole di Eugenio Giani, governatore della Toscana, il quale ha sottolineato come Edoardo avesse già compreso il senso della vita e colto il senso di responsabilità : “Non è quanto rimaniamo su questa terra ma come lo facciamo ed Edoardo aveva già dato tantissimo a tutti. Attacchiamoci a questa consapevolezza”.

Gli appelli rivolti alla famiglia ad andare e guardare avanti, trasformando nel tempo il dolore; e le raccomandazioni, ai tanti giovani presenti, a porgere massima attenzione sulle strade, perchè basta un secondo di distrazione per non poter più tornare indietro.

Infine le parole strazianti dei genitori, Elisa e Franco: “Le nostre porte sono sempre aperte, venite a trovarci e non dimenticate Edoardo. Portatelo con voi nelle esperienze che farete e che lui non potrà vivere fisicamente”.

Alle 12:30 circa il feretro è stato trasportato fuori dalla chiesa, tra i rintocchi di campana e gli applausi dei partecipanti: una processione lenta, impossibile, come a non voler lasciar andare Edoardo. Un viaggio che il giovane farà, accompagnato dalle firme e dalle dediche degli amici, trascritte sul legno della bara. 

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