Dopo il grave stop di Udine, la Fiorentina di Vanoli è ripartita dal Parma, formazione allenata dal giovane e promettente tecnico spagnolo Cuesta. I Viola devono fare a meno di Kean, ancora acciaccato e inizialmente rimasto in panchina; al suo posto Piccoli. Rientra dal 1′ invece Gudmundsson, assieme all’altro esterno offensivo Harrison.
Un primo tempo da sbadiglio totale
E’ la squadra di Vanoli a partire meglio, con buoni spunti proposti da Piccoli e dal numero dieci islandese. Tuttavia, capita sul destro di Strefezza la prima palla gol della partita: l’ex Como, fra le altre, spreca una valida occasione calciando alto sopra la traversa difesa da De Gea. Ottimo Dodo con una diagonale in corsa all’indietro al 20′ a sventare un potenziale tap-in del centravanti crociato Pellegrino. Dopo i primi(ssimi) minuti pimpanti, i gigliati si sono progressivamente spenti, cedendo metri agli ospiti e provando a palleggiare solo e soltanto fra la difesa e la porta… Chiuso all’ultimo l’inglese Harrison al limite dell’area dopo un primo dribbling e un’iniziale progressione di Dodo; sono invece poi Fagioli e successivamente Ndour a “ciabattare” due conclusioni dentro all’area di rigore del Parma. Scocca la prima mezz’ora di gioco e soltanto un gesto viene spontaneo sulla faccia dei tifosi: un gigantesco sbadiglio. Ancor più grosso quando il colpo di testa – da buona posizione – di Piccoli non riesce nemmeno ad arrivare verso la fine del campo… Insomma, la Fiorentina senza Kean è amorfa e inconsistente. Gli emiliani ci provano in ripartenza, ancora una volta con il proprio fantasista italo-brasiliano ma Pellegrino non riesce a trovare l’impatto di testa con la sfera volante. Si trova sui piedi di Mandela Keita la migliore chance della prima frazione: il suo sinistro sfiora il palo alla destra di De Gea; successivamente il portiere spagnolo viene sonoramente fischiato dal pubblico per il suo atteggiamento lascivo e tendente a mantenere lo status quo. Sugli sviluppi dell’azione seguente, Gud imbuca bene l’area piccola di Corvi ma Mandragora non ci crede e lascia scorrere il pallone in fondo al campo. Fischi assordanti al termine dei primi 45 minuti. I tifosi chiedono a gran voce le dimissioni del tecnico Vanoli.
“Tirate fuori le palle”
La ripresa si apre al grido di: “Tirate fuori le palle“, chiaramente riferito ai giocatori viola, rei di aver inscenato un primo tempo a bassissima intensità. “Noi vogliamo undici leoni” invece tende più ad incitare i ragazzi di Vanoli, oggettivamente in difficoltà emotiva a fronte di un gioco che stenta a decollare. Anzi, a partire proprio. Chance enorme ancora per Piccoli ad inizio ripresa: l’ex Cagliari, però, ha un killer instinct pari a quello del Tanque Silva e prende in pieno la gamba del difensore parmense a due passi dalla rete. La Viola pare mostrare un piglio diverso rispetto al moscio primo tempo e anche Gosens arriva sul fondo dalla sinistra per guadagnarsi un corner dal quale Mandragora si coordina bene ma chiede troppo al suo sinistro acrobatico. Cambio per il Parma al 55′: fuori l’ex di turno Nicolussi Caviglia, dentro Ordonez. E’ un tedio abissale quello che accompagna lo svolgimento di Fiorentina-Parma, nonostante i Viola abbiano tutto l’interesse del mondo a cercare i tre punti contro una squadra (relativamente) tranquilla. Sull’esterno della rete, si spegne la conclusione ravvicinata di Ranieri, ancora una volta sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Praticamente l’unico modo in cui la formazione di Vanoli riesce a rendersi pericolosa. Dopo una prova a dir poco incolore di Mandragora, il numero 8 viene sostituito per concedere spazio a Fabbian e provare a scuotere un po’ una manovra fiacca e tremendamente macchinosa.
Senza Kean, l’attacco non esiste.
La Curva prova a coinvolgere il resto del Franchi chiedendo ai tifosi degli altri settori di alzarsi in piedi, ma la risposta è timida come quella della squadra in campo. Qualche tenero applauso, specialmente da parte dei bambini, ma niente più: il tifo gigliato si è stufato di questa situazione che va avanti da agosto ad oggi. Al 70′ Cuesta opera altri due cambi, togliendo Pellegrino e Strefezza per Oristanio e il celeberrimo (si fa per sdrammatizzare, ndr) Nesta Elphege. Nel frattempo, un altro cross sparato nel vuoto cosmico dell’attacco viola passa indisturbato sotto lo sguardo attento di Corvi. Non persiste infatti densità in area senza l’attaccante titolare di Fiorentina e Nazionale. L’unico a provarci è Gudmundsson ma anche lui, dopo 80 minuti di corse a vuoto, perde la voglia di scalfire la retroguardia crociata. Un fischiatissimo Harrison cede il posto a Fazzini a dieci dalla fine: la prova dell’inglese è stata pienamente insufficiente sotto ogni punto di vista. Partita a scacchi quella fra i due tecnici, con Cuesta che contro-risponde a Vanoli, inserendo il più fresco Estevez al posto di un instancabile Sorensen. A cinque dalla fine, l’allenatore viola sorprende tutti, togliendo dal campo un difensore… per metterne un altro: fuori Pongracic, dentro Comuzzo. Una scelta conservativa? Uno scialbo zero a zero contro il Parma è forse il risultato auspicato alla vigilia? Noi la pensiamo decisamente all’opposto. Dentro anche Brescianini al posto di Ndour, oggetto misterioso di questo club da 14 mesi a questa parte. Deliziosa la palla messa nel mezzo da Gosens allo scoccare dell’ultimo minuto dei regolamentari, ma – come al solito – Piccoli è in ritardo e non si avvicina minimamente al cross rasoterra.

Una prestazione al limite della decenza
Quattro i minuti di recupero concessi dall’arbitro, con gli ospiti in avanti per cercare un colpo gobbo a Firenze. Salvataggio di Ranieri e ripartenza viola con Gudmundsson che però inciampa goffamente e viene schernito dal parterre di Maratona… Imbarazzo sensibile. Come l’offside di Piccoli al 93′ su rinvio dal fondo di De Gea. Finisce zero a zero con contestazione aperta da parte della Fiesole. “Andate a lavorare”, “Se andiamo in B, vi facciamo un culo così” e altri cori simili poco generosi (per usare un eufemismo, ndr) nei confronti di una squadra che non corre, non lotta, non ha mordente e forse nemmeno più alcuna intenzione di togliersi dalle sabbie mobili in cui si è impelagata. E adesso, con la vittoria del Lecce sulla Cremonese – prossimo avversario della Fiorentina – Vanoli rischia l’esonero. Intanto, giovedì sera al Franchi arriveranno i polacchi del Rakow, per gli ottavi di finale di Conference League. Ma in questo momento nessuno sta minimamente pensando alla competizione europea.