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Bagno a Ripoli, il pres Ognibene: “Ripartiamo dal… nuoto. L’Antella è sparita”

La ricetta del Bagno a Ripoli è nuova e forse, proprio per questo, ancor più interessante. Portare nel calcio lo spirito del… nuoto: “Se ci si pensa bene” spiega il presidente dei gialloblù, Agostino Ognibene, “il nuoto è lo sport che più di ogni altro forma al sacrificio. Certo, è individuale a differenza del calcio, ma insegna nella maniera più concreta possibile il concetto di disciplina. Si passano ore e ore solo con la testa sott’acqua, e l’unica cosa che si percepisce appena la si alza è la voce del preparatore che spiega cosa sta andando e cosa no. Così si crea l’eccellenza, attraverso uno studio così meticoloso. E nel gioco di squadra entrano in scena anche elementi come la personalità e l’interlocuzione con compagni e avversari, qualcosa che mette a dura prova il bilanciamento dell’agonismo sano”.

Lo vogliamo traslare al calcio?

Sì, è con questa filosofia che abbiamo intenzione di ripartire qua a Bagno a Ripoli. Il modello Rari Nantes mi piace moltissimo: lì insegnano abnegazione e sacrificio, concetti che ultimamente nel calcio ci stiamo dimenticando. Oggi si vede qualche virtuosismo momentaneo, estemporaneo, dimenticando poi che è necessario correre e saper gestire la palla riconoscendo la propria posizione in campo. Non è facile, e a maggior ragione ci vogliono rigore e disciplina”.

Da qua parte dunque il vostro nuovo progetto.

Bisogna creare un ambiente professionale, non professionista. Le risorse sono quelle che sono ovunque, anche noi lavoriamo con la forza e la passione del volontariato. Un mix di fattori che fa ovviamente capo alla passione, quella che ci spinge a tenere così tante squadre a partire dalla scuola calcio e coinvolge anche l’entusiasmo dei genitori”.

Le risorse del resto sono poche un po’ ovunque.

“Pochissime, certo. Infatti il primo obiettivo a livello economico sarà abbattere i costi: sul territorio stanno chiudendo molte società, ma nessuno lo dice. Dovremmo farci qualche domanda, mancano aiuti e finanziamenti: è chiaro che piano piano le realtà andranno a sparire. Chi si propone di investire poi lo fa spesso e volentieri in modo estemporaneo e non qualificato, non legato a progetti a lungo termine”.

E gli obiettivi a livello tecnico quali sono?

Far crescere settore giovanile e scuola calcio in maniera esponenziale e permettere ai ragazzi di giocare tutti il più possibile. Vogliamo far sì che poi il loro destino calcistico dipenda solo da loro: anche per questo abbiamo insistito sugli Allievi e Juniores, ma soprattutto sugli Under 18 che rappresentano quell’annata-ponte utilissima, considerando che permette anche a chi non giocherebbe molto negli Juniores di trovare spazio utile. Tutti devono avere il diritto di giocarsi le loro opportunità, senza fare panchina. E poi la gioventù vuole essere il nostro fiore all’occhiello: l’età media della prima squadra nella stagione appena finita era di 22 anni. Potremmo farla diminuire ancora”.

Nel vostro impianto non ospiterete più l’Antella.

Avevamo proposto loro un modello simile a quello di Grassina e Belmonte. Noi abbiamo la concessione del campo, l’accordo era che loro prendessero la subconcessione per sette anni. E’ tutto agli atti, il Comune ci aveva dato l’ok. Ma l’Antella, dopo aver inizialmente manifestato entusiasmo, ha smesso di rispondere alle mail. Ho mandato una proposta di accordo al Comune, ho speso risorse importanti per fare i rilievi e costruire il progetto, creare un preventivo credibile e interessante. E l’Antella invece se n’è andata a San Marcellino”.

Cos’altro prevedeva l’accordo fra voi e loro?

Avremmo rinunciato a Juniores e prima squadra e costruito due annate di transizione, Juniores appunto e Under 18, che avrebbero giocato col nome di Lega di Ripoli. Lo sbocco nei Dilettanti poi sarebbe stato a favore della prima squadra biancoceleste”.

Quali erano le tempistiche?

Il piano prevedeva di iniziare i lavori a marzo-aprile e finire al termine dell’estate. A metà aprile però nessuno di loro si è fatto più vivo, così ho mandato una Pec al Comune a fine aprile dicendo che purtroppo la realizzazione non sarebbe potuta avvenire perché gli accordi non erano stati rispettati”.

E se l’Antella dovesse tornare a bussare da voi, in futuro?

“Non abbiamo bisogno di loro. Non c’è niente di utile che possano offrirci”.

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