Entriamo in un’abitazione di via San Gallo, ci ha aperto le porte una residente di zona che vive nel quartiere dal 1985: “Ho visto cambiare questa parte di città in maniera drammatica nel corso degli anni. Prima c’erano tanti negozi di prossimità, dalla mesticheria all’edicola, c’erano la latteria, il macellaio, il fruttivendolo”.
Adesso c’è un maxi cantiere che si perde a vista d’occhio, l’impatto è devastante. Domani, terminati i lavori, ci sarà il nuovo resort San Gallo, struttura ricettiva di lusso che prenderà il nome di “Capella Florence” e diventerà una nuova cittadella pronta ad accogliere turisti benestanti ed altospendenti. Saliamo. Dal quarto piano il panorama è monotematico. Ci affacciamo alla finestra di cucina: 1, 2, 3, ne contiamo 4. Sono le gru che gravitano sulla testa delle palazzine circostanti, anche su quella della nostra residente. Un destino ed un affaccio condivisi anche da altre centinaia di abitanti di zona.
Il resort nascerà al posto dell’ex ospedale militare che si trova tra via San Gallo e via Cavour, abbandonato da oltre vent’anni: parliamo di una struttura enorme che coinvolge 22 mila metri quadrati in mezzo alle case, composta da 33 suite, 56 camere, 10 residenze esclusive con ingresso indipendente. Qualcosa che, come potete capire, si fa ben notare. Ci saranno anche due ristoranti, uno italiano e uno giapponese, un bar sul tetto con piscina in stile Social Hub, una cantina sotterranea, una SPA centro benessere.
Di fronte alla nostra visuale, inoltre, la costruzione preesistente è stata alzata di alcuni piani, proprio dove nascerà la piscina on the roof. Aumento in altezza che, tuttavia, non incrementa la volumetria della struttura. C’è un però, però: passare da “vista sul duomo” a “vista sul resort” è un attimo.
Quale vantaggio può trarre un residente fiorentino dal nuovo progetto? La domanda è lanciata là ma è la stessa che si sono posti, dandosi anche una risposta, i cittadini di San Gallo coinvolti loro malgrado in questa ristrutturazione ingombrante. Sono abitanti supportati, nel loro tentativo di ricevere ascolto, dal Comitato Salviamo Firenze e lo scorso 28 Febbraio hanno proposto una mattinata di “case aperte” per condividere la loro vicenda. Gli stessi hanno presentato un esposto alla Magistratura relativamente al progetto ed hanno presenziato al Consiglio Comunale, riportando le loro problematiche in un confronto diretto con Sindaca ed Assessora delegata. Negli scorsi giorni, inoltre, l’aggravante ulteriore di lavori notturni al cantiere non comunicati.

Di questa storia fatta di gru, appalti, ponteggi e trasformazione della nostra città se ne sono occupati il Fatto Quotidiano, Repubblica, Corriere, Ansa, Il Sole 24 Ore. Tuttavia c’è qualcosa che questi cittadini hanno ancora da riportare, l’invito rivolto direttamente agli amministratori cittadini:
“Sollecitiamo Funaro e Biti, sindaca ed assessora, a raggiungerci in San Gallo e vedere con i loro occhi. Ci avevano promesso che sarebbero venute qua ma non le abbiamo ancora viste”.
In sostanza questi cittadini chiedono il blocco, ancora possibile seppur complicato, del cantiere. Gli stessi sono stati etichettati come “nimby”, acronimo dell’espressione inglese “not in my back yard” ovvero “non nel mio giardino” ma l’interrogativo che si pongono porta il dibattito ad un livello più ampio, generale e cittadino, che oltrepassa il confine del quartiere: “E’ questo l’unico modello di sviluppo che possiamo permetterci? Era necessario un altro maxi resort quando, nel giro di qualche chilometro, ci sono i due Social Hub in Lavagnini e viale Belfiore, il Four Season e persino i Teatro Luxury Apartments nel noto “Cubo Nero”?
I fautori del progetto, da parte loro, pongono l’accento sul fatto che l’ex ospedale fosse in stato di degrado, un immobile inutilizzato da decenni: “Preferivate un luogo abbandonato?”. Certo che no! La domanda, tuttavia, non risponde in maniera esauriente ai quesiti di cui sopra rispetto al rischio (calcolato?) di gentrificare una città, renderla accessibile al turista che può permettersela, standardizzare una destinazione secondo criteri validi a Firenze come a Dubai, a Londra come a Singapore: e quindi piscina sul tetto e SPA al -1 ecc ecc.
“Non è un progetto che serve ai fiorentini e ai residenti del quartiere”. Cosa servirebbe, allora? “Oltre ai servizi primari e ai negozi di prossimità, qui mancano riferimenti sociali e centri per i giovani e per gli anziani. Non c’è più neanche la comunità legata alla parrocchia, i residenti se ne vanno e la città si svuota. Come può un resort di lusso effettivamente combattere la deurbanizzazione e contribuire a preservare l’identità di un quartiere?”.
“Ci accusano di essere conservatori e di non accorgerci che le città cambiano: certo, ma come sta cambiando Firenze? Noi ci sentiamo non ascoltati, le Istituzioni vanno avanti come treni ed infatti qua non vengono, avvalorando la nostra idea che non ci sia interesse nel recepire le istanze popolari. Il rischio, già avanzato, è quello di creare quartieri centrifughi: sempre più servizi inaccessibili, sempre meno abitanti”.



