Oggi, 5 febbraio 2026, è stato presentato al Viola Park il nuovo direttore Fabio Paratici. Ecco le sue prime parole da dirigente della Fiorentina: “Ringrazio il presidente Rocco Commisso che mi ha scelto, inoltre mi congratulo con Giuseppe per il nuovo ruolo assunto dopo la scomparsa del padre. Ringrazio anche il Tottenham che mi ha dato la possibilità di vivere cinque meravigliosi anni in Premier League. Per me la Fiorentina rappresenta una grande opportunità”.
Sulla scelta di Firenze
“Ho scelto la Fiorentina a metà dicembre quando la squadra aveva 4 punti in classifica. Ferrari è venuto a trovarmi a Londra e mi ha convinto, nonostante avessi qualche dubbia su una possibile scelta da incosciente. Tuttavia, il club ha infrastrutture di primissimo livello nel mondo, non solo in Italia. Inoltre, il brand della città di Firenze va sfruttato in termini di visibilità; dopo essere stato in Inghilterra, so quanto contano questi aspetti. Per me Firenze e la Fiorentina meritano altri livelli, e non quelli in cui siamo adesso. Ad ogni modo, per i prossimi quattro mesi dobbiamo accettare la zona in cui siamo: il problema non verrà risolto certo in un mese. La zona retrocessione non la lasceremo fino a quando non toglieremo la testa dal carro armato”.
“Ogni società di calcio ha un proprio DNA che va rispettato. Qui è sicuramente ben marcato. Non voglio dimenticare le mie origini, ovvero alla Sampdoria, esperienza che porterò per sempre nel mio cuore. Penso e lavoro al calcio 20 ore al giorno. Le mie esperienze sono state molto varie e mi hanno portato a credere in un metodo di lavoro ordinato e serio; serve lealtà con le persone con le quali si lavora. Vorrei cercare di ricreare anche qua i progetti che ho fatto altrove”.
“L’ho scelta quando aveva quattro punti….”
“E’ talmente lontano dal mio essere che non penso nemmeno alla retrocessione con conseguente rescissione del mio contratto. Ho firmato per quattro anni e mezzo quando la Fiorentina aveva QUATTRO PUNTI IN CLASSIFICA”.
“Rocco Commisso non mi doveva convincere, semmai ero io che dovevo convincerlo. Era una persona talmente seria che ero io a dover fare bella figura con lui. La Fiorentina, dunque, deve rappresentare quella che è la bellezza della città di Firenze, una piazza che critica e mette grandi pressioni addosso. Ma, al contrario di molti, io amo le pressioni. Mi esalto e cerco di fare ancora meglio quando mi sento criticato. Ho parlato con Ferrari a Roma e a Londra, ci ho pensato un attimo e dopo aver parlato col presidente non ho avuto più dubbi”.

“Io mi immagino una Fiorentina non da Europa o da Champions League. Le cose si costruiscono piano piano e ad oggi dobbiamo essere realisti e stare sul pezzo. Ripeto, non basterà un mese per uscire dalla zona retrocessione. Ciò che desidero, però, è una squadra internazionale, che susciti l’interesse mondiale. La mia provenienza? Non sento responsabilità maggiori essendo un ex juventino. Sono soltanto le mie pressioni interne a guidarmi, non ho bisogno di ulteriori sfide. Il calcio è velocissimo, è come la moda: oggi va una minigonna, domani un altro modulo di gioco. Se pensiamo che in Italia prima ci andava l’Udinese in Europa e ora invece ci va stabilmente l’Atalanta. Io non voglio scimmiottare nessuno ma trovare un proprio modello”.
Su Vanoli
“Conosco Vanoli dai tempi del Venezia, è un allenatore molto energico e cura tanto i dettagli. Lo stimo e la sua squadra ha tante statistiche positive. Ho grandissima fiducia in lui e nel suo staff. Gli esempi a cui mi sono ispirato sono stati i grandi nomi come quelli di Sabatini, Corvino e Foschi. Mi hanno insegnato che bisogna capire i giocatori, andarci a cena fuori insieme piuttosto che guardarli per tre partite ma dall’esterno. Sono 22 anni che faccio il direttore sportivo e ho espressamente chiesto di occuparmi dell’area sportiva: è stata una mia precisa richiesta ad Alessandro Ferrari. Giuseppe Commisso? Magari potesse stare di più con noi, ma credo che abbia anche altri business di cui occuparsi”.
“Il tecnico è il Re Leone dello spogliatoio. Noi siamo qui solo per supportarlo e far rendere la sua squadra nel miglior modo possibile. La società di Commisso non cerca alibi: ci paga subito, ci fa godere dei migliori hotel a cinque stelle e non ci fa mancare niente. Goretti? Roberto ha tutta la mia stima perché si è formato da giovane, ma non troppo; ha già fatto bene ed è una persona leale e schietta. Spero di potergli dare una mano anche per migliorare solo del 5% la sua carriera nel futuro. Io sono orgoglioso di aver formato tantissimi professionisti nei miei anni alla Juventus. Goretti sarà il mio braccio destro e poi avrò altre due figure come Giani per lo scouting e Zebi per la questione prestiti. Lorenzo Giani lo conosco da 15 anni, quindi mi fido ciecamente”.
Rugani?
“Lo conosco da una vita e vi posso dire che è sottovalutato dai più. Alla Juve ha giocato partite di livello come finali di Coppa Italia e Supercoppa, nonché semifinali di Champions League. Non ha tatuaggi, non dice parolacce… e forse è proprio questo che lo penalizza oggi. L’essere un bravo ragazzo”.
“LA FIORENTINA NON VALE LA SERIE B. oggi è in zona serie B ma sta a noi fare del nostro meglio per non fare quella fine. La Fiorentina ha sempre fatto 60/65 punti, quindi non credo che il problema sia solo che Kean non segna più come l’anno scorso. Lo conosco da quando aveva 10 anni e l’ho visto lasciare Torino a 21. E’ il centravanti della Nazionale e lo reputo il miglior attaccante italiano. Per me vale 20 reti a stagione, ma sta anche a noi metterlo nelle condizioni di segnarli”.
Conference?
“Io se stasera vado a giocare a calcetto voglio vincere. Lo voglio sempre. Poi è ovvio che serve una programmazione e la testa per cercare di capire quali sono le priorità, ma lo scopo è quello di provare a vincere ogni partita”.
“Sarebbe di un’arroganza incredibile chiedere carta bianca appena arrivi in una nuova società. Io non credo che si debba essere sempre disfattisti, ma di certo io non dirò mai: ‘Ora si fa come dico io’. Un club è un’organizzazione di più professionisti poiché nessun singolo è perfetto. Poi certo io ho il mio modello e voglio provare a portarlo anche qua in campo”.
E sulla squalifica di 30 mesi

“Adesso mi sento una persona migliore. Certe vicende ti costringono ad accettare certe analisi che non avrei mai fatto nella mia vita, l’ho fatto pure all’estero e quindi è stato di una difficoltà incredibile. Nessuno di noi alla Juventus è stato condannato, bensì per un principio contabile, di bilancio. Nessuna leggerezza. Mi sono, inoltre, vergognato di essermi dovuto difendere. Perché mi devo difendere di una cosa che non ho fatto?”.
“Non ho avuto ancora modo di parlare con la squadra, lo farò oggi dopo questa conferenza. Kean lo conosco talmente bene che non ho niente da dirgli, se non: ‘Fai gol’. Il futuro di Moise? Oggi c’è solo la Fiorentina, con tanto di carro armato per raggiungere la salvezza”
“Una parola per questa nuova esperienza? Coraggiosa. Torno in Italia in una grande proprietà dove c’è tutto per fare il calcio che abbiamo in testa. Ma solo dopo che ci saremo tolti da questa situazione potremo iniziare a farlo
Su Fagioli
“Piacentino come me, conosco i suoi genitori poiché arrivò alla Juve a 14 anni. Per me è un patrimonio del calcio italiano. Tuttavia, un conto è fare una cosa al 100%, un’altra è volerla fare al massimo delle proprie potenzialità. Per lui non si tratta di ripartenza, bensì di partenza. E’ ancora giovane e milita in un club importante, non certo in una società di terza fascia.
Sul ritorno in Italia
“Sono due esperienze totalmente diverse. La Premier in questo momento è l’NBA del calcio, esprime tutto al massimo livello, però da un lato – essendo italiano e un po’ campanilista – sentivo la voglia di tornare a competere nel campionato italiano. E provare a competere con un club come la Fiorentina, con una proprietà così seria, mi dà uno stimolo in più.
Sul Torino, prossimo avversario
“Non guardiamo a casa degli altri. Noi dobbiamo stare concentrati su noi stessi e la prossima è una gara fondamentale. Nessuno si scordi che non risolveremo il problema fino al 24 di maggio. Torino o un’altra squadra, non cambia niente per noi”.
