Alessandro Polo sa usare il fioretto. Ma in area di rigore e non solo, impugna volentieri la sciabola: “Mi fanno ridere alcune malelingue quando dicono che, in quanto seconda squadra di Firenze, provochiamo sudditanza arbitrale. Io li farei venire a vedere cosa succede ogni domenica…”. Il bomber della Rondinella, capocannoniere di questa Eccellenza con 12 gol (unico del campionato in doppia cifra, peraltro), è diretto al microfono come davanti al portiere: “Per la squadra che abbiamo e la voglia che mettiamo ogni volta, mi aspettavo di stare in vetta a gennaio. Ma là dietro non molla nessuno”. Alessandro Polo racconta senza filtri, come piace a chi lo ascolta. E fa autocritica con schiettezza: “Lo dirò più di una volta, durante questa chiacchierata. Mi pento ancora di quanto accaduto contro la Sansovino: è vero, sono stato provocato e picchiato tutta la gara senza alcuna tutela da parte dell’arbitro. Ma non dovevo reagire con quella gomitata su Sabatini: ho preso un rosso che mi ha fatto capire quanto io ancora debba maturare. Non dovevo lasciare i ragazzi in dieci in quel momento”.
Ti fa onore, davvero.
“Dico la verità. Ho 24 anni, ma ancora evidentemente non ho raggiunto un livello di maturità adeguato. Mi è dispiaciuto da morire soprattutto esser mancato per la sfida con la Castiglionese, purtroppo persa in casa”.
Però sei tornato domenica, segnando subito il gol decisivo in casa Affrico. Il tuo 12esimo in campionato.
“Importante per continuare a correre. Abbiamo chiuso il girone di andata a 35 punti, tanti ma non sufficienti a distanziare chi ci insegue. L’anno scorso lo Scandicci ha girato con 5-6 lunghezze in meno, ma nessuno era in grado di tener testa. Stavolta è tutto molto equilibrato”.
Ti aspettavi di vivere una stagione da protagonista?
“Per l’ambiente che ho trovato qua, direi di sì. L’anno scorso nel girone di andata ero partito maluccio, al ritorno ho segnato quasi in tutte le partite. La Rondinella mi ha dato fiducia, mi ha aperto una seconda casa, e io la voglio ripagare da trascinatore. Venivo da anni complicati in Serie D, purtroppo”.

I tuoi tanti gol rischiano di rendere la squadra Polo-dipendente?
“No, non credo. Se sono arrivato a questi numeri è merito di compagni, mister e società. Mi dispiace solo aver saltato la gara con la Castiglionese per quella maledetta squalifica. Avrei potuto aiutare i ragazzi a evitare almeno la sconfitta”.
Quel rosso non te lo sei perdonato, lo avevi preannunciato.
“La mia reazione è stata eccessiva, sì. Purtroppo mi ha fatto rabbia veder l’arbitro estrarre il primo giallo all’85’ dopo che la Sansovino aveva picchiato e basta. Non ci ho visto più dopo aver ricevuto una ginocchiata sulla schiena dall’avversario. Altro che favori arbitrali, altro che seconda squadra di Firenze…”.
Torniamo indietro. La vostra stagione è stata drammaticamente segnata dalla scomparsa del presidente Bosi a ottobre: che ricordo hai di lui?
“Eravamo legatissimi, e non poteva essere altrimenti. Lorenzo Bosi è uno dei pochi in questo mondo che ci ha dato qualcosa di speciale, di pulito, di buono. La sua scomparsa ci ha lasciato sbigottiti”.
Alla vostra prima gara senza di lui avete vinto di nervi e carattere contro la Sangiovannese, in rimonta.
“Dico solo che alla fine di quel match ho pianto a dirotto. Non ho retto l’emozione per lo striscione e per quanto accaduto in campo. Ho visto una rimonta voluta, di cuore e grinta. Quella spinta è stata dettata da lui. Ci siamo detti che adesso abbiamo un dovere: rendere più speciale la Rondinella rispetto a come l’ha resa lui. E non sarà impresa facile, perché lui ci ha dedicato una vita intera”.

Qual è la partita manifesto della Rondinella, secondo te?
“Prenderei proprio quella con la Sangiovannese. Per coesione di gruppo e carattere dimostrato”.
E la gara che rigiocheresti?
“Ne prendo due: con la Castiglionese, anche se l’ho saltata, e anche quella con la Lastrigiana in casa. In quel periodo ci ha scosso anche l’infortunio di Filippo Vezzi, arrivato contro la Sangiovannese: lui è uno dei leader dello spogliatoio per carisma e capacità di mettere allegria a tutti. E la sua assenza si è sentita eccome, in quelle prime gare”.
Il gol che porti nel cuore?
“A livello di bellezza dico quello con la Colligiana: un gran pallonetto da lontano. A livello di importanza la doppietta con l’Antella”.
Hai un traguardo di gol fissato?
“No, mi ripeto sempre di arrivare intanto a 10 e vedere che succede. Ora dico che l’importante è centrare l’obiettivo di squadra: posso anche fermarmi a 13 gol, non mi interessa. Non vivo per segnare, ma per festeggiare col gruppo”.

Un idolo di gioventù?
“Mi sono sempre paragonato a Llorente, mi esaltava quando giocava alla Juve. Nel calcio di oggi mi rivedo in Pellegrino del Parma ed Esposito dell’Inter. I gol sono nel Dna, se penso che mio nonno Giuseppe Virgili ha vinto lo scudetto nel ’56 da capocannoniere della Fiorentina…”.
Perché la Rondinella vuole la Serie D?
“Perché è un insieme di persone che rendono speciale un intero ambiente anche con le piccole cose. Non ci fanno mai mancare niente: dalla palestra nuova alla sala video, hai la sensazione di rappresentare qualcosa di importante. E devi valorizzarlo anche tu, da giocatore”.
Fioretto. Se la Rondinella va in Serie D, Alessandro Polo cosa fa?
“Ho firmato per due anni in biancorosso, quindi sicuramente rimango. E ai ragazzi ho detto che se faccio 20 gol e a fine anno la squadra vince il campionato, offro una cena al locale di famiglia in Santa Croce”.
