Villa Monna Giovannella, dimora storica risalente probabilmente al 1600, i cui affreschi all’interno testimoniano un passato glorioso, tornerà ad essere viva e vissuta. Abbandonata dal 2000, pertanto incapace di resistere all’avvento del nuovo millennio, dopo 25 anni di incuria sono iniziati i lavori di riqualificazione della villa situata ad Antella, in via Peruzzi. Impalcature montate, operai a lavoro, un telo bianco che proietta l’immagine della facciata principale, il cancello sempre aperto…
Villa Monna Giovannella è al centro di un intervento edilizio di consolidamento e ristrutturazione curato dalla ditta edile Build Up di Tommaso Bordoni: sarà un complesso residenziale composto da 19 appartamenti, suddiviso nei quattro edifici che compongono il podere ovvero la villa storica, la colonica, l’ex magazzino ed il fienile. Un quinto edificio, la vecchia cappella oggi sconsacrata, sarà restaurata e rimarrà ad uso comune dei residenti. Previsti parcheggi interni e l’ingresso dell’intero complesso non avverrà dal maestoso cancello risalente agli anni ’30 del 1900 che dà sulla strada, restaurato dai Fabbri Petrioli nel 1995, bensì da una nuova entrata raggiungibile prendendo la strada sterrata che costeggia la villa.
Una curiosità, interessante coincidenza, arricchisce la storia dietro alla villa commissionata dalla famiglia Peruzzi. Come si legge nel libro “Ernesto Nathan e la sua villa all’Antella”, edizioni CRC Antella 1997, scritto da Massimo Casprini e Silvano Guerrini con contributi di U.Bardi e F.Nathan, nell’oratorio era presente una Madonna col Bambino di terracotta ritenuta robbiana ma attribuita, poi, a Benedetto Buglioni (1510 circa). Nel 1891 la Madonna venne sistemata nella Cappella S.Luigi del Cimitero di Antella dove venne costruita una nicchia sopra l’altare per accoglierla: i lavori, eseguiti agli inizi del 1892, furono realizzati da Angiolo Bordoni di Antella, trisnonno del Tommaso Bordoni citato in precedenza che curerà la ristrutturazione, 133 anni più tardi, di Villa Monna Giovannella.
La notizia nella notizia, infine, è che gli appartamenti sono in vendita, vanno da 85 a 220 mq e saranno conclusi in circa 2-3 anni di lavori (iniziati pochi mesi fa): per saperne di più e visionare i locali chiamate il 3806406719.
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UN PO’ DI STORIA
Riprendiamo il passato dal testo “Ernesto Nathan e la sua villa all’Antella”, edito nel 1997. Il nome di Villa Monna Giovannella deriva probabilmente da Madonna Giovannella, la moglie di Giotto Peruzzi, che nel XIV secolo aveva fondato nelle vicinanze una cappella: sappiamo con certezza che nel 1583, dove oggi c’è la villa, era presente soltanto un tabernacolo. E’ proprio la famiglia Peruzzi, legata ad Antella, a commissionare la realizzazione del complesso.
Villa Monna Giovannella, però, è legata anche alla storia di un personaggio affascinante, parliamo di Ernesto Nathan, uomo politico di religione ebraica che ebbe notevole importanza durante il Risorgimento, anche sindaco di Roma tra 1907 e 1913. La madre di Nathan fu amica e collaboratrice di Mazzini e di Garibaldi, lo stesso intellettuale ebraico condivise le idee mazziniane.
Nel 19 settembre 1877 Ernesto acquistò all’Antella la villa e l’annessa fattoria denominata Monna Giovannella che tenne fino al 5 aprile 1914, alla vigilia della sua partenza per gli Stati Uniti. Non è noto il motivo di tale acquisto se non l’amore per la natura di Ernesto Nathan e qui, ai tempi, eravamo in aperta campagna: l’uomo fu tra i fondatori della Società Dante Alighieri e si battè per il raggiungimento dell’Unità d’Italia. Spirito fortemente anticlericale, fu intellettuale e politico dalle idee notevolmente all’avanguardia per l’epoca (a dirla tutta, anche per l’attualità…): nel suo ruolo di sindaco di Roma propose una regolamentazione della prostituzione per far cessare “l’ignobile sfregio della dignità femminile ed alla libertà umana”, promosse la costruzione di case popolari e sostenne la cooperazione con aiuti finanziari, supportando le Società Cooperative. Considerava la cooperazione come il vero comunismo: pensate che, a fine ‘800, affermava i principi per valorizzare la piccola proprietà agricola, per abolire il dazio e per ottenere una giornata lavorativa non superiore alle otto ore. Sostenne anche la possibilità del divorzio. Morì nel 1921, all’alba del fascismo.
Dopo i Nathan la fattoria passò di proprietà ai fratelli Abramo. Poi a Rodolfo Candi, a Sebastiano Sernagiotto e all’antiquario Frederick W. Obsner fino all’8 gennaio 1931. In questa data venne acquistata dal consiglio provinciale dell’economia di Firenze che si impegnava a cederne l’utilizzo all’Istituto Superiore Agrario Forestale. “La forestale”, così come veniva chiamata la villa, mantenne tale epiteto anche dopo il 1936, quando venne trasformata in facoltà di agraria dell’Università di Firenze. Nel 1984 cambiò la ragione sociale in “Centro Agricolo Sperimentale Monna Giovannella” gestito sempre dalla Facoltà di Agraria di Firenze, con convenzione fino al 2008 e fu un grande centro scientifico di interesse nazionale. E’ in stato fatiscente dal 2000, in quella che per molti è rimasta un’università abbandonata.
Oggi la struttura ha riacquistato la sua vecchia destinazione ad uso abitativo e verrà ripopolata: la ristrutturazione, dato l’intervento della Sovrintendenza, provvederà a restaurare gli affreschi presenti nelle varie stanze della villa e dell’oratorio, preserverà elementi architettonici originari e ne ricostruirà di altri, come il pozzo in pietra che si trovava all’interno della corte, al centro della villa.





