La mostra è allestita presso la Pubblica Assistenza Tavarnuzze in Via della Repubblica, 70 a Tavarnuzze e sarà aperta al pubblico dalle ore 10:00 alle 13:00 e nel pomeriggio dalle ore 15:30 alle ore 18:00.
La memoria della Shoah attraverso lo sport: uno sguardo inedito su quell’inferno, una prospettiva diversa per ricordare l’orrore del Nazifascismo, dell’Olocausto, dei campi di concentramento. Ottant’anni fa, tra i deportati sui treni della morte, c’erano anche loro: sportivi professionisti e campioni già affermati che, tuttavia, perdevano la loro identità agonistica una volta rinchiusi nei lager italiani e tedeschi.
Smettevano di essere calciatori, boxer, rugbisti per tornare semplicemente lavoratori, falegnami, meccanici, numeri di matricola utili all’interno dei lager come pura manovalanza: la ricostruzione delle loro vite è diventata una ricerca approfondita e preziosa realizzata da Barbara Trevisan, docente di scuola secondaria di primo grado i cui genitori si conobbero proprio all’interno di un campo di concentramento, ideatrice e curatrice del progetto.

Giovedì 25 Gennaio, a 48 ore dalla Giornata della Memoria, la mostra “Campioni nella Memoria” è stata inaugurata alla Pubblica Assistenza di Tavarnuzze dove rimarrà visitabile fino alle ore 16:00 del 3 Febbraio, con l’intervento di Tiziano Lanzini, Vicepresidente di ANED.
Barbara Trevisan, giovedì scorso, per prima ha preso la parola all’interno della cerimonia d’inaugurazione, molto partecipata da Istituzioni e cittadinanza:
“La mia mostra è dedicata a tutti gli atleti deportati in campi di concentramento, di qualsiasi sesso, nazionalità, lingua e religione. Mi sono aiutata attraverso archivi messi a disposizione da ANED, web e contributi bibliografici: una ricerca diventata per me spasmodica, supportata dal Comune di Scandicci e dal sindaco Sandro Fallani, infine diventata mostra per la prima volta il 27 gennaio 2013 alla Scuola secondaria di primo grado Altiero Spinelli (dove Barbara insegna)”.
“Pensavo rimanesse un qualcosa di circoscritto, invece “Campioni nella Memoria” è diventato un progetto nazionale ed è stata esposta dal Trentino alla Calabria, a Trieste come a Salerno. Oggi è a Tavarnuzze e successivamente sarà a Como. Questa ricerca accende i riflettori su una parte sconosciuta dell’Olocausto e fa rivivere, nella loro dimensione e dignità sportiva, molti atleti internati.”
Come, per esempio, Carlo Castellani che i più conosceranno perché a lui sono intitolati lo stadio di Empoli e quello minore di Montelupo: Castellani, nato nel 1909, ha giocato in serie A nel Livorno e poi nell’Empoli F.C., diventando il marcatore più prolifico nella storia della squadra toscana (record detenuto fino al 2010/11). Carlo fu arrestato a Montelupo Fiorentino tra il 7 e l’8 marzo 1944 poichè di famiglia antifascista, detenuto presso la caserma dei carabinieri di Montelupo e successivamente presso le Scuole Leopoldine di Firenze; deportato a Mauthausen l’11 marzo del 1944, registrato con il numero di matricola 57026 e classificato come “Schutz” (detenuto politico). Infine trasferito a Gusen, dove è stato ucciso il 14 agosto del 1944.
Queste e numerose altre storie di atleti deportati sono il filo rosso che tiene insieme la mostra “Campioni nella Memoria“: alla Pubblica Assistenza di Tavarnuzze sono 37 i pannelli fotografici stampati ed esposti, arricchiti da una serie di cimeli sportivi che appartengono di diritto alla storia dello sport, come guantoni e scarpe da boxer, biciclette d’epoca, palloni di 80 anni fa, altri reperti di un mondo lontano, di cui dobbiamo preservare la Memoria.

La stessa che più volte è stata citata dagli interventi dei presenti e che oggi, in questi tempi nostalgici e drammaticamente “commemorativi” (con tanto di giustificazioni politiche e, ahinoi, legali), rischia di essere celebrata nel senso sbagliato: sono intervenuti il sindaco di Scandicci Sandro Fallani che per primo ha creduto nel progetto, legato da amicizia e stima per Barbara Trevisan; il sindaco di Impruneta Riccardo Lazzerini, il consigliere regionale Massimiliano Pescini, il dirigente scolastico del Comprensivo di Impruneta Marco Poli – perché anche la scuola è parte della società civile e non una bolla di sapone -, il rappresentante Unione Nazionale Veterani dello Sport Paolo Allegretti, il presidente ANPAS Nazionale Niccolò Mancini. Arrivati nel corso della cerimonia e prima del taglio del nastro anche il sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Casini e l’onnipresente governatore della Regione Toscana Eugenio Giani.
A presentarli uno per uno è stato Pietro Giannelli, presidente della Pubblica Assistenza di Tavarnuzze. In sala anche Matteo Aramini, consigliere comunale di Impruneta con ruoli di responsabilità all’interno dell’associazione tavarnuzzina.
La mostra fotografica “Campioni nella Memoria” è davvero interessante, nei contenuti e nell’idea di fondo che l’ha motivata: parla del veicolo sociale che più abbatte barriere e differenze, ovvero lo sport, nel periodo storico più oscurantista e criminale del nostro Novecento.
Una metafora sportiva citata da Niccolò Mancini nel suo intervento, più di altre, è calzante: la Memoria della Shoah, che temporalmente si allontana sempre più, ha bisogno di tutti noi affinché “il passaggio del testimone” possa esser trasmesso alle generazioni future.




