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Luccicante e…vuoto. Il pomeriggio di Natale a Greve, visto da Marco Cappelletti: “Chianti Christmas Horror Show”



“Chianti Christmas Horror Show”.
Condividiamo testo e scatti del fotografo grevigiano Marco Cappelletti, perso in un paese, il suo, che non riconosce più. Vuoto, senza persone. Il Natale immortalato senza colori, che luccica ma di fatto è contenitore vuoto. Un pensiero che rimbomba sull’eco del Chianti nel giorno più festivo dell’anno ma che, di fatto, rischia di espandersi geograficamente e temporalmente: la periferia, anche a sud di Firenze, che si svuota, i commercianti storici che chiudono, le botteghe di artigiani che lasciano spazio a immobiliari e banche, l’esaltazione del Chiantishire e l’offerta turistica come unico volano economico. Come uscire da questo loop?

Il racconto di Marco Cappelletti:

“Tardo pomeriggio di questo Natale, ho voglia di scattare qualche foto diversa, scendo in paese, parcheggio e mi incammino verso la piazza, la luce si propaga per la via che mi porta dentro ma il Natale non lo sento, non mi arriva, piazza centrale vuota, completamente, un padre annoiato con una bimba piccola che gira ipnotizzata attorno al tecno-ipercontemporaneo superluminoso albero di natale, stiloso, molto, quanto freddo, quattro turisti probabilmente perduti quanto me, e poi niente… Non so se sono io, ma di natale non sento niente, non sento niente nemmeno del mio paese, mi sento estraneo anzi no, riconosco mura, colonne archi e spigoli e finisco per sentirmi proprio respinto.Giro, scatto, tutto sembra un set cinematografico senza attori, è disturbante, l’atmosfera somiglia a quei sogni strani, quelli nei quali si riconoscono ambienti familiari, ma nonostante la familiarità tali ambienti li percepisci inspiegabilmente ostili. Un paese fantasma, cosa è successo in così poco tempo? Non era poi così tanto che non entravo in piazza , tutti quei dehors, tutti quei tavoli vuoti, non c’è nessuno.. ma dove sono i paesani? E adesso? Adesso chi c’è dietro quelle porte? O peggio… cosa ? E quei mostri immobili come statue, chi ha lasciato che entrassero? Per quale ragione? Devo andare via da qua, devo uscire, mi sposto, allargo il giro fuori dalla piazza, ancora silenzio totale, non un rumore oltre a quello delle auto che transitano la via chiantigiana con indifferenza, tutto vuoto, non sono neppure le sei e mezza del pomeriggio di Natale e non c’è nessuno!

Giro, arrivo alla piazza nuova. Addobbata con lo stesso stile, al centro una struttura di led crea l’immagine di un grosso pacco regalo, il pacco ha un magnifico fiocco un curioso ingresso ed una curiosa uscita… Ho capito!!!È il fulcro della storia, il culmine, è ciò che è successo al paese, è rappresentato davanti a me, il paese è stato trasformato in un luminoso, attraente, ipnotico grande pacco regalo nel quale si può entrare da un lato ed una volta all’interno lasciarsi affascinare dalla appariscente superficie per poi, spogli, uscire dall’altro. Ma è ovvio! Colpiti da cotanto splendore, ipnotizzati, inconsapevolmente si spenderanno molti soldi: è questo il fine dei signori che controllano l’inquietante luna park che è diventato il mio paese. Una crudele trappola. Devo uscire da questo incubo…E so come. Esiste ancora un passaggio per la realtà, anzi due, il vecchio cinema che resiste stoicamente alla terribile mutazione e soprattutto la Casa del Popolo, uscita sicura e certa da tutta questa terribile storia. Sono aperti entrambi, c’è persino gente. Incredibile…esistono ancora cittadini di Greve! Spero che le due porte resisteranno nel tempo, sono le uniche speranze del paese contro la trasformazione in pacco totale. Che incubo!!

La Casa del Popolo, rifugio dall’”incubo” di Marco






 

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