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Alle origini di bomber Tumminaro: “I miei gol per far divertire la Settignanese”

Attaccante di razza, giocatore ultraconosciuto nel folto dilettantismo fiorentino, ghepardo d’area di rigore. Paolo Tumminaro, classe 1990, è lo spauracchio delle difese della Prima Categoria ormai da diversi anni. Prima con la maglia della Rondinella, poi con il Firenze Sud, ora con la Settignanese, è un punto di riferimento offensivo e uno dei migliori bomber dell’area fiorentina. Gli anni passano, ma lui resta “on fire“, come dimostra la tripletta realizzata ieri contro la Grevigiana: “Abbiamo affrontato una squadra di tutto rispetto. Dopo aver sbloccato la gara è stato tutto più facile. La tripletta? Merito dei compagni che riescono a cercarmi in area. Farne tre in una gara è super emozionante: fa sempre bene al morale”.

Quale dei tre gol è stato il più bello?
“Quello che è nato da una punizione laterale. Sono arrivato in corsa tagliando in mezzo all’area e ho preso bene il tempo al difensore. Per una punta è il massimo”.

A quante triplette siamo, contando anche questa?
“Non saprei, non ho tenuto il conto con totale precisione. Ma so che mi sto avvicinando ai 250 gol in carriera: quello è un conteggio che sto tenendo con più attenzione e posso dire che ci siamo quasi”.

Che cosa rappresenta per te questa squadra?
“Un punto di riferimento e un bel gruppo di amici. Quando sono venuto via dal Firenze Sud ho trovato qua grande organizzazione e ho subito capito che sarei rimasto per un bel po’. La società ci tiene a far bene, quest’anno è stata costruita una rosa che non vuole nascondersi e vorrebbe provare a vincere il campionato“.

Chi può rovinarvi la festa?
“Il girone di Firenze è sempre importante. Abbiamo incontrato squadre come Cubino e Affrico, che giocano da tanti anni insieme e vanno a memoria: loro sono le favorite insieme a noi. Ma credo che chiunque proverà a renderci la vita difficile”.

Come ti sembra il livello della Prima Categoria rispetto agli ultimi anni?
Il livello del gioco è calato. Ci sono sempre più giovani, anche perchè i soldi stanno mancando e non si vanno a ingaggiare giocatori di categoria superiore. E’ però aumentata l’intensità, la corsa, e anche questa è una conseguenza del cambiamento a favore dei giovani”.

Meglio prima o meglio ora?
Meglio ora, forse“.






Ti sei fissato un traguardo da raggiungere?
“Ogni anno me ne prefiggo almeno venti. Spero di arrivarci anche a questo giro”.

Che ricordi hai del tuo passato al Firenze Sud e alla Rondinella con cui sei esploso in Prima Categoria?
“Ricordo con piacere la Rondinella, ma vorrei menzionare soprattutto il Firenze Sud: una formazione che mi ha fatto tanto crescere nonostante da fuori in molti la considerassero solo come una squadra che doveva lottare per non retrocedere. Sono stato molto legato a Giovanni Simonetti, un dirigente che ha fatto tantissimo per me e che ci tengo a rammentare. L’ho poi ritrovato qua alla Settignanese: qua sto bene, c’è un gruppo di livello. Ho avuto richieste anche da altre società, ma penso che alla mia età sia più importante cercare stabilità”.

Hai dei rimpianti per come è andata la tua carriera?
Sì, avrei fatto scelte diverse in termini di impegno e presenza quando giocavo in Serie D. Quando si è giovani si sottovalutano certi aspetti: avrei dovuto metterci più serietà e forse la storia sarebbe stata diversa. Ma va bene così: la mia carriera mi ha comunque regalato tante soddisfazioni”.

Quali gol porti nella memoria e nel cuore?
“Il gol più bello è arrivato in Serie D. Ricordo che contro la Massese a 17 anni feci una doppietta da subentrato. Erano i miei primi gol in categoria”.

In tanti pensano che il Covid abbia dato una spallata quasi mortale al calcio dilettantistico. E’ davvero un movimento sul viale del tramonto?
“Non è certamente un movimento che sta andando a morire. Posso dire che il Covid gli ha dato una mazzata, ma noi da buoni Dilettanti appassionati non faremo mai mancare il nostro impegno, così come gli allenatori e gli addetti ai lavori: la nostra motivazione non calerà mai, questo è certo. Pesa anche il fatto che ci siano meno soldi: è una conseguenza del momento. Ma non vedo diminuita la voglia di fare calcio”.






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