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Via Mariti, cosa sappiamo a due anni dalla tragedia del cantiere di Esselunga. Chelli (FdI): “L’idea del parco è sbagliata”

16 febbraio 2024, ore 8:52. Sono passati poco più di due anni da quel boato che ha squarciato la giornata e purtroppo le vite di tante, troppe famiglie. La tragedia di via Mariti è ancora fresca nella memoria dei fiorentini, che la scorsa settimana si sono radunati davanti al cantiere “fantasma” per onorare la memoria dei cinque morti che lavoravano alla costruzione di un nuovo centro Esselunga. Luigi Coclite, Mohammed El Farhane, Taoufik Haidar, Bouzekri Rahimi, Mohamed Toukabri. Sono questi i nomi che ancora risuonano nelle orecchie della città di Firenze, teatro di uno dei tantissimi incidenti sul lavoro del nostro Paese. Ma cosa ne sarà del “buco vuoto” rimasto fra la suddetta via e il quadrilatero fra via Giovanni da Empoli, via Giovanni dei Marignolli e via del Ponte di Mezzo.    

Per onorare la memoria dei caduti e fare chiarezza sul più grande cantiere abbandonato del quartiere 5, abbiamo contatto il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Matteo Chelli.

“Matteo, un ricordo per le vittime della strage”

Parlo a nome mio ma di tutto il gruppo FdI, siamo ancora addolorati per quella tragedia. Ancora ce l’abbiamo tutti bene in testa. E tutto ciò che si può fare a livello locale, ma anche nazionale, per migliorare le condizioni di lavoro, per fare in modo che tragedie del genere non si ripetano di nuovo, lo dobbiamo fare. E da parte nostra c’è la massima collaborazione – su questo – con l’amministrazione comunale per eventuali iniziative da intraprendere in tale direzione. La tragedia di via Mariti è come una spartiacque per la nostra città perché ha colpito tutti i cittadini nel profondo e non può restare un caso isolato. Da qui deve nascere un’azione pro attiva”.

“In passato si è parlato tanto dell’ipotesi di creare un parco pubblico al posto di un centro commerciale. Cosa ne pensi a tal riguardo?”

L’ipotesi del parco l’ho criticata in passato e lo faccio tutt’ora. In quell’area esiste un piano attuativo in vigore, fino a prova contraria, su cui si può discutere ma – dal mio punto di vista – è una contraddizione in termini sostenere che dopo un incidente allora lì non si possa continuare a costruire un’opera privata, bensì uno spazio pubblico. Ed io faccio la domanda al contrario: “Se si fosse verificato un incidente sul lavoro durante la realizzazione di un’opera pubblica, allora cosa avremmo fatto?”. Un’opera privata? Non mi sembra ecco che questo sia il modo giusto per ricordare e onorare la memoria di persone che non ci sono più. A mio giudizio, bisogna trovare una soluzione per far sì che quelle perdite non siano state vane e che possano essere l’elemento in grado di far riflettere l’amministrazione su quanto sia importante garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro. Allo stesso tempo, però, è fondamentale che uno spazio del genere così esteso, abbandonato al degrado per tanti anni, possa tornare a rifiorire. Un’area più curata, più valorizzata è il modo migliore per tenere insieme le varie esigenze, che sicuramente sono cambiate da due anni ad oggi”.

“Parlando del futuro, prossimo – si spera, ndr – cosa ne sarà del cantiere abbandonato?”

Non ho notizie in merito agli sviluppi futuri del centro Esselunga. So che l’azienda ha riqualificato – a proprie spese – via Giovanni da Empoli, però ad oggi io non ho certezze che ci possa essere un ripensamento o un cambio di volontà. Penso che questo dipenderà molto dall’esito dell’indagine e da quelli che saranno gli sviluppi giudiziari. Sta di fatto che, sentendo la cittadinanza residente, ciò che ai più preme è ritrovare uno spazio da valorizzare ed utilizzare. Altrimenti resterà uno scheletro di cemento, vuoto, enorme all’interno di un quartiere residenziale che per troppo tempo ha vissuto periodi di incertezza caratterizzanti da episodi di micro criminalità e spaccio”.

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