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Una farsa infinita






Alla metà dell’Ottocento Karl Marx, per riferirsi al tentativo di Luigi Napoleone Bonaparte di restaurare il sogno imperiale dello zio Napoleone I, scelse queste parole: “La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”.

Se il vecchio Marx fosse ancora in vita e domiciliasse dalle parti di Impruneta, probabilmente dovrebbe rivedere tale giudizio: la storia, a volte, nasce come farsa e prosegue sulla stessa linea, e a dimostrazione di ciò vi è quella sublime pagliacciata nota come “progetto Sassi Neri”.

Una componente tragica in realtà vi è stata in origine, poiché per avviare il proprio progettone la prima giunta Calamandrei nel 2014 chiuse ben due scuole ad Impruneta, la materna e la media, lasciando una ferita profonda nel tessuto socio-economico del capoluogo; se le medie non sono più tornate, l’asilo è stato riaperto nel 2019 dopo l’ultimatum del Consiglio d’istituto, ma in maniera parziale e senza toccare il tetto, perché l’obiettivo “è andare presto nei nuovi plessi”.

E qui riprende la farsa di un progetto mai nato, divenuto più mitologico del Tav o del Ponte sullo Stretto, per il quale ai problemi economici si sono legati problemi di terreno, progetti e bonifica; un’utopia che è divenuta il progetto di legislatura del Calamandrei bis, ma che al momento pare destinata a rimanere il folle miraggio che è sempre stata.

Se si vuole allontanare la tristezza e farsi grasse risate, basta ripercorrere le dichiarazioni del Sindaco negli ultimi sei anni: “i nuovi plessi saranno pronti per il settembre venturo”, affermava sicuro nel 2014; “si parte ad agosto, voglio andare in vacanza a cantiere partito!”, annunciava tronfio in una memorabile intervista su questo giornale nell’aprile 2016; “il progetto ha finalmente gambe concrete, molti dovranno ricredersi”, tuonava nel dicembre dello stesso anno dopo la notizia del finanziamento del Cipe.

In mezzo a questi annunci mirabolanti, una parola ha sempre risuonato con vigore: sogno. Il nostro primo cittadino ha costantemente ricondotto il progetto scuole, in ogni sede e con ogni mezzo, ad una dimensione onirica tanto bella quanto irreale, dimenticandosi che un amministratore deve guardare prima di tutto alla concretezza e al benessere dei cittadini. Ad Impruneta invece si è messo il carro davanti ai buoi, e si sono chiuse scuole e spostati ragazzi senza avere alcuna certezza in merito ai nuovi edifici, se non nella cieca propaganda di un Sindaco che anno dopo anno si è sempre più allontanato dalla realtà per chiudersi in una dimensione autoreferenziale e presuntuosa.

Partito sin da subito nelle ombre e nei dubbi, con quella famigerata convenzione con la F.P. Spa poi stralciata nel 2017, il sogno Sassi Neri è divenuto un incubo, o se si preferisce una barzelletta che ha messo in ridicolo il nostro Comune a livello regionale. Il Collettivo Giovani si è sempre opposto con tenacia a questa follia (si veda ad esempio il primo articolo in merito da noi scritto su questa rubrica, nell’aprile 2016), trovando su questa linea anche le forze di opposizione di oggi e di ieri, prima che quest’ultime saltassero il fosso per convenienza elettorale calpestando anni di battaglie.

Il Coraggio di Cambiare, che fino al 2018 definiva come “un dramma”, “un disastro annunciato” la gestione scuole dell’allora maggioranza, promuovendo anche ricorsi al Tar contro il progetto Sassi Neri e la convenzione con la Pesci, è divenuto il cagnolino scodinzolante del Sindaco e delle sue politiche: un posto al sole val bene la coerenza. Non una parola dunque viene più proferita dal Cdc sui nuovi plessi, sperando forse di mettere così la testa sotto la sabbia e scaricare tutta la responsabilità sul Sindaco, ma dimenticandosi che voti come quello contrario in merito al rifacimento del tetto di via Roma nell’ultimo consiglio comunale costituiscono un concorso di colpe diretto nella promozione dell’utopia Sassi Neri.

La quale continua ad andare avanti per inerzia, con la speranza magari da parte della Giunta di soldi a pioggia dal governo degli amici nell’ambito dei finanziamenti per la scuola post Covid. Chi visse sperando non fece una bella fine, come dice il vecchio proverbio. Soprattutto non la farà Impruneta, la cui edilizia scolastica è dal 2014 sacrificata sull’altare di un fallimento che ha molteplici inassolvibili responsabili.






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