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Un fiorentino sui campi dell’Emilia Romagna! Il portierone Fabrizio Innocenti si salva con il Saliceta: “Dedicato a mio figlio Lorenzo”

Un fiorentino sui campi dilettantistici emiliani, a portare centimetri e spalle larghe, esperienza da vendere (anche genitoriale), solidità in campo…e fuori. Sa di impresa sportiva quella che ha determinato la rocambolesca salvezza del Saliceta, squadra modenese di Seconda categoria, dove ha militato per gli ultimi mesi di stagione un portiere di nostra conoscenza, l’ex Grevigiana (e non solo) Fabrizio Innocenti. 

Schierato titolare a girone di ritorno avviato con la sua squadra ultima in classifica, si è ritrovato assieme ai suoi compagni e uno staff eccezionale ad agguantare un playout insperato, vinto nella doppia sfida andata e ritorno in un derby infuocato contro la limitrofa Villa d’oro. Squadra, quest’ultima, che poco prima di Natale era arrivata in finale di coppa provinciale di categoria. Ma riavvolgiamo il nastro della stagione, a colloquio col diretto interessato.

Fabrizio, le annate senza soffrire sembra non facciano per te. Da San Godenzo a Greve in Chianti, passando per la friulana Saronecaneva, anche domenica scorsa è stato aggiunto un prestigioso tassello a questo mosaico di imprese sportive…

“Diciamo che quando ti salvi, soffrendo molto, è sempre bello. Si creano dei rapporti umani difficilmente rintracciabili in stagioni in cui vinci, per non dire stravinci un campionato, come per l’appunto mi è successo lo scorso anno. A San Godenzo e a Greve si faceva la Prima, a Sarone la Promozione ma, ripeto, in certi momenti la categoria passa in secondo piano. E al termine di questa doppia sfida di playout ero felice come le altre volte, se non di più. Visti anche i miei prossimi trentaquattro anni…”

Come nasce la tua stagione calcistica?

“Ho iniziato la stagione alla Modenese, in Prima categoria. Era il mio terzo anno con loro. Avrei voluto chiudere la carriera lì, ma alcune frizioni tecniche e societarie mi hanno portato a farmi da parte, e il 27 ottobre mi sono ritrovato, per mia scelta, senza squadra. Mai avuto un momento di pentimento, ma comunque mi trovavo in mezzo a una via.”

Poi cos’è successo?

“Quello che doveva succedere. Mi sono preso qualche giorno per sbollire, e ho ripreso ad allenarmi da solo. Andavo a correre nei parchi. Modena ne è gremita. Solo che, sai, in questa città – a detta di chi se ne intende – se non ti conoscono non è semplice riaccasarti da qualche parte, per cui mi sono arrangiato così: ho chiesto a un amico di farmi da tramite per potermi allenare con la Polisportiva Saliceta, una realtà modenese in cui si allenano svariate squadre del Modena, e da cosa è nata cosa.”

I numeri dicono questo: 8 punti conquistati dal Saliceta nel girone di andata, il doppio esatto nel girone di ritorno. E tu sei stato buttato dentro alla sedicesima giornata in un campionato con appena ventisei gare. Se la rimonta della tua squadra non è un miracolo, poco ci manca. Ci descrivi i tre momenti topici del tuo campionato?

“Allora, premesso che il Saliceta non andava male, prima del mio arrivo, per colpa dei portieri, ti dico che nel percorso che ho potuto espletare quest’anno, con questi colori, il momento più significativo è stato proprio l’esordio. Saliceta-Concordia. Due squadre ultime a 9 punti che già si giocavano la vita, sportivamente parlando. Io ero diventato padre da circa dieci giorni, e quindi mi allenavo e mi sono allenato anche dopo quando ho potuto grazie all’intelligente comprensione di una società dove non girano rimborsi spese, ma tanta serietà e buon senso.”

Esordio col Concordia vinto per 1-0, poi…

“Esatto. Poi, altro momento chiave, il pareggio casalingo per 1-1 con la capolista di allora, il Carpine. La mia miglior partita stagionale, dopo che venivamo da un periodo piuttosto buio. Ed infine la vittoria per 0-1 contro la lombarda Rapid Viadana, a quattro giornate dalla fine del campionato, che ha combaciato con la prima vittoria in trasferta della mia squadra e con la prima, ma non ultima volta in cui, su mia docile ma onesta richiesta, la squadra (chi ha voluto far parte della cosa) ha pranzato assieme a sue spese prima della partita. Da lì è stata pura poesia…”

I playout come sono andati?

“Abbiamo vinto 0-1 in casa della Villa d’oro, trovando un clima rovente, ma giocando una partita tatticamente quasi perfetta. Partita condizionata da un intervento importante che ho avuto la fortuna di compiere nel secondo tempo.”

Il ritorno invece?

“Un 2-2 soffertissimo. Deciso a tempo scaduto dal nostro giocatore più importante, il classe 1994, ex Poggibonsi, Manuel Morra. Un tipo che nelle giovanili del Sassuolo giocava in coppia di attacco con un certo Domenico Berardi.”

A chi dedichi questo traguardo?

“A mio figlio Lorenzo, che mi ha dato una carica incredibile e che ogni giorno sempre di più mi riempie il cuore di gioia. E a mia moglie, perfetta e collaborativa nel consentirmi di portare avanti l’impegno col Saliceta nella miglior maniera possibile.”

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