Articolo a cura di Elisabetta Guerrini e Lorenzo Topello
Anche nel mattino più placido, quello scandito dalla pioggia, Viale Giannotti è invaso da un rumore impossibile da ignorare. Non tanto (o non solo) i lavori della tramvia, quanto soprattutto il cartello che campeggia davanti a uno dei cantieri: “Ultimazione lavori 30 ottobre 2026″. Il che porta a diversi corollari: non solo i tempi saranno decisamente più lunghi di quanto inizialmente previsto nel cronoprogramma, ma sono più i disagi dei sorrisi. Soprattutto se si chiede ai numerosi commercianti dell’area. Per qualcuno di loro tramvia farà tristemente rima con rischio chiusura.

Ci accolgono con un sorriso tirato, perché la voglia di raccontarsi è inversamente proporzionale ai clienti ricevuti nelle prime ore della giornata: “Che volete farci, mancano ormai anche i parcheggi…”, sentenzia uno dei commercianti. Sono diminuiti sensibilmente: da 150 a 100. Diversi dei quali occupati chiaramente da chi a Gavinana è residente. Accendiamo il microfono e ascoltiamo le testimonianze dei proprietari dei negozi: “Quel che ci turba profondamente non sono soltanto le difficoltà economiche attuali delle nostre attività, legate all’avanzamento dei lavori e alla cantierizzazione, ma anche il timore di un futuro per noi oscuro e incerto persino una volta completata l’opera tramviaria”.
Paura e incertezza. In quantità industriale: “Ad oggi problemi per noi sono tangibili e dipesi da svariati fattori, tutti connessi l’uno con l’altro: in primis, con l’avvio dell’opera di cantierizzazione abbiamo sperimentato come la riduzione della sede stradale, con le conseguenti diminuzione dei parcheggi e deviazione del traffico urbano, abbia inciso gravemente sulle nostre attività commerciali. Conseguenza: i cali di incasso notevoli. Perché la clientela non raggiunge più con facilità i nostri negozi e sicuramente non ci riuscirà neppure a opera finita. Ma secondo voi uno dei nostri clienti dal Valdarno verrà seriamente in tramvia?”.

“Qua siamo in ginocchio, rischiamo la chiusura” spiegano gli esercenti. Delusi anche dai tempi: “I lavori hanno disatteso le tempistiche dei cronoprogrammi. Avevamo deciso di non spostare la sede delle nostre attività perché eravamo fiduciosi di vedere l’opera completata nei tempi previsti, abbiamo investito nell’acquisto di nuova merce, che speravamo di poter tornare a vendere a una rinnovata e più abbondante clientela. E invece eccoci ancora col cantiere in pieno svolgimento. Con un quartiere che, una volta completato il rinnovamento, sarà difficilissimo da raggiungere in auto”.
Rassegnazione e rabbia: “C’è di più: temiamo che la rete tramviaria non ci offrirà in seguito la possibilità di ampliare la nostra clientela, ma che anzi importerà nel nostro quartiere solo un generale clima di insicurezza. Stiamo andando verso una progressiva decommercializzazione dell’area, poiché né le difficoltà presenti né le prospettive future ci fanno pensare che il nostro quartiere tornerà ad essere ancora quel luogo familiare e vivace che conoscevamo fino a qualche anno fa”.

Tentativi di confronto con l’amministrazione? Tanti ma infruttuosi: “Nonostante siano stati organizzati e promossi incontri con i rappresentanti comunali, ad oggi non possiamo dire di sentirci sereni: ci sembra di essere stati lasciati da soli ad affrontare dei cambiamenti radicali che appaiono essere stati sottovalutati, e di cui ancora ci si attarda a prendere coscienza. Il problema non è solo il ritardo dei cantieri: manca una progettualità vera da parte dell’amministrazione comunale nella gestione dell’opera. Infatti, quand’anche nella zona di Gavinana e Viale Giannotti l’opera venisse completata, la tramvia non risulterebbe impiegabile a causa dell’inspiegabile stallo dei lavori di riqualificazione del Ponte da Verrazzano. Sarebbe ancora inutilizzabile. Al termine di quest’anno, per noi estenuante, non ci attenderà una linea tramviaria funzionante, ma un progetto sospeso fatto di chilometri di binari inutilizzati. La Costituzione garantisce il diritto al lavoro, eppure questa situazione di stallo ce lo nega”.
E allora una serie di richieste da muovere a gran voce verso Palazzo Vecchio: “Quel che chiediamo non è necessariamente la sospensione del progetto in sé, ma una sua gestione più attenta, responsabile e inclusiva da parte del Comune, che sappia prevedere, comprendere e far fronte agli effetti negativi che noi commercianti, insieme ai residenti della zona, stiamo sperimentando e temiamo di sperimentare in un futuro non troppo remoto. Cosa chiederemmo? Nuove aree di parcheggio, aiuti economici alle aziende, trasparenza nelle reali tempistiche di completamento dell’opera e certezza di una futura gestione adeguata degli spazi pubblici, volta a garantire la sicurezza dei suoi abitanti e dei suoi lavoratori. Sono le richieste che oggi, come ieri, avanziamo al Comune; perché, in fondo, tutto quello in cui speriamo è la possibilità di far parte di un progetto che riguarda il nostro stesso futuro, un futuro da cui però sembriamo essere esclusi”.




