(ANSA) La procura di Prato ha assegnato 60 giorni di tempo ai consulenti incaricati di consegnare una relazione sul deposito Eni di Calenzano (Firenze). Di conseguenza l’impianto resta sotto sequestro e rimangono interrotte tutte le attività di approvvigionamento, stoccaggio e distribuzione di carburanti e altri prodotti petroliferi.
E’ quanto si apprende dopo il primo sopralluogo tecnico tenuto stamani dagli inquirenti con gli esperti incaricati di redigere una relazione tecnica sull’impianto industriale. La stessa procura di Prato ha organizzato il lavoro dei consulenti suddividendolo in due collegi distinti. Uno è formato dagli specialisti di esplosivi (due professionisti, sono l’esplosivista Roberto Vassale e il chimico esplosivista Renzo Cabrino, entrambi operativi come periti nella strage di Capaci.), l’altro collegio è fatto da tecnici esperti di impianti industriale e di sicurezza sul lavoro (quattro periti).
Secondo quanto emerge la procura sta lavorando per individuare condotte attive o passive nel deposito, tali che abbiano eventualmente contribuito a cagionare il danno. Quindi, sempre secondo quanto si apprende ai margini dell’inchiesta, si profilano diverse, possibili, posizioni di garanzia. In particolare, emerge che gli inquirenti stanno cercando di comprendere sia i rischi generici sia i rischi specifici, ovvero quelli derivati dalla gestione e quelli dovuti all’attività nel cantiere, operazioni diverse, o svolte da chi gestiva l’area o svolte da operatori sul posto.
Sono tre corsie di carico, la 5, la 6, la 7 – dette baie, nel gergo merci – una vicina all’altra, quelle su cui si sta concentrando, secondo quanto appreso, l’interesse della procura di Prato per accertare le manutenzioni in corso la mattina dell’esplosione al deposito Eni di Calenzano (Firenze). Secondo un’ultima ricostruzione, la baia 6 è quella dov’è avvenuta l’esplosione; la corsia 7 è quella dove c’era un’autocisterna; alla baia 5 era prevista una manutenzione all’aspirazione dei vapori. Invece risulta che tra la corsia 6 e la 7 al momento dello scoppio era in corso una manutenzione a una condotta di carico dei carburanti. Inoltre, riguardo alla baia 5 è da stabilire, anche con l’ausilio dei consulenti, se la manutenzione era già iniziata quando c’è stata l’esplosione, o se l’intervento agli aspiratori di gas e vapori doveva ancora cominciare, come invece ha sostenuto l’Eni. Comunque sia, questa manutenzione straordinaria sul sistema di recupero dei vapori era prevista la mattina del 9 dicembre insieme all’altra alla condotta di carico dei carburanti, tra la corsia 6 e la 7.
I funerali di due delle cinque vittime
Saranno celebrati domani mattina, mercoledì 18 dicembre, i funerali delle due vittime lucane dell’esplosione nel deposito Eni di Calenzano, avvenuta il 9 dicembre scorso. Alle ore 10, a Sasso di Castalda (Potenza), sarà celebrato quello di Gerardo Pepe, di 45 anni; alle 10.30 a Cirigliano (Matera), quello del 50enne Franco Cirelli. Nei due piccoli paesi della Basilicata – Sasso di Castalda conta circa 700 abitanti, Cirigliano circa 300 – in occasione dei funerali, sarà proclamato il lutto cittadino.

Audizioni di inchiesta della commissione parlamentare da gennaio
Da gennaio la ‘Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro’, inizierà audizioni sull’esplosione del 9 dicembre al deposito Eni di Calenzano (Firenze). Lo ha affermato Tino Magni, senatore di Avs e presidente della Commissione, parlando coi giornalisti al termine della visita al deposito Eni di stamani.
“A gennaio – ha detto – inizieremo a fare le audizioni. In questi giorni siamo impegnati tutti al Senato, sulla manovra finanziaria. Si parte dalle parti sociali, che vuol dire Eni, e dai rappresentanti dei lavoratori”. Per Magni “il compito” della Commissione “non è di interferire su quello che farà la magistratura, sarà quello di audire tutti i soggetti che qui hanno degli interessi, quindi dall’impresa ai sindacati, i lavoratori, i vigili del fuoco. Il nostro compito è capire e fare in modo che si prevengano questi fatti, perché oggettivamente non se ne può più: bisogna mettere al centro la persona umana“. Ai cronisti che gli chiedevano del dibattito su una possibile, diversa ubicazione futura del deposito, il senatore ha risposto dicendo che “facciamo l’audizione” e “ascolteremo ovviamente i suggerimenti. Ho letto anch’io che in passato è stato dichiarato un posto a rischio, però finora non è stato fatto nulla. Non è che noi abbiamo una possibilità di imporre: abbiamo la possibilità di fare un’inchiesta e poi alla fine faremo una relazione, ovviamente, sulle cose che riterremo opportuno fare”.
