Lo striscione “Qui nessuno è straniero” è tornato a farsi leggere pubblicamente, seppur in una location diversa e meno oggetto a nuove rimozioni. Ma andiamo con ordine.
Ieri pomeriggio, martedì 6 settembre, gli studenti e le studentesse della scuola primaria Vittorio Veneto a Firenze, nel quartiere di Santa Croce, si sono ritrovati per rimettere nero su bianco quanto era stato rimosso il giorno prima. Facciamo la cronistoria: domenica, iniziativa spontanea degli alunni e dei loro genitori, assieme alla scuola, i giovani studenti fiorentini avevano appeso sul muro della struttura che frequentano quotidianamente lo striscione “Qui nessuno è straniero”; la frase era riferita al decreto legge del governo che impone un tetto del 30% di stranieri per ogni classe, calcolato su alunni che non hanno un percorso pregresso nelle nostre scuole e non conoscono l’Italiano. Una normativa che, inoltre, vieta di indossare burqa e niqab negli edifici scolastici e prevede altre misure, come i corsi di italiano per genitori stranieri che non lo parlano sufficientemente. Ma, a livello numerico, chi interessa questo decreto? Su 930.000 studenti stranieri presenti nelle scuole italiane, ovvero l’11% del totale, oltre il 65% è nato in Italia e, con tutta probabilità, non rientra nei criteri della legge (basati sulla conoscenza della lingua). In sostanza, su proiezioni svolte dal Politecnico di Milano, gli studenti da ricollocare in funzione del nuovo DL sono circa 300 in tutta la Nazione. In sintesi, parliamo del niente o, meglio, di una sterzata ulteriormente a destra che strizza l’occhiolino alla propaganda con l’intento, raffazzonato, di riacquistare consenso elettorale tra i nuovi adepti di Vannacci.
Tutto ciò ha innescato reazioni in varie zone dell’Italia, tra cui Firenze, con l’apparizione in più scuole di striscioni recitanti, appunto, la frase “Qui nessuno è straniero”. Tuttavia, la contro-reazione, ha portato a casi di sparizioni misteriose: il telo appeso alla primaria Vittorio Veneto è stato rimosso, non si sa per merito di chi, lunedì 5 ottobre. Da lì, l’iniziativa scolastica e studentesca-familiare si è spostata su un piano anche politico, base di partenza, del decreto. Il Comune di Firenze, nelle vesti del presidente del Q1 Mirco Rufilli e dell’assessora Benedetta Albanese, hanno promosso un nuovo momento di coinvolgimento di alunni e alunne per realizzare nuovamente lo striscione mentre, dall’altra parte della bagarre politica, i consiglieri di FDI Draghi e Gandolfo ponevano l’accento sull’impossibilità di esporre “stracci o striscioni”, denunciando ed in parte denigrando (con l’uso della parola straccio), l’iniziativa degli studenti: “Sulla facciata esterna delle scuole pubbliche italiane è obbligatorio, per legge, esporre le bandiere ufficiali, che rappresentano i simboli istituzionali dello Stato e della comunità internazionale. La normativa di riferimento (la Legge n. 22 del 5 febbraio 1998 e il successivo D.P.R. n. 121 del 2000) stabilisce che all’esterno degli edifici scolastici debbano sempre essere esposte il tricolore e la bandiera dell’Unione Europea. Sulle scuole pubbliche non è consentito affiggere simboli o messaggi politici, religiosi ed ideologici.”
Le dichiarazioni dei consiglieri d’opposizione, tuttavia, non hanno fermato la mobilitazione di questo pomeriggio, spostata direttamente in piazza Santa Croce sotto la sede del Quartiere 1 con la partecipazione dei rappresentanti delle Istituzioni suddette, di studenti e insegnanti. Ecco le parole di Rufilli: “Sono direttamente i bambini a rispondere a chi ha definito “straccio” lo striscione “Qui nessuno è straniero” tolto dalla scuola Vittorio Veneto. Definire “straccio” uno striscione realizzato da dei bambini è davvero disonorevole. Ma la risposta più bella, al di là delle parole e delle polemiche, è arrivata proprio dai bambini della scuola Vittorio Veneto e Pestalozzi, in centro a Firenze, che hanno visto togliere il loro manifesto “Qui nessuno è straniero”. Era un messaggio semplice, ma profondissimo: un invito all’uguaglianza, alla fraternità, all’amicizia e alla convivenza, valori che devono essere al centro della vita di una scuola e della nostra comunità. E così, quando lo striscione è stato tolto, sono stati ancora una volta i bambini a rimettersi in gioco: in tanti sono accorsi in piazza Santa Croce per ridisegnarlo insieme. Oggi quel messaggio torna a essere visibile a tutti, sulla sede del Quartiere 1. Credo che non ci sia risposta più bella alle polemiche: lasciare che siano i nostri piccoli cittadini, con le loro parole e i loro disegni, a ricordarci che nessuno deve sentirsi straniero e che una comunità è più forte quando sa stare insieme”.





