Continua la serie di interviste ai candidati consiglieri regionali alle prossime elezioni che si terranno il 12 e 13 ottobre: tocca ad Antonio Matteini, già noto alle nostre cronache per essere stato candidato sindaco di Bagno a Ripoli con Potere al Popolo, oggi candidato consigliere regionale nella lista Toscana Rossa a sostegno di Antonella Bundu.
Antonio Matteini, dove si candida e chi può votarla?
“Sono candidato nella circoscrizione di Firenze2, può votarmi chiunque viva nel Chianti e nel Valdarno Fiorentino, Mugello, Val di Sieve e naturalmente a Bagno a Ripoli dove vivo e svolgo principalmente la mia attività politica in Potere al Popolo.
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“Ho visto che alcuni parlano della possibilità di fare il voto disgiunto per ottenere qualche preferenza in più, ovvero votare per un candidato presidente e per una lista o un consigliere ad esso non collegati. Per quanto mi riguarda chiedo di non farlo: chi mette una X sul mio nome la mette sul simbolo e di conseguenza il programma di Toscana Rossa e di certo quel programma non lo realizzerà né Giani, né Tomasi. Siccome ritengo la politica una cosa estremamente seria e avendo un dignitoso lavoro anche nella remota ipotesi non fossi eletto, chiedo coerenza a chi deciderà di affidarmi la propria “x”.
Perchè ritiene che Eugenio Giani non sia più la persona giusta per governare la Toscana?
“Io credo che il problema non sia questa o quella persona, ma il Sistema di Potere di cui si fa vessillifero. Lui e molti altri come lui, sono amministratori non governanti. Governare è un’azione dinamica, amministrare no. Ma non potrebbe essere altrimenti: Giani è un personaggio che rassicura i piccoli e grandi potenti sui territori, non infiamma le folle; è il classico “uomo del fare”, fosse stato calabrese oggi sarebbe in Forza Italia, fosse stato veneto nella Lega. Se le urne vanno sempre più deserte è a causa di una politica fatta così. Ma in generale i personalismi in politica mi piacciono poco…vedo tutti i giorni i faccioni dei miei avversari stampati sulle fiancate dei bus e, insieme a una certa pena, mi suscitano una certa ilarità. Qualche anno fa venni chiamato il Giani di Grassina per l’abitudine che abbiamo entrambi dei tuffi invernali nei fiumi, quello glielo riconosco: ci vuole coraggio!”
Se sarà eletto…continui la frase.
“Farò una festa nazionale a Grassina! Poi, tornando seri, credo che il proposito più adeguato sia forse anche il più semplice da realizzare: continuare con coerenza a portare avanti le lotte in cui mi sono speso finora, solo – chiaramente – avendo a disposizione un megafono più performante che non sarà a disposizione mia, ma del Popolo che mi propongo di rappresentare.
Quali sono i punti salienti del suo programma elettorale?
“Il comunismo! Volendo argomentare meglio, direi che i punti salienti del nostro programma sono ciò che ci ha consentito di scalare la montagna della raccolta firme. Sono ciò che ha fatto percepire a tanti la necessità di proporre un’alternativa al partito unico del cemento, della guerra e degli affari. C’è un centrosinistra sceso in piazza per dirottare soldi verso il riarmo, togliendoli di fatto da istruzione, welfare e sanità; noi a questo diciamo un secco no e anzi, vogliamo invertire questo pericoloso processo che sta trasformando la Toscana in una sorta di macro armeria a disposizione dei deliri bellicisti di UE, USA e NATO. Guardate, sono tematiche che ora fa proprie anche il centrosinistra, lo fa a ogni campagna elettorale per poi chiudersi nella stanza dei bottoni e fare tutto il contrario: parla di ambiente e satura di cemento i nostri territori, parla di pace e fa passare sotto silenzio la realizzazione del comando NATO a Rovezzano, parla di sanità pubblica mentre ci toglie risorse favorendo un fiorire di strutture private, parla di lavoro e – perfino nel pubblico – si trovano contratti da servitù della gleba col benestare degli amministratori locali e regionali.
Ecco, abbiamo uno slogan “siamo quello che facciamo” è un grido di coerenza, chi governa questa Regione non sa cosa sia, prova ne è il fatto che si ricandida con una coalizione al cui interno c’è tutto il contrario di tutto. Per loro l’importante è restare al potere, per noi è esserci per darlo al Popolo.”
Quali sono le priorità del territorio che andrebbe a rappresentare?
Il territorio della nostra circoscrizione è ampio ed estremamente diversificato. Pensate che va da Palazzuolo sul Senio, Marradi a Figline, dalle porte di Firenze a territori lontanissimi dalla città. Parlo di Bagno a Ripoli: abbiamo l’ospedale con il secondo pronto soccorso più grande della Regione da poco inaugurato, non ha più un laboratorio analisi interno, ha una linea tramviaria costata un occhio della testa, che anzichè servirlo farà la spola tra Firenze e il Viola Park. Dall’amministrazione regionale a quella locale, c’è chiaramente una difficoltà nel mettere realmente il Popolo al primo posto.”
Ho preso un esempio emblematico di dinamiche che vediamo realizzarsi con costanza. Per Grassina, è venuto il Presidente Giani in persona ad annunciarci che la variante alla Chiantigiana sarà pronta a breve; in tutto questo tra lui e chi amministra Bagno a Ripoli non c’è stato uno che in questi anni ha pensato a un “piano B” per un paese per cui quella strada è croce e virtù. Grassina cambierà radicalmente, è stato pensato parallelamente alla realizzazione dell’opera, un percorso che sorregga il paese quando perderà la propria spina dorsale? Naturalmente no!
Ecco: la costante è pensare alle grandi infrastrutture, alle grandi opere, celando i danni provocati agli ambienti e le comunità che gli vivono. Anche per questo vogliamo mandarli a casa.”
Avete proposto di intitolare uno spazio pubbblico di Bagno a Ripoli ai martiri di Gaza, quale vedrebbe bene? Si aspettava che il PD assecondasse la proposta?
“Avevamo proposto a suo tempo di intitolare Piazza di Grassina ai Martiri di Gaza, ci sembra la scelta più appropriata per svariate ragioni, una su tutte? Togliere ai grassinesi l’imbarazzo di avere la piazza intitolata a un personaggio che nulla ha a che fare con Grassina e che è ricordato per aver dato l’ordine di fare fuoco sulla folla a Milano nel 1898, morirono quasi 100 persone.”
Ce lo aspettavamo? Assolutamente no, come ho scritto sui miei canali social, è stata una sorpresa assai gradita. Il PD non è che su questo tema abbia dato prova di grande coerenza, e il tutto è avvenuto durante una campagna elettorale: semmai si scordassero cos’hanno promesso, ci saremo noi a ricordarglielo e aggiungo una cosa, non si provino a risolversela intitolando ai Gazawi morti per mano sionista, qualche viottolo di campagna. Concludendo, in nome della coerenza del PD su questo tema, evocata dal segretario comunale Stinghi, suggerirei di invitare il loro deputato Piero Fassino il giorno dell’inaugurazione e sentire se ci racconta di nuovo che 30.000 bambini morti sono danni collaterali di un’operazione di antiterrorismo.”
Cosa pensi della situazione in Medio-Oriente? E’ inutile, secondo lei, manifestare in difesa del popolo palestinese?
“Credo che la risposta a questa domanda siano quelle piazze strapiene.
Vi confesso che per mesi ho vissuto nella disillusione più totale, ho creduto anche io che scendere in piazza sarebbe servito non ai palestinesi, ma semplicemente a me stesso per rispondere – quando qualcuno me lo chiederà in futuro – che io qualcosa ho fatto, che in piazza c’ero e non perchè ho ricevuto il via libera dalla segreteria del mio partito che fino al giorno prima lanciava accuse di antisemitismo a chiunque contestasse Israele, ma perchè credo fermaamente che quella della Resistenza palestinese, sia una battaglia che va oltre i confini di quella terra martoriata.
È la lotta contro l’imperialismo, contro il suprematismo, contro la legittimazione della legge del più forte e si, contro il capitalismo.
Le piazze, gli scioperi… tutto ciò che è stato fatto ha avuto un peso per isolare Israele che – ricordo – non avesse avuto il supporto dell’occidente collettivo, non avrebbe mai potuto compiere un genocidio e se oggi si trova costretta quantomeno a rallentare la propria opera di sterminio è grazie alle mobilitazioni popolari che hanno spinto i governi dei più svariati colori politici a staccarle – chi più, chi meno – la spina.”
