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Quindici minuti di silenzio al Mapei Stadium: Sassuolo e Fiorentina in sciopero contro “questo calcio”

Le tifoserie organizzate delle due squadre hanno disertato i gradoni per il primo quarto d’ora della sfida della 10ª giornata. Nel mirino il caro-biglietti e gli orari penalizzanti per chi lavora: «La nostra presenza solo per un fatto di appartenenza». Articolo di Fabio Vanzi. Foto di Francesco Innocenti.

REGGIO EMILIA – Un quarto d’ora di silenzio surreale ha accolto il fischio d’inizio di Sassuolo-Fiorentina, posticipo della 10ª giornata di Serie A, giocato lunedì 2 ottobre alle 18:30.  Niente cori, tamburi o bandiere nei settori caldi delle due tifoserie, unite in una protesta che va oltre i colori e punta dritta al cuore dei problemi che affliggono il calcio moderno.

Le curve di casa e gli ultras viola hanno scelto di attuare uno sciopero del tifo di quindici minuti, lasciando parzialmente o totalmente vuoti i gradoni in avvio di gara. Una presa di posizione netta e condivisa, le cui ragioni sono state messe nero su bianco su striscioni inequivocabili esposti nel corso del match: “Lunedì ore 18:30, 38 euro vergogna! La nostra presenza solo per un fatto di appartenenza. Questo calcio non ci appartiene”.

Nel mirino dei sostenitori ci sono ancora una volta le logiche economiche e organizzative della massima serie: da un lato i costi dei tagliandi – giudicati eccessivi per le tasche dei tifosi (38 euro il prezzo contestato) – e dall’altro la gestione dei calendari, con i disagi legati a un fischio d’inizio fissato alle 18:30 di un giorno lavorativo, che rende proibitive le trasferte e la partecipazione degli appassionati.

La protesta non ha riguardato minimamente le squadre in campo o le guide tecniche, ma si è configurata come un atto d’accusa frontale verso i vertici del sistema e la Lega Calcio, bersagliata dai cori di disapprovazione partiti dai settori ospiti e prontamente raccolti anche dai sostenitori neroverdi. Trascorso il quarto d’ora di silenzio, il tifo è tornato a farsi sentire per sostenere le rispettive formazioni, ma l’immagine di un Mapei Stadium privato della sua voce nei primi minuti resterà l’ennesimo campanello d’allarme sullo stato di salute del rapporto tra i tifosi e il “pallone” moderno.

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