Dilettanti di mestiere – Il passato sportivo che non invecchia
di Fabrizio Innocenti
Rubrica che ripassa in rassegna imprese dello sport dilettantistico e paesano. Vittorie di campionati, salvezze miracolose, storie individuali singolari (in tutti i sensi). La prospettiva del narratore è quella dell’appassionato che si affida agli istinti occasionali dettati dalla luce che evoca in lui quel ricordo.
Si accettano input da atleti o addetti ai lavori di un determinato percorso per conoscere e riproporre le loro vicissitudini nei campi delle loro battaglie agonistiche e non. Unico requisito richiesto? Un amore incondizionato per il proprio sport».
Ammetto che il pensiero mi ha sfiorato: “Quale incipit più azzeccato, in una storia come questa, del canonico C’era una volta?”. È che poi ho messo a fuoco che qui la storia non è finita e che inoltre, se permettete, una favola a una certa sconfina sempre in qualche zolla di magia (per quanto verosimile possa essere o sembrarci).

La realtà della Pallacanestro Femminile Firenze – per tutti Pff – l’unica cosa di cui non vuole fare sfoggio è un copione. A questa squadra dunque alle sue atlete bastano: due canestri, un rettangolo di gioco e una sfera arancione che quando rimbalza fa capire loro che la felicità, in quei momenti, non gliela spiega un dizionario. È sempre stato così, a partire dagli albori della società.
Nell’estate del 2014 l’attuale presidente Francesco Casini – che all’epoca gestiva il basket, maschile, delle Sieci – getta le basi per un progetto cestistico a tinte rosa che sfocerà in breve tempo nell’odierna Pff. La squadra viene battezzata Noi per Voi Basket Sieci, nel 2015 si iscrive al campionato femminile di serie C (categoria che allora rappresentava la base della piramide) e vince subito la competizione. In panchina c’è Roberto Montesi, che Casini sceglie appositamente per due motivi: innanzitutto perché è bravo e non a caso vince il campionato al primo colpo, in secondo luogo perché, appurate le sue innumerevoli conoscenze nell’ambiente, Montesi gli allestisce un gruppo ex novo figlio di svariate giocatrici fuori attività.
Una serie di ritorni di fiamma che – citando Micheal Jordan nella parte di se stesso nel leggendario film Space Jam – potrebbe aver fatto pensare ad ognuna di loro, una volta ripresa la palla in mano: «Vediamo se mi ricordo ancora come si fa». Il campo qualche dubbio dovrebbe averlo sciolto…

Una volta approdata in B, passando anche per le mani di mister Tomaso Pilli, nel luglio 2016, la Pff ha assunto il suo nome e un nuovo tecnico, il livornese doc Stefano Corsini. Nel frattempo Montesi si è seduto dietro a una scrivania in veste di direttore sportivo e la squadra, che ai tempi della C giocava le partite casalinghe nella palestra delle Sieci, si è trasferita prima al Palazzetto del Pino (zona Coverciano, per intenderci), poi a quello dell’Affrico ed infine a San Marcellino, nel cui impianto il giovane assessore allo sport Cosimo Guccione ha creato il Polo femminile di pallacanestro. Un unicum per il nostro paese.
In quattro campionati di B, la squadra di Corsini, dopo un anno transitorio, ha vinto la Coppa Toscana per tre stagioni consecutive; l’ultima delle quali – a discapito di Le Mura Spring Lucca – proprio nell’anno della promozione in A2: un traguardo storico che la Palagiaccio Pff – così chiamata in virtù del suo title sponsor – ottiene di diritto dopo la sospensione dei campionati per la pandemia. A giochi in corso infatti le ragazze di Corsini erano al comando, come lo erano state anche nei tre precedenti campionati, fino in fondo. Solo che, arrivate ai playoff (ultimo step prima del salto di categoria), le cestiste gigliate si erano sempre dovute arrendere alla forza di compagini appartenenti ad altri gironi.

A tal riguardo, per scongiurare un detto del basket per cui “chi vince la coppa, non vince i playoff”, lo scaramantico mister Corsini, alle porte della finale di Coppa contro Lucca, quasi lasciò trapelare: «Son due anni che vinciamo la coppa, ma non andiamo di sopra. Allora va bene che non c’è due senza tre» tradotto “La coppa la voglio mettere in bacheca anche quest’anno!”, «però, dé» – scusi, mister, non ho resistito ad immaginarla pronunciare il vostro fantastico intercalare – «se non vinciamo la coppa, magari è la volta buona che…». Per fortuna, come detto, non hanno avuto bisogno di scegliere.
Alla Pff è spettato, finalmente, tutto quanto. E anche adesso, che costituiscono il punto più alto del basket fiorentino, si stanno facendo valere in maniera più che egregia. Capite che non aveva senso parlare di «favola»? Tutt’al più di capolavoro. Quello che da qualche anno a questa parte ha avviato Casini – col dichiarato intento (riuscito) di parificare la donna – nel concedere a piccole grandi cestiste la possibilità di non dover più palleggiare in squadre miste e di poter essere cresciute da allenatori esperti e qualificati. E anche se le più giovani, giocoforza, sono ai box, possono rimanere “in partita” con le loro beniamine della Prima Squadra che quando affrontano i propri turni di campionato vengono seguite, in diretta Facebook, da oltre novemila spettatori!
Adesso la Pff, con sei squadre giovanili e una in Eccellenza “prestata” alla Firenze Basket Academy, rappresenta un indiscusso fiore all’occhiello per la città per cui fa da garante a livello nazionale (da Bolzano alla messinese Patti, passando per Cagliari). Ma rappresenta anche un solido punto di riferimento per chi, non soltanto nel basket, ambisce a garantire ai propri tesserati percorsi quanto più mirati possibile per una giusta crescita dell’atleta prima e della persona poi. Fattori essenziali? Programmazione e continuità. Perché chi persevera onestamente, alla fine, trova sempre un canestro della misura del suo pallone.







