La testimonianza che vi raccontiamo è cruda e fa male, evidenzia un problema che lascia strascichi in chi lo subisce e non si può affrontare a livello sociale e politico con la non-strategia dello scarica barile. Sabato notte scorso, già 31 gennaio da pochi minuti, una giovane donna è stata avvicinata in maniera minacciosa, molestata ed aggredita, poi percossa, ha temuto il peggio ed ha avuto paura, fino a scappare e chiedere aiuto. A Firenze, nella nostra città. Soltanto dei passanti che hanno deciso di non cedere all’indifferenza hanno evitato il peggio ma quei pochi secondi di violenza rimangono indelebili nella memoria della ragazza.
La vittima di questo episodio drammatico è Lorena Seline, 24 anni, dominicana ma cresciuta in Italia e residente a Bagno a Ripoli: a mezzanotte ed un quarto circa stava raggiungendo una sua amica e camminava nel centro fiorentino, in Via Valfonda, all’altezza dei locali della Guardia di Finanza (zona Stazione): “In lontananza ho visto sopraggiungere un uomo, ma camminava di là dai binari della tramvia, dietro la recinzione, dall’altra parte della strada. D’un tratto, ha scavalcato la staccionata di ferro, l’ha saltata ed ha attraversato i binari, dirigendosi verso di me. Mi sono insospettita. Continuava ad avvicinarsi fino a che mi ha affiancato, palpeggiandomi: a quel punto mi sono girata di scatto, chiedendogli cosa stesse facendo”.
La reazione della ragazza, tuttavia, ha scatenato l’ira del malvivente: “Dapprima mi ha insultata, poi mi ha picchiata con un colpo al volto, vicino all’occhio. Sono caduta a terra sbattendo testa e schiena sul muro, ma quell’uomo ha continuato a tirarmi calci e con un pugno mi ha rotto il naso. Per fortuna un passante, vedendo la scena, l’ha distratto: in quel frangente mi sono rialzata e sono riuscita a scappare. L’uomo ha continuato a inseguirmi ed offendermi, ho iniziato a gridare “aiuto”, una coppia di ragazzi mi ha sentita e mi è venuta in soccorso, mettendo in fuga il molestatore”.
Una vicenda terribile. La coppia giunta in supporto a Lorena Seline ha avvertito le Forze dell’Ordine ma, non sopraggiungendo dopo svariati minuti, la giovane donna si è recata alla Stazione informando una squadra mobile dei Carabinieri: “Mi hanno chiesto se fosse necessaria l’ambulanza ma nient’altro, non mi sembravano stupiti o scossi. La sera stessa mi sono recata al pronto soccorso dove ho trascorso gran parte della notte. Il giorno dopo, con il referto ospedaliero, ho sporto denuncia contro ignoti raggiungendo la caserma dei Carabinieri. Gli agenti mi hanno rivolto molte domande, hanno voluto sapere come erano andate le cose, trascrivendo il verbale e mi hanno detto che faranno il possibile per individuare l’uomo”.
Dal racconto di Seline, l’uomo ha tra i 40 e i 50 anni: “Perchè mi ha aggredita? Penso ci fossero motivazioni sessuali, di fatto la prima azione è stata palpeggiarmi, poi è finita in un’aggressione violenta. Saprei riconoscerlo? Si”.

La giovane ha raccontato quanto accaduto sui suoi canali social, pubblicando le immagini successive all’aggressione e riportando queste parole:
“Amo Firenze, ma stanotte Firenze non mi ha amata. Erano le 00:20 in via Valfonda. Camminavo per raggiungere la mia amica, con le cuffie e i miei pensieri, quando un uomo ha deciso che il mio corpo era un oggetto. In lontananza scavalca la recensione che divide i binari dal marciapiede, passa, mi palpeggia e dopo avermi palpeggiata, alla mia domanda “Ma cosa fai?” il mondo è diventato buio.
Un pugno in faccia, io che cado a terra, e poi i calci, i capelli tirati, gli sputi. Mentre sentivo il dolore del naso che si rompeva sotto il secondo pugno, ho provato a urlare. Ho urlato “aiuto” con tutto il fiato che avevo, ma ho visto persone passare e restare indifferenti. Come biasimarli? Ormai tutti hanno paura. Paura anche di mettersi in mezzo per difendere una ragazza che ha appena compiuto 24 anni da un uomo di 40, in quel momento, seduta sull’asfalto, mentre mi teneva per i capelli, ho quasi accettato il mio destino. Ho pensato: “Ecco, sta succedendo a me. Sono io l’ennesima ragazza di cui leggerete sui giornali”. Se sono qui è grazie a due angeli che hanno distratto quell’uomo e mi hanno gridato di correre dalla parte dei binari, perché altrimenti mi avrebbe ammazzata di botte. Non riuscivo a correre, le gambe tremavano, ma sono riuscita a trascinarmi via camminando mentre lui continuava a seguirmi e insultarmi. Grazie anche a quel ragazzo che, insieme alla sua fidanzata, in lontananza ha messo in fuga l’aggressore, minacciandolo di chiamare la polizia. Siete la prova che l’umanità esiste ancora. Sono stati prudenti, nessuno si è avvicinato all’aggressore, ma non sono rimasti a guardare.
La cosa più amara, però, è arrivata dopo. Dover andare io verso la stazione a cercare le autorità e trovarmi davanti a una freddezza glaciale. Sembravano talmente abituati a scene del genere da risultare quasi annoiati. Forse perché sono una ragazza giovane, il mio terrore e il mio sangue sono stati trattati come “normale amministrazione”, un fastidio burocratico a fine turno.
Ma non è normale. Non può essere normale che a vent’anni si debba rischiare la vita per strada. Non è giusto che quel soggetto sia ancora fuori, libero, mentre io resto qui con il naso rotto e la sensazione di non essere stata protetta da chi avrebbe dovuto farlo.”

