Il mercato del lavoro, si sa, oggi è molto volatile e certe situazioni rischiano di ripetersi ciclicamente, come sta accadendo alla Laika Caravans, azienda produttrice di camper fondata nel 1964 da Giovanbattista Moscardini con sede a San Casciano in Val di Pesa (FI). Dopo le polemiche dello scorso agosto, con circa 120 contratti non rinnovati, sono riemersi nelle ultime settimane gli stessi problemi di questa estate.
Ne abbiamo parlato con Iuri Campofiloni, segretario della Fiom Cgil Firenze: “In Laika esiste – spiega il rappresentante – un accordo sindacale dal 2019 che gestisce il cosiddetto lavoro flessibile. Questa soluzione ha stabilizzato, negli ultimi cinque anni, oltre 350 lavoratori e lavoratrici presso l’azienda della Val di Pesa, leader nel settore, con esportazioni massicce in Germania e Francia. I contratti dei dipendenti hanno diritto ad essere inseriti in liste (il cosiddetto bacino) – come funziona per i concorsi pubblici – in base a graduatorie che guardano all’anzianità e alla domanda di veicoli che riceve ogni anno l’azienda.”
In Laika non esistono contratti precari indiretti, ovvero non ci sono agenzie del lavoro a somministrarli, ma è l’impresa stessa ad assumere e a chiamare i lavoratori. Tuttavia, i possibili problemi dell’azienda possono ricadere sulle spalle di quest’ultimi, che rischiano così la cassa integrazione. In parole povere, se vi è forte richiesta di camper, allora Laika si attiva nel chiamare le 21 liste utili alla produzione di un veicolo – afferma Campofiloni – altrimenti i lavoratori rimangono a casa. Come sta succedendo, di nuovo, in questi giorni.
Attualmente sono 108 – precisa il segretario della Fiom Cgil – i contratti a termine regolamentati che non verranno rinnovati dalla multinazionale. I lavoratori non hanno ovviamente accolto con piacere questa notizia da parte dei sindacati, la quale è pervenuta direttamente dall’impresa di veicoli ricreativi. Nonostante le parole della manager Ute Hofmann lo scorso novembre, Laika ha nuovamente diminuito la produzione, passando da 28 veicoli al giorno a 19. Adesso, le 108 persone, uomini e donne, di nuovo senza lavoro, finiranno in NASPI fino a data da destinarsi, ovvero fino alla prossima chiamata dell’azienda. Una situazione che sta andando avanti da mesi e che sta esasperando tutti i lavoratori – lo ripetiamo, con contratto sindacale – della Val di Pesa e zone limitrofe.”