Certi episodi lasciano più amaro in bocca di altri, maggiore sconforto, quella rassegnazione che si manifesta in un ineluttabile “non c’è futuro”. Quanto accaduto ieri pomeriggio, 25 agosto, a Michele, lascia la sensazione di speranze sopraffatte dalla perdita di valori, di rispetto, di umanità: derubato lungo la strada, alla schiena, mentre attendeva che il semaforo diventasse verde, seduto sulla sua carrozzina. Michele, fiorentino di 60 anni, infatti, convive con una disabilità che ne condiziona la mobilità, violato nella sua diversità. Ad attaccarlo in via Toselli, quartiere di San Jacopino, strappandogli dal collo la collanina d’oro, sono stati due giovanissimi, fuggiti dopo il sopruso (leggi qui). Queste le parole riportate dalla vittima:
“Da cinque anni la mia vita scorre su una carrozzina. Ho imparato a guardare il mondo da un’altezza diversa, a misurare i passi che non faccio più, a riconoscere la fragilità che ci abita.
Oggi, in pieno giorno, sono stato vittima di una rapina. Mi hanno colpito non solo nel corpo, ma nella dignità. Mi sono sentito indifeso, esposto, come se la mia condizione fosse un bersaglio facile da sfruttare.
In quell’istante il tempo si è fermato: il cuore che batte troppo veloce, il fiato che si spezza, lo sguardo che cerca invano un riparo.Non era solo la perdita di un oggetto, era la violenza che ti entra dentro, che ti fa sentire nudo davanti all’arroganza degli altri. Eppure, anche così, non voglio tacere. Ho denunciato, perché il silenzio alimenta l’impunità.
La paura non diventerà la mia compagna. Non posso più camminare, ma la mia voce arriva lontano: oggi grido che nessuno deve essere ridotto al silenzio, nessuno deve vivere sotto il ricatto della violenza.
