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Gli studenti del Gobetti-Volta applauditi in piazza: “Non è una proposta politica come tante ma qualcosa che dovrebbe farci riflettere”

I ragazzi del Gobetti-Volta, alcuni dei quali membri del Collettivo studentesco ricostituito proprio quest’anno, hanno redatto il seguente testo, letto poi ai microfoni allestiti in piazza della Pace, questo pomeriggio, di fronte a centinaia di persone. Il motivo? Il presidio organizzato per sottolineare l’evidenza ovvero l’assurdità della mozione presentata, e poi ritirata, dai consiglieri comunali di Fratelli d’Italia Bagno a Ripoli per marchiare le scuole deviate (comunista, lgbtq+, woke, antiamericane ecc).

Circondati dai compagni di scuola, è stato Andrea Bianchi a leggere il comunicato, che riportiamo integralmente: 

La mozione presentata da Fratelli d’Italia nel comune di Bagno a Ripoli, a Firenze, in Toscana, non è solo una proposta politica come tante: è qualcosa che dovrebbe farci fermare un attimo a riflettere. L’idea di “schedare” i professori o di etichettare le scuole in base a un presunto orientamento politico non è un dettaglio, ma un segnale molto serio, perché va a toccare diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione italiana. L’articolo 3 dice chiaramente che tutti i cittadini sono uguali senza distinzione di opinioni politiche, e qui invece si propone proprio di distinguere e classificare le persone in base alle loro idee; l’articolo 21 tutela la libertà di espressione, ma un sistema di segnalazione o controllo rischia di far nascere paura anche solo di esprimersi liberamente; e l’articolo 33 difende la libertà di insegnamento, che invece verrebbe messa sotto pressione se chi insegna sa di poter essere osservato o etichettato per ciò che pensa. A questo si aggiunge anche il principio di imparzialità dello Stato, previsto dall’articolo 97: le istituzioni pubbliche devono essere di tutti, non possono diventare strumenti per giudicare o dividere le persone in base alle loro idee politiche. Al di là degli articoli, però, c’è una questione ancora più semplice: che tipo di società vogliamo? Una in cui si discute liberamente, anche scontrandosi, oppure una in cui si comincia a mettere etichette, a creare sospetti, a capire chi è “da una parte” e chi “dall’altra”? La scuola dovrebbe essere uno dei pochi luoghi davvero liberi, dove si impara a pensare con la propria testa, non uno spazio dove si ha il timore di essere giudicati per le proprie idee. Perché quando si inizia a controllare il pensiero, anche con strumenti che sembrano “solo amministrativi”, si imbocca una strada che la storia ci ha già insegnato a riconoscere, e che non porta mai a qualcosa di buono. Difendere la libertà di insegnamento e il pluralismo non è una questione di destra o di sinistra, ma di rispetto delle regole democratiche che riguardano tutti noi.

Inoltre ci teniamo a dire che molte delle etichette che ci sono state attribuite per noi non sono accuse ma argomenti di cui andare fieri. Non abbiamo problemi ad ammettere che si, siamo antifascisti, proprio come dice la costituzione, sulla quale si basa il nostro stato.
Se per i consiglieri comunali di FdI un pericolo di un indottrinamento è rappresentato dall’informazione e dal dibattito di questioni globali, tale pensiero riflette la volontà di creare dei futuri cittadini privi di ogni senso critico e disinteressati alla vita socio politica. Auspichiamo che questa rimanga solo una proposta e che non diventi il presupposto di un’azione che potrebbe risultare nociva per la libertà di ogni cittadino. Qualora ciò dovesse accadere, siamo pronti a impegnarci e ad attivarci con ogni mezzo legittimo affinché i nostri diritti non vengano violati

Un bell’insegnamento di valori universali e plurali, che ragazzi neo diciottenni hanno dato a tutti, in primis ai promotori della mozione. E’ opinabile, anzi deplorevole, questo modo di fare politica e questi tentativi ormai sistemici di polarizzare le posizioni, trasformare ogni concetto in etichette e dire qualsiasi cosa come se fossimo al bar, salvo poi derubricare tutto a provocazione.

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