Scatti, voci, momenti dalla manifestazione “Luci sulla Palestina. Cento ospedali per Gaza”. Ieri sera, giovedì 2 ottobre, gli italiani sono scesi in piazza come già accaduto la sera precedente, dopo la notizia dell’abbordaggio delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, ma non solo: parallelamente si sono tenuti flash mob di fronte a numerosi ospedali fiorentini, tra cui Santa Maria Nuova, Meyer, Careggi, OSMA. In quest’ultima struttura ospedaliera, quella di Ponte a Naccheri, c’eravamo anche noi: qui, dalle 21:00, circa 200 persone si sono affollate di fronte all’ingresso.
Lumini, candele, bandiere della pace e del popolo palestinese, fogli scritti, libri. Tanti bambini. Parte di un’unica mobilitazione che sta coinvolgendo l’Italia ed il mondo, rappresentando una volontà comune di dire stop a guerre, morti insensate, armi, bombe, genocidio in corso e violazioni dei diritti umani. Una voce comune per dire, anche, che governo e Istituzioni prendano una posizione netta. In particolare, di fronte agli ospedali, si sono commemorati gli operatori sanitari, i medici, gli ausiliari rimasti uccisi nella striscia di Gaza, dove numerosi ospedali sono stati bombardati e distrutti.
Sono oltre 1700 i sanitari palestinesi uccisi in meno di due anni. Un numero che ha letto e ricordato Rossella Cannavò, medico del’OSMA che ha sposato la causa promossa dal gruppo “Digiuno per Gaza”, supportando l’organizzazione del flash mob. Presenti, nel corso della serata ed intervenute anche l’assessora di Bagno a Ripoli Sandra Baragli e la consigliera comunale Francesca Cellini. Riportiamo di seguito la lettera letta dalla Dott.ssa Cannavò.

Luci sulla Palestina. Cento ospedali per Gaza
“Stasera siamo di fronte a questo Ospedale, e siamo insieme a migliaia di altri colleghe e colleghi, cittadine e cittadini, in tantissimi altri Ospedali d’Italia (circa 230). Siamo dove è giusto essere in questo momento tragico della storia, uniti da un filo che attraversa il dolore e la distanza, per chiedere che si fermi il genocidio del popolo palestinese.
Siamo accanto alle donne ed agli uomini della Global Sumud Flottilla, e diciamo loro grazie, grazie per la vostra impresa coraggiosa, disarmata, umanitaria e politica, capace tra le altre cose di mettere a nudo le ipocrisie e le complicità dei governi – come il nostro Governo – che sostengono i crimini di Israele.
Come sanitarie e sanitari, sappiamo che non esiste neutralità davanti alla distruzione deliberata di ospedali e vite. Difendere la salute significa difendere l’umanità. Il nostro dovere è “prendere parte”: la nostra parte è quella della cura, del diritto alla vita e della difesa dell’umanità.
Sappiamo che le palestinesi e i palestinesi sanno di noi, e nelle nostre mobilitazioni trovano forza e speranza. Siamo visibili ai loro occhi e siamo la loro voce che li libera dall’isolamento imposto da Israele. Sanno che qui, a molti chilometri di distanza, c’è chi non si arrende all’indifferenza. Conoscono tutte le nostre proteste, anche quelle che i media silenziano.
Noi denunciamo il genocidio della Palestina e ci mettiamo le nostre facce e i nostri corpi.
Chiediamo al Governo ed alle Istituzioni, a tutti i livelli, incluse le nostre Aziende sanitarie ed ospedaliere, di agire con il senso di urgenza e di eccezionalità che questo genocidio in corso richiede. Le Istituzioni possono e devono fare di più per fermare il genocidio e per rompere la complicità con le azioni del governo e dell’esercito israeliani.
Noi non accettiamo di “normalizzare” un genocidio. Non saremo mai complici in questo. E non ci fermeremo. Siamo un movimento pacifico, intrecciato e solidale con tutte le altre mobilitazioni che dalle scuole ai porti, dalle università agli ospedali, per terra e per mare, ha un unico obiettivo: pace e giustizia per la Palestina.
A Gaza se sei una operatrice od operatore del sistema sanitario sei preso di mira deliberatamente: mentre parliamo, 361 sanitarie e sanitari palestinesi sono detenute senza processo nelle carceri israeliane. Le testimonianze raccolte parlano di torture, violenze, uccisioni. Li ricordiamo, tutte e tutti, e premiamo perché vengano liberati al più presto.
Molti sono stati uccisi. Stasera leggeremo (a staffetta tra tutte le Regioni) i nomi dei 1677 sanitari e sanitarie palestinesi uccisi dall’esercito israeliano a partire dal 7 Ottobre 2023: donne e uomini che hanno perso la vita mentre curavano, mentre soccorrevano, mentre difendevano il diritto più elementare di ogni essere umano, quello di essere assistito. Il nostro elenco è aggiornato a tre settimane fa, ma sappiamo che in queste ultime tre settimane altre 47 operatrici ed operatori del sistema sanitario sono stati uccisi. E’ una strage che va avanti sistematicamente, è il tentativo di eliminare un popolo.
Questa sera, con la lettura dei nomi delle nostre colleghe e dei nostri colleghi uccisi a Gaza, illumineremo questa notte e faremo luce sulla Palestina. Li porteremo con noi, come parte viva della nostra coscienza collettiva e motivo del nostro impegno per una pace giusta in Palestina.



















