Firenze per la Palestina ha indetto una manifestazione in programma domenica 19 aprile alle ore 16:00 davanti al Teatro del Maggio, contro la prima dell’opera ‘The Death of Klinghoffer‘, con la regia di Luca Guadagnino, film che inaugura il Festival del Maggio musicale fiorentino. Ad annunciare l’iniziativa di protesta sono Monica Raineri e Silvia Casucci di Firenze per la Palestina durante una conferenza stampa odierna convocata per spiegare le ragioni dell’evento ed attraverso un comunicato stampa diffuso via social. Nel dettaglio:
“The death of Klinghoffer” di John Adams, aprirà la stagione del maggio Musicale Fiorentino. Non contestiamo il diritto di Guadagnino di allestire l’opera, ma ci chiediamo come mai si sia scelto di mettere in scena questo lavoro che, riferendosi ad un fatto certamente da condannare (l’uccisione di un passeggero ebreo americano paraplegico a bordo della nave Achille Lauro sequestrata nel 1985) presenta la resistenza palestinese sotto l’aspetto terroristico.
Guadagnino descrive l’opera come “un’indagine sull’interiorità umana”. Leggendo il libretto possiamo constatare in effetti che il contesto storico rimane sottinteso e confuso, a partire dall’esordio: i cori degli esuli palestinesi ed ebrei. Pur nel rispetto delle sofferenze di ciascuno, ricordiamo che la lotta del popolo palestinese non è rivolta contro gli ebrei, ma contro l’occupazione israeliana e che i palestinesi stessi non hanno nessuna responsabilità riguardo all’esilio degli ebrei, causato invece dalle scellerate politiche europee fasciste e naziste del novecento. Mancando questa chiarezza storica, i drammi a cui l’opera accenna sembrano una serie di lutti senza senso, e i palestinesi un popolo non in cerca di giustizia, ma di vendetta.
Solleviamo quindi delle perplessità nei confronti del mondo dell’arte “mainstream” e dello spettacolo che, nei pochi casi in cui pretende di toccare una questione come quella israelo-palestinese, invece che puntare il dito senza veli e reticenze contro chi è artefice, e non da ora, di un genocidio, cerca posizioni buoniste ed approssimative, come d’altro canto quelle della sindaca di Firenze Funaro e del presidente della regione Toscana Giani, intenti a “costruire ponti” con chi i ponti li bombarda, a tendere la mano a chi massacra.”
Le dichiarazioni del consigliere Palagi
“Abbiamo ospitato la conferenza stampa di Firenze per la Palestina, grazie come sempre alla professionalità dell’Ufficio Stampa di Firenze e del personale del Comune.
Firenze per la Palestina è una realtà a cui va il nostro ringraziamento per la mobilitazione quotidiana in difesa dei diritti del popolo palestinese. La nostra posizione è sempre stata chiara: contro ogni forma di antisemitismo, senza alcuna ambiguità, e contro le politiche del Governo di Israele che massacra civili e persegue una deriva nazionalista su basi novecentesche che la sinistra ha sempre contestato dalle radici. Sono decenni che il diritto internazionale viene ignorato e che la pulizia etnica viene portata avanti. In passato siamo stati accusati gravemente e ingiustamente, e abbiamo sempre risposto proponendo un dialogo che non ha mai trovato riscontro.
Condividiamo le preoccupazioni espresse nel comunicato, legate al contesto in cui si è scelto di mettere in scena l’opera. Al tempo stesso, riteniamo che la cultura abbia una sua libertà e che il problema non sia di per sé il contenuto artistico, ma una politica che prova a sparire dalla società e il contesto in cui viene messo in scena. È la politica istituzionale – locale, nazionale, europea – che dovrebbe dare risposte nette sui massacri in corso, sul rispetto del diritto internazionale, sulle responsabilità storiche e presenti. L’arte non può supplire a questa assenza, né va caricata di ciò che la politica rifiuta di fare.
Ricordando che l’opera, anni fa, è stata contestata per ragioni opposte (perché avrebbe giustificato la resistenza palestinese) auspichiamo che intorno alla messa in scena dell’opera si apra un confronto pubblico in Palazzo Vecchio, coinvolgendo chi ne dà letture diverse: un’occasione per fare ciò che chiediamo da sempre, ovvero discutere apertamente di Palestina, colonialismo e diritto internazionale nel luogo della democrazia cittadina. Contro ogni ambiguità di fronte ai crimini di chi detiene il potere”

