La procura di Firenze ha aperto un fascicolo esplorativo sul “cubo” bianco e nero che svetta dal palazzo ultramoderno costruito al posto dell’ex Teatro Comunale in pieno centro di Firenze, dentro l’area Unesco. Il procuratore Filippo Spiezia ha aperto l’inchiesta senza indagati per accertare se sussistano reati. Secondo quanto emerge gli investigatori di polizia giudiziaria stanno raccogliendo elementi informativi più puntuali rispetto a quanto emerso finora nel dibattito cittadino per verificare eventuali violazioni alle norme edilizie e urbanistiche o altro. Il complesso residenziale “incriminato” sorge oggi dove un tempo c’era il vecchio teatro comunale, tra Lungarno Vespucci e Porta al Prato, andando a variare lo skyline fiorentino: adesso, invece, sono stati realizzati tre palazzi di nove piani per. 150 appartamenti di lusso e un hotel extra-lusso. Il progetto è stato firmato da un colosso internazionale degli studentati privati ed ha ottenuto tutte le autorizzazioni del casto, anche se, adesso, dopo le polemiche sul caso, la procura di Firenze vuole vederci più chiaro.
Sul caso era intervenuto Eike Schmidt, consigliere comunale e capogruppo: “Quel brutto blocco nero, che non è spuntato a caso ma è l’esito di una trasformazione urbanistica sulla quale l’amministrazione avrebbe dovuto vigilare e fare eccezioni, rappresenta una ferita aperta e sanguinante nel tessuto urbano. Preoccupa la cedevolezza agli interessi privati, preoccupa molto che nessuno abbia sollevato dubbi o fatto rilievi quantomai opportuni, al netto della correttezza sul piano formale e burocratico. Alla luce di tutto ciò, la nostra lista civica sta valutando di presentare un esposto all’Unesco a Parigi, coinvolgendo tutte le personalità che provano orrore per questa trasformazione. Ci sono città – è il caso di Dresda, la “Firenze del Nord” – che hanno perso la designazione come patrimonio mondiale Unesco per colpa di una singola costruzione nuova”.
Mentre l’amministrazione comunale aveva replicato alla stampa cittadina con il seguente comunicato: “La ricostruzione fatta nell’articolo sulle procedure tenute e sull’iter di approvazione del progetto è completamente errata. L’ex funzionaria racconta di iter procedurale superato, non più vigente, non applicabile alla procedura “de quo”, in quanto riferito ad una disciplina transitoria rimasta in vigore fino al 31/12/2009. Quindi appare ovvio che all’epoca dell’esame del procedimento in questione (2020) da parte della Commissione del Paesaggio, il procedimento seguito è stato quello al tempo vigente che prevede un parere obbligatorio e vincolante della soprintendenza (art. 146 D.lgs 42/04) e a monte un parere obbligatorio ma solo consultivo della Commissione del Paesaggio.
– Si ricorda ancora che il piano attuativo prima della sua approvazione nel 2018 è stato oggetto di esame della conferenza paesaggistica di cui all’art.23 del PIT PPR costituita da Comune, Soprintendenza e Regione Toscana i cui esiti sono contenuti nel piano attuativo stesso.
– Per ciò che concerne la ricostruzione della procedura di vendita dell’ex Teatro Comunale si precisa che quanto esposto non corrisponde in alcun modo al vero.
Infatti, l’alienazione dell’immobile denominato “Teatro Comunale”, già inserita nel Piano delle Alienazioni, è avvenuta nel dicembre 2013 a favore del “Fondo Investimenti per la Valorizzazione – Plus”, gestito dalla CDP Investimenti SGR Spa, determinando per l’Amministrazione Comunale un’entrata integralmente destinata a spese di investimento, che niente hanno avuto – nè potevano avere- a che fare con l’attività di gestione della Fondazione del Maggio. Il piano attuativo è stato approvato a ben 6 anni di distanza dalla vendita dell’immobile.”

