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Elezioni regionali, Zoppini sulla Variante di Grassina: “L’emblema del fallimento della sinistra, 11 milioni di euro a chilometro”

La campagna elettorale entra nel vivo, a pochi giorni dal voto del 12-13 ottobre per decretare il nuovo presidente della Regione Toscana: a scaldarla è Matteo Zoppini, candidato consigliere regionale di Fratelli d’Italia per il collegio Firenze 2 che, con un video social, interviene sulla Variante di Grassina o della Chiantigiana. 
 
Un’opera che oggi si muove, dopo decenni di impasse ed una posa della prima pietra avvenuta il 1° aprile 2017. Praticamente dieci anni di cantiere per realizzare il lotto 1: ecco perchè Zoppini coglie la palla al balzo e la etichetta come “l’emblema dei fallimenti della sinistra”, ricordando che tale infrastruttura è costata “11 milioni di euro al chilometro”.
 
“Un’opera necessaria per alleggerire il carico dei veicoli sull’abitato di Grassina e fondamentale per raggiungere la zona artigianale della Capannuccia. La sinistra ha cominciato a parlare di questa variante negli anni ’80, ma per vedere i primi finanziamenti concreti ci sono voluti, addirittura, ben 37 lunghissimi anni. Si tratta dell’emblema dell’incapacità della sinistra toscana. La Toscana ha bisogno di infrastrutture e di sviluppo all’altezza delle sue potenzialità. È l’ora di mandare a casa questi incapaci e di lavorare per costruire.”
 
Poi, Zoppini, attacca i suoi avversari alle regionali: prima Eugenio Giani, presente quel 1° aprile 2017 quando si realizzò l’inaugurazione rivelatasi poi clamoroso pesce d’aprile e poi l’ex sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Casini, oggi candidato consigliere regionale proprio a supporto di Giani. 
 


Per dovere di informazione, riportiamo anche altri punti inclusi nel programma del candidato consigliere Zoppini relativamente al tema infrastrutture e mobilità:

“Il collegio Firenze 2 soffre di una grave carenza infrastrutturale. I cittadini del Valdarno e della Valdisieve ogni giorno affrontano il traffico e l’insicurezza della SR 69 e della SS 67 Tosco-Romagnola, arterie fondamentali di collegamento, ma spesso congestionate e inadeguate, proprio per l’incapacità di Regione Toscana di portare a termine progetti che in molti casi risalgono al secolo scorso. Nel Chianti, la SR 222 Chiantigiana rimane l’unico collegamento, ma versa in condizioni di precarietà.

Il Mugello e l’Appennino pagano invece l’isolamento, aggravato da collegamenti ferroviari insufficienti: la Faentina (Firenze–Borgo–Marradi–Faenza) è essenziale per pendolari e studenti, ma ancora oggi registra continui ritardi, guasti e corse soppresse. Allo stesso tempo, la pressione urbanistica e i flussi di traffico in ingresso su Firenze (Bagno a Ripoli, Fiesole, Impruneta) rendono difficile la vita quotidiana ai pendolari, che lavorano o studiano in città.

Per troppo tempo la Regione, a guida Partito Democratico, ha annunciato grandi piani senza realizzarli. Servono opere chiare, finanziate e realizzate, perché senza infrastrutture moderne e sicure non c’è sviluppo territoriale.

LE PROPOSTE

MESSA IN SICUREZZA DELLE ARTERIE PRINCIPALI.
Avviare un piano straordinario di manutenzione e potenziamento della SR 69 (Valdarno), della SS 67 Tosco-Romagnola (Valdisieve) e della SR 222 Chiantigiana (Chianti), con interventi mirati su sicurezza stradale, per ridurre incidenti e tempi di percorrenza. Finanziamento e realizzazione del Secondo Ponte sull’Arno al fine di decongestionare il traffico nella frazione di Matassino tra il Comune di Reggello e Figline Valdarno e migliorare le viabilità sulla SR69.

COLLEGAMENTI MUGELLO–FIRENZE PIÙ RAPIDI.
Migliorare la viabilità secondaria del Mugello, riducendo i tempi di spostamento verso Firenze. Investire sul trasporto pubblico locale coordinato con i nodi ferroviari, garantendo tempi certi per gli spostamenti su gomma e rotaia.

RILANCIO DELLA FERROVIA FAENTINA.
La linea ferroviaria che collega Firenze con Marradi e Faenza deve diventare un’infrastruttura efficiente per studenti, lavoratori e turisti. Servono convogli moderni, orari cadenzati e un piano di manutenzione strutturale per ridurre soppressioni e ritardi cronici.

VALDARNO E LINEA FIRENZE–AREZZO.
Sostenere l’ammodernamento della tratta ferroviaria Firenze–Arezzo, oggi essenziale per i pendolari del Valdarno. Servono più corse nelle ore di punta e stazioni sicure, così da ridurre i tempi di viaggio. Assoluta contrarietà allo spostamento dei treni della Linea Arezzo-Firenze dalla direttissima alla linea lenta. Il territorio sconta già un gap infrastrutturale, questo passaggio determinerebbe il raddoppio dei tempi di percorrenza e allontanerebbe il Valdarno da Firenze.

MOBILITÀ SOSTENIBILE E INTERMODALITÀ.
Promuovere parcheggi scambiatori nei comuni periurbani (Bagno a Ripoli, Fiesole, Impruneta) e potenziare le linee bus di collegamento con Firenze.

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