Pubblichiamo questa lettera aperta scritta da Elisabetta Guidi, sorella di Eleonora, uccisa con 24 coltellate l’8 febbraio 2025 a Rufina. Aveva 34 anni.
Il suo carnefice, oggi, è stato definito dalla perizia degli psichiatri non in condizioni di partecipare ad un processo e socialmente non pericoloso e si trova all’OSMA. Questa, invece, la lettera aperta della sorella Elisabetta che, da quel maledetto giorno, lotta per avere giustizia, affiancata dalla comunità di Rufina.
“Quando il tuo sorriso tornerà a splendere anche dal cielo?
Cara Ele, sono passati quindici mesi. Quindici mesi da quando sei stata strappata alla vita, a tuo figlio, a noi.
Da allora, la nostra esistenza è sospesa. Siamo in attesa che qualcuno ci permetta di intravedere un percorso di giustizia, che qualcuno si fermi finalmente a guardare e a concederci la possibilità di farci attraversare da quel dolore che solo noi conosciamo. Ma fino ad oggi, nemmeno questo ci è concesso. Siamo schiacciati dai tempi e dai modi imposti da altri, che hanno deciso arbitrariamente che dovevamo subire questa ingiustizia.
Siamo qui, fermi, in attesa di capire se il tuo carnefice sarà mai in grado di affrontare il processo. Nel frattempo, sembra che tutti giochino con la nostra sofferenza, concedendoci solo l’attesa. E tu, tesoro mio, sei lì con noi, prigioniera di questa stessa stasi.Tutto questo è inaccettabile. Ogni giorno senza di te, sapendo che il tuo assassino vive da uomo libero — per di più a spese nostre e dell’intera comunità — è una pugnalata che si aggiunge alle 24 già inferte.La vita va avanti per tutti, ma non per noi. Noi siamo al palo. Chi indaga prende il suo tempo, chi valuta prende il suo, legittimamente. Al tuo assassino viene concesso ulteriore tempo in libertà per “ricevere cure adeguate”. Tutti hanno del tempo.A te, Ele, chi lo restituisce? Nessuno. A noi e a tuo figlio, chi restituisce ogni giorno vissuto nel vuoto della tua assenza? Nessuno. Mi auguro che, quanto prima, ci venga concesso di riprendere in mano le nostre vite e a te, finalmente, di sorridere dal cielo, perché ti è stata resa giustizia.
Noi siamo qui. E continueremo a lottare per te.
In questa foto mia sorella e mia figlia





