Non sappiamo se riusciremo, ma ci proviamo. Per spiegare quanto Don Floriano Donatini significasse per le vicine comunità di San Felice a Ema, Galluzzo, Due Strade, Cascine del Riccio, avreste dovuto assistere alla messa di ieri, domenica 7 Settembre, iniziata alle ore 11:00 in un clima quasi surreale e conclusa a mezzogiorno tra lacrime trattenute ed altre scese, tra abbracci e gratitudine, tra volti commossi e sguardi che racchiudevano un sincero affetto ed un’anticipata nostalgia.
“Grazie Don Floriano” è stata la frase più ripetuta in questa domenica settembrina, a sancire 15 anni di preziosa presenza di un uomo che, da queste parti, ha fatto una grande differenza: la ristrutturazione del campanile della Propositura di San Felice a Ema, l’avvicinamento di tantissimi giovani alla vita parrocchiale, la creazione di nuovi spazi ed il valore dell’accessibilità intesa come possibilità fisica e come principio cristiano dell’accoglienza.
Don Floriano Donatini è stato chiamato, per volontà del vescovo, a lasciare San Felice a Ema per trasferirsi a Campo di Marte, nella Parrocchia di San Zanobi e Santi Fiorentini; al suo posto arriverà Don Antonio Lari. Ieri mattina, gran parte della sua comunità ha voluto esserci per salutare Don Floriano…ma guai a chiamarla “l’ultima messa“, come ci hanno suggerito dall’interno. A proposito dei “suoi” ragazzi: vestiti con la maglia arancione tipica dello staff, il gruppo giovani di San Felice a Ema ha dedicato lettere scritte e donato un album fotografico a Don Floriano, ringraziandolo per le mille avventure, i viaggi, i ritiri, i centri estivi, i mille consigli, le chiacchierate di fede e di vita.
“Per la nostra comunità, che sappia far tesoro di questi 15 anni con Don Floriano. Per chi riesce a vivere ogni nuovo cambiamento al meglio, come segno e nel segno di Dio. Per Don Floriano che riesca a costruire una nuova comunità costruita sulla fede.”
Don Floriano è entrato nella vita di tantissimi fiorentini del quartiere 3 per il suo dinamismo ed il suo piglio al passo con i tempi, un prete che già dieci anni fa comunicava anche attraverso i social, capace di intercettare le fasce giovanili della comunità. Ma Don Floriano, per Galluzzo e San Felice a Ema, è stato anche gran guidatore del suo pulmino, il padrone di un cane che ogni giorno dava il buongiorno al Circolino di San Felice, soprattutto colui che ha contribuito ad aprire la parrocchia a tutti.
“Aprire” è la parola chiave: come ricordato nella funzione di ieri, Don Floriano, dal 2010 ad oggi, ha aperto ben 23 porte che al suo arrivo erano serrate e celavano spazi inutilizzati all’interno della parrocchia. Don Floriano ha “scardinato” tali chiusure, ha reso vivibili i locali, ha operato per realizzare ingressi alternativi e rampe percorribili anche da persone con disabilità, garantendo ai fruitori della chiesa più parcheggi, più sicurezza ed alternative all’unico ingresso fin troppo affacciato sulla strada.

Ieri, a fianco di Don Floriano c’erano anche i due parroci limitrofi di Galluzzo e Due Strade mentre tra i presenti non è voluta mancare l’assessora fiorentina Letizia Perini, originaria proprio del Galluzzo e cresciuta, anche lei, con gli insegnamenti del Don. Nella sua omelia di arrivederci, infine, Don Floriano ha citato più volte Pier Giorgio Frassati, proclamato santo da Papa Leone XIV proprio nella giornata di ieri ed ha lasciato la parrocchia ed i suoi giovani con questo messaggio: “Abbiate il coraggio e l’ardire di guardare oltre, di posare il punto focale ben oltre ciò che vedete. Pensate lontano, anche a cose che appaiono inizialmente irraggiungibili. Quasi uno sguardo profetico e visionario ma quando una cosa la sentite, andate oltre: quello che oggi è questa comunità è anche frutto di questo sguardo qui”.
Le nostre parole, tuttavia, non sono sufficienti ancora a spiegare la domenica, per questo ci vene in soccorso un piccolo estratto di una delle lettere che i ragazzi del Gruppo Giovani ha dedicato al Don:
Caro Don Floriano,
dopo quindici anni con te… ci viene da chiederti: ma chi guiderà ora il pulmino più famoso del Galluzzo? Scherzi a parte, ti scriviamo con il cuore pieno di gratitudine, e un po’ di tristezza.
Sei stato con noi da quando eravamo in terza elementare e ora che siamo diventati grandi possiamo dire che ci hai visti crescere… e anche sopportati parecchio. In questi anni ne abbiamo fatte di tutti i colori insieme, e ogni esperienza ha lasciato un segno. In tutto questo tempo, sei stato molto più che un prete: sei stato una guida, un amico, un compagno di viaggio, spesso anche un autista, anche se quasi mai in regola e puntuale. I campi estivi a Montepiano, Pievepelago, Sovicille dove bastavano un pallone e due chitarre per essere felici, alle corse e i giochi durante il Grest, agli incontri serali dove si parlava di tutto: dalla fede alla scuola, fino ai meme del momento. Quei giorni erano un mix di risate, fatica, giochi sotto il sole e preghiere attorno al fuoco. Semplicemente indimenticabili.





