Ecco la nostra rima tradizionale
per farsi gli auguri di un sereno Natale,
anche se il mio paesello ha cambiato aspetto
e a mio avviso viene trattato con poco rispetto.
Ci sono stati tanti cambiamenti
c’è chi ha lottato col coltello tra i denti,
ma ahimè non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire
mentre in silenzio il paesello continua a patire.
Natale non è solo gioia e accensione
dovrebbe essere anche silenzio e introspezione,
chi di dovere forse si farà qualche domanda?
Ma no, purtroppo non c’è umiltà in chi comanda.
Queste sono giornate di festa e convivialità
tra delizie, brindisi e mille golosità,
un pensiero va anche a chi non siede più alla tavola imbandita
ma la loro presenza nei nostri cuori è custodita.
I negozianti sono alle prese con gli ultimi pacchetti
tra coccarde, lustrini, pacchi e biglietti,
la Vigilia è pura magia e ha sempre qualcosa da dire
a coloro che col cuore sanno ascoltare e sentire.
L’albero in piazza osserva silenzioso la nostra Impruneta
che è diventata un po’ immobile e cheta,
non mi abituerò mai ai suoi discutibili cambiamenti
perché in cuor mio la ricordo piena di sorrisi lucenti.
Rammento la piazza e le botteghe illuminate di contentezza
un gran via vai di macchine e leggerezza,
ricordo gli eventi locali che comprendevano tutti quanti
tra unione e collaborazione senza atteggiamenti arroganti.
Mi manca quell’Impruneta che ricordo con tanto affetto
ma l’universo va avanti e secondo me spesso lo fa in gran difetto,
ma nel nostro piccolo custodiamo la magia di questa festa
che possa portare un po’ di quiete in questo mondo in tempesta.
E dunque buone feste al mio dolce paesello
tra Pandori, Panettoni e non si dice di no al Ricciarello,
accogliamo questo Natale nelle nostre dimore
col sorriso, semplicità e tanto amore.
