Notizie in Tempo Reale dal Territorio

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

Chianti, la serenità perduta di Cintoia: l’esondazione del Sezzate e il terrore dei residenti

Foto di Marco Cappelletti






La testimonianza fotografica di Marco, fotoamatore e attivista ambientale, ci conduce in uno due luoghi chiantigiani più colpiti dall’alluvione di Ferragosto: Cintoia e la sua vallata, in particolar modo la zona bassa della frazione grevigiana, l’area a più stretto contatto con il fiume esondato nella notte del 15 Agosto. 

Una zona rurale, immersa nel verde e nella natura, “tradita” da quella stessa natura con la quale, da sempre, i residenti vivono a stretto contatto. 

Qui, il nubifragio di pochi giorni fa, ha causato il terrore. Quello vero, reale, tangibile. Le memorie di chi c’era, abitandovi, ci riportano a quegli attimi concitati dove l’eccezionalità dell’evento naturale procurava sensazioni contrastanti, tra incredulità, incapacità di reagire e triste consapevolezza. 

“Mi sono affacciata alla finestra e ho visto un mare sotto casa, che si portava via qualsiasi cosa, compreso i colombi di mio padre. Nel giardino del vicino c’erano vere e proprie onde: era incredibile, è impossibile rendere l’idea ma ho avuto molta paura. Anzi, ancora oggi, non mi sento sicura in casa.”, racconta in un audio Matilde. 

Nell’abitazione adiacente, a Cintoia bassa, una donna è rimasta ferita dai detriti che, assieme all’acqua, sfondavano dentro le case. Vi riportiamo la testimonianza diretta di un altro residente: “Nel giro di mezz’ora il Sezzate, solitamente a secco per gran parte dell’anno essendo un ruscello di piccole dimensioni, si è gonfiato ed è esondato. Ho visto il fiume uscire dal proprio letto e scrosci d’acqua giungere a valle portando con sé pietre grosse come lavastoviglie. Eravamo terrorizzati proprio da questi macigni che scendevano a velocità impressionanti, sbattevano sugli argini procurando nuove rotture e nuovi detriti che finivano nel torrente in piena. Ci siamo trovati alluvionati, senza luce né acqua potabile a causa degli allacci e dei contatori devastati.”

Oltre a una signora ferita, soccorsa dal 118, l’esondazione si è portata via due auto – di cui una ancora non è stata ritrovata – e un motorino. Le abitazioni circondate dal silenzio del bosco, per una notte si sono ritrovate dentro il frastuono infernale di un’alluvione.






Nello sconforto morale di una sicurezza – individuale e non solo – da ricostruire attraverso il ripristino dell’ordine all’interno delle abitazioni inondate, c’è la consapevolezza di dove porre un’attenzione diversa nei confronti del bosco, della natura, del taglio degli alberi e della pulitura di fiumi ed alvei.

I residenti di Cintoia stanno faticando e non poco a riprendere in mano la situazione e temono per le nuove allerte meteo emesse a livello regionale: nei giorni successivi il 15 Agosto e ancora fino a ieri, si sono rimboccati le maniche per riportare la situazione ad una condizione quantomeno vivibile.

Ma non è facile, come ben ci documentano le foto di Marco: sommersi dal fango e dalla stanchezza, da materiale personale rovinato che si tenta di recuperare, presi – testa e corpo – dalla conta dei danni. Qui, dove si incontrano il fosso delle cannucce e il ruscello Sezzate, anche l’omonimo ponte di origine medievale – scavalcato di oltre un metro durante l’esondazione – è rimasto in parte leso dal nubifragio. 

Il Consorzio di Bonifica, dopo due giorni di assenza, è intervenuto ieri mattina per la messa in sicurezza dell’area e delle residenze presenti. Un “rattoppo” provvisorio, a guaio accaduto, attendendo un cambio di strategia dall’alto nel ripensare la visione della selvicoltura ed un adeguamento della stessa alle attuali urgenti priorità  imposte dal cambio climatico.

Non speculiamo, né strumentalizziamo il dramma: l’eccezionale quantità di acqua caduta dal cielo è la prima causa dell’alluvione ma ci appelliamo alla necessità di cambiare prospettiva per non temere disastri ad ogni acquazzone violento: istituzioni e enti predisposti alla cura e pulizia delle aree a verde e aree boschive devono studiare un piano preventivo più efficace, al passo con il cambiamento climatico che incombe.

 





Il racconto di un residente rimasto alluvionato ci porta, il giorno dopo l’esondazione, dentro il letto del fiume dove negli anni sono cresciute vere e proprie piante: “Essendo un corso d’acqua spesso a secco per la sua portata ridotta, qui hanno gettato radici alberi. Non avevano mai dato problemi ma durante la bomba d’acqua, la piena li ha sradicai, mettendo a rischio la nostra incolumità. Un noce è caduto nei pressi delle abitazioni, fortunatamente non colpendole.”

Un’altra problematica, che vi mostriamo in video, ci porta a monte dei fiumi incriminati: in zona Monte Scalari, in un declivio con una pendenza a 40 gradi, è stato effettuato un taglio arboreo ceduo di un paio di anni; non un filo d’erba sul terreno, un suolo secco e impenetrabile, vie forestali ampliate per le operazioni di taglio divenute perfette per accelerare il flusso di acqua verso valle. Come accaduto anche in altre aree nei dintorni, le strade di bosco e di campagna – incapaci di assorbire l’acqua per la loro secchezza – si son trasformate in altri fiumi, diventando talvolta nuovi affluenti per corsi d’acqua già saturi.  ome spiega Marco, “il declivio ha “nutrito” il borro delle cannucce che è arrivato a ricevere una tale massa di acqua da venire profondamente trasformato nel letto sia per profondità che per ampiezza. Tronchi di almeno quaranta anni sono stati sradicati, sollevati e trasportati per diverse decine di metri creando probabilmente in questo caso (contrariamente alla credenza più diffusa) provvidenziali multiple occlusioni che hanno finito con il rallentare la furia devastante della massa di fango e pietre. In tutto questo, cercare delle responsabilità, per quanto sia semplicemente nella natura umana, è sopratutto doveroso, al fine anche di essere pronti per il futuro.Il maggior responsabile è il genere umano che con le sue alterazioni ha finito per innescare dinamiche climatiche pessime ed imprevedibili, le responsabilità a seguire sono ancora di natura umana: assenza di prevenzione, assenza di politica di salvaguardia, consumo del suolo. Ciò che ha prodotto il danno è il cattivo modo di pensare la nostra esistenza, dove noi siamo il centro di tutto. Non è così, la natura ce lo ricorda, senza gurdarci in faccia e senza nessuna coscienza delle conseguenze, insomma la natura non pensa, come neppure noi lo facciamo.

WhatsApp Image 2022-08-18 at 01.06.27 (1)

WhatsApp Image 2022-08-18 at 01.06.27 (2)

WhatsApp Image 2022-08-18 at 01.06.27

WhatsApp Image 2022-08-18 at 01.06.28

WhatsApp Image 2022-08-18 at 01.11.44

WhatsApp Image 2022-08-18 at 01.11.47

WhatsApp Image 2022-08-18 at 01.11.47 (3)

WhatsApp Image 2022-08-18 at 01.11.47 (2)

WhatsApp Image 2022-08-18 at 01.11.47 (1)

WhatsApp Image 2022-08-18 at 01.11.46

WhatsApp Image 2022-08-18 at 01.11.46 (3)

WhatsApp Image 2022-08-18 at 01.11.46 (2)

WhatsApp Image 2022-08-18 at 01.11.46 (1)

WhatsApp Image 2022-08-18 at 01.11.45

WhatsApp Image 2022-08-18 at 01.11.45 (3)

WhatsApp Image 2022-08-18 at 01.11.45 (2)

WhatsApp Image 2022-08-18 at 01.11.45 (1)


Precedente
Successivo

Torna in alto