Comprare frutta e verdura fresche è diventato quasi proibitivo per le famiglie. Secondo i dati dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori rispetto al 2025 i prodotti ortofrutticoli sono aumentati del 12%, seguiti dalla carne che è aumentata del 7% e dalle uova 16%. Un caso eclatante è quello dei pomodorini, aumentati del 52%. Le cause, insieme ai rincari dei costi dei carburanti e dei prodotti energetici, che come noto hanno un forte impatto su tali prodotti (che nel nostro Paese sono distribuiti per oltre l’86% su gomma), vanno ricercate nei campi: le ondate di calore anomale e la carenza d’acqua riducono drasticamente le rese agricole.
Alla luce di tali fattori i cittadini si trovano di fronte a una doppia problematica:
- Prezzi in forte aumento, che li spinge spesso a rinunce, tagli e sacrifici: secondo i dati del nostro Osservatorio Nazionale, nell’ultimo anno, oltre il 16,9% delle famiglie ha operato riduzioni sul consumo di carne e pesce (con contemporaneo spostamento verso tagli e qualità meno pregiate), inoltre è aumentato il ricorso ai discount (+12%).
- Difficoltà di reperimento. Nei mercati e nei supermercati è sempre più difficile trovare prodotti di qualità standard; molti appaiono visibilmente danneggiati dal sole o di pezzatura ridotta, quando non del tutto assenti a causa dei raccolti distrutti.
In questo scenario allarmante non rassicurano affato i dati dell’Istat che, oggi, dichiara pressoché invariata la spesa delle famiglie nel 2025. Un dato che va osservato, però, in relazione agli aumenti di prezzo. Il valore della spesa annua di una famiglia cresce di appena l’1% al mese, a fronte di un’inflazione acquisita per il 2025 del +1,5%. Va decisamente peggio nel settore alimentare, con una spesa media che cresce in valore del +0,9% mentre, nel 2025, i prezzi in questo settore sono cresciuti del +2,9%. In tale contesto non sorprende che si stia iniziando a ripensare e riflettere sulle aperture domenicali e sugli orari di apertura dei supermercati.
Di fatto, questi numeri rivelano come la spesa si stia riducendo sempre più all’essenziale e come i comparti fondamentali e irrinunciabili siano, paradossalmente, i più colpiti dai rincari. Così come, proprio le famiglie meno abbienti sono le più colpite dall’aumento dei prezzi.
Federconsumatori presenta anche la mappa dei rincari provincia per provincia in regioni, elaborata su dati propri e di Istat. A guidare la classifica “in termini di stangata media annua e costo della spesa per famiglia” è Firenze “con un aumento stimato medio di 778 euro all’anno per famiglia: “La forte pressione turistica e i costi della logistica – afferma Federconsumatori – rendono il capoluogo” regionale “la provincia più cara d’Italia e di Toscana per carrello della spesa e servizi”.
Al secondo posto Lucca con circa 740 euro di rincari medi annui per nucleo familiare, “guidati dal carovita nella Piana e nella zona costiera della Versilia”. Terza posizione Siena con un impatto di 730 euro all’anno per famiglia: “Pesano in particolar modo la filiera corta ridotta e i costi dell’energia agricola”. Quarta piazza Pisa, con un incremento medio stimato di 710 euro annui. Quinto posto pari merito, con 700 euro di rincari medi all’anno, Livorno e Arezzo. A seguire, con un impatto medio di 690 euro Arezzo e poi Massa Carrara con 680 euro. Ultima posizione, pari merito con 670 euro di stangata media annua, per Pistoia e Grosseto anche se quest’ultima “subisce i picchi percentuali più alti specificamente sul prezzo dei prodotti ortofrutticoli freschi a causa dell’impatto della siccità sui campi maremmani”.
Per Laura Grandi, presidente di Federconsumatori Toscana, “servono interventi politici immediati e incisivi per restituire potere d’acquisto, a partire da un taglio strutturale delle accise sui carburanti fino alla rideterminazione dell’Iva sui beni di prima necessità, una misura che da sola garantirebbe un sollievo economico di oltre seicento euro all’anno a famiglia”. Occorre inoltre varare “un Fondo straordinario di contrasto alla povertà energetica e alimentare, intensificare i controlli della filiera per punire severamente ogni forma di speculazione e varare una vera riforma fiscale progressiva che redistribuisca la ricchezza a favore dei redditi bassi e medi. Non è più rinviabile neppure una tassazione profonda sui super-profitti dei colossi energetici e finanziari, le cui risorse devono servire a finanziare il rilancio del territorio e la modernizzazione delle infrastrutture idriche toscane. Solo mettendo in sicurezza le reti d’acqua e sostenendo la transizione ecologica dell’agricoltura locale sarà possibile mettere al riparo il patrimonio produttivo della Toscana e contenere gli shock sui prezzi nel lungo periodo”.
Il Governo, al posto di spostare continuamente l’attenzione su questioni non urgenti, è ora che torni ad occuparsi delle famiglie, adottando alcuni provvedimenti urgenti:
- L’adozione di un taglio delle accise congruo, per un periodo adeguato di tempo e non in modo spot, per pochi giorni, come fatto finora.
- Una rimodulazione, anche temporanea, delle aliquote IVA su un paniere di beni essenziali (con un risparmio che l’O.N.F. ha calcolato pari a oltre 600 euro annui a famiglia).
- La creazione di un Fondo di contrasto alla povertà energetica ed alimentare per aiutare e sostenere i nuclei più vulnerabili.
- Monitoraggi, controlli e interventi sanzionatori contro le speculazioni lungo le filiere, in particolare per i prodotti di largo consumo e i carburanti.
- Una riforma fiscale equa, davvero tesa a sostenere i bassi redditi e i redditi medi, quelli colpiti più duramente da queste dinamiche.
- La definizione di una reale tassazione sugli extraprofitti delle aziende energetiche (e non solo).
- Una operazione di modernizzazione delle infrastrutture idriche per evitare lo spreco di risorse, per sostenere le produzioni sostenibili, così da rendere il settore meno vulnerabile agli effetti del cambiamento climatico e contenere i rincari nel lungo periodo.



