Eeeehh sì, anche quest’anno il meteo c’ha voluto bene, l’attesa è stata tanta, la gente c’era e la coppa è stata alzata.
Ci sono domeniche che, per chi è dell’Impruneta, non sono semplicemente domeniche: sono giorni che si aspettano, che si preparano e che, in qualche modo, si vivono tutti insieme.
Ci sono domeniche che, per chi è dell’Impruneta, non sono semplicemente domeniche: sono giorni che si aspettano, che si preparano e che, in qualche modo, si vivono tutti insieme.
Quella di domenica 27 settembre è stata una domenica speciale, specialissima! La nostra Festa dell’Uva ha celebrato la sua centesima edizione, chiudendo un anno che resterà nella storia del paese.
E come ogni Festa dell’Uva che si rispetti, anche questo centenario ha avuto il suo verdetto. A conquistare la vittoria tanto agognata è stato il rione Pallò, con “Francesco e l’Uva”, davanti al Sant’Antonio, staccato di un solo punto. Terzo posto per il Rione delle Sante Marie e poi il Rione rosso, quello delle Fornaci. Una sfida, quella tra i quattro rioni, che ancora una volta ha portato in piazza la nostra tradizione tra impegno, colori e tanta passione.
Ma, al di là del risultato, al di là dei commenti, del “doveva vincere quello o quell’altro”, quello che rimane di questa edizione è qualcosa di più grande.
Cent’anni. Un secolo di storia, tradizione, brindisi, cori, speranze, lavoro e passione. Cent’anni di persone che hanno dedicato tempo ed energie a questa festa, passando il testimone di generazione in generazione.
Cent’anni. Un secolo di storia, tradizione, brindisi, cori, speranze, lavoro e passione. Cent’anni di persone che hanno dedicato tempo ed energie a questa festa, passando il testimone di generazione in generazione.
Perché diciamo la verità: la Festa dell’Uva, per noi imprunetini, non è soltanto una manifestazione, è parte della nostra identità. Siamo un po’ meravigliosamente malati di Festa dell’Uva, insomma, toccateci tutto ma non Settembre!
Perché è quel periodo dell’anno che arriva e cambia il volto del paese, sono le serate in compagnia al cantiere, i preparativi, le attese, le discussioni e poi quella piazza che si riempie e che, almeno per un giorno, sembra appartenere davvero a tutti quanti.
Perché è quel periodo dell’anno che arriva e cambia il volto del paese, sono le serate in compagnia al cantiere, i preparativi, le attese, le discussioni e poi quella piazza che si riempie e che, almeno per un giorno, sembra appartenere davvero a tutti quanti.
Il centenario è stato quindi molto più di un anniversario. È stato un momento per fermarsi, guardare indietro e riconoscere il valore di una storia che appartiene a tutta Impruneta, ogni angolo, viuzza o sampietrino.
Ora le luci si spengono e arriva quella sensazione strana, un po’ dolce amara, che prende lo stomaco. La vita imprunetina torna alla quotidianità e la piazza riprende il suo ritmo. Ma le mani sono ancora stanche, le occhiaie sono presenti, il fegato chiede pietà e l’adrenalina è ancora lì. Quante emozioni ci sono nelle tasche della nostra amata Festa dell’Uva, quanti momenti condivisi. Quanta roba… Difficile da raccontare, unica da vivere.
Ma le tradizioni vere non finiscono quando cala il sipario.
Ancora c’è da discutere, da confrontarsi e da riguardare le sfilate. E poi, in fin dei conti, la Festa dell’Uva non si ferma mai. Il Rione vincente cenerà in piazza cantando a pieni polmoni la propria soddisfazione, c’è la Fiera e poi piano piano si riparte. Un’idea prende forma, una musica ispira una scena, un colore dà vita ad un costume e in un batter d’occhio c’è da presentare il progetto per la Festa dell’Uva numero 101, come i famosi dalmata della Disney.
Ancora c’è da discutere, da confrontarsi e da riguardare le sfilate. E poi, in fin dei conti, la Festa dell’Uva non si ferma mai. Il Rione vincente cenerà in piazza cantando a pieni polmoni la propria soddisfazione, c’è la Fiera e poi piano piano si riparte. Un’idea prende forma, una musica ispira una scena, un colore dà vita ad un costume e in un batter d’occhio c’è da presentare il progetto per la Festa dell’Uva numero 101, come i famosi dalmata della Disney.
E allora caro paesello, salutiamo questa centesima Festa dell’Uva con un GRAZIE. A chi l’ha costruita in questi cento anni, a chi continua a farla vivere oggi e a chi domani raccoglierà il testimone. Con un po’ di malinconia, ma soprattutto con tanta gratitudine, possiamo dirlo: arrivederci, Festa dell’Uva, al prossimo anno!
