Ruspe alla Fonte della Fata Morgana: duro comunicato firmati dall’associazione Italia Nostra Sezione di Firenze e da ARCA-Associazione Ripolese per la Cultura dell’Ambiente, relativo a movimenti cantieristici nei pressi del gioiello situato tra Grassina e Fattucchiera:
“Ancora una volta questo ”luogo del cuore” di Bagno a Ripoli è vittima del degrado, nell’indifferenza delle autorità. A poco più di due anni dallo scempio dell’antenna di 50 metri piantata nell’area archeologica dell’Uccellare monumentale di Bernardo Vecchietti in Fattucchia; a distanza di pochi mesi dalla camuffata asfaltatura di una strada bianca presso via delle Fonti; poche settimane dopo la conclusione del cosiddetto “risanamento idraulico” annunciato dalla Giunta Comunale con un’imbarazzante fotografia che testimonia, non il risanamento, ma l’aggravarsi delle infiltrazioni a danno del prezioso intonaco; in questi giorni sono partiti massicci lavori a pochi metri dalla Fonte stessa, che si apprende preludono alla realizzazione di una strada e di una serra: la prima, adiacente alla via antica (documentata almeno dal XVI secolo) che collega la Villa Il Riposo di Bernardo Vecchietti alla Fonte, via tuttora conservata, e che viene di fatto obliterata dalla nuova opera; la seconda in piena vista dei giardini della Villa e delle sue pertinenze. Il tutto in presenza di ben due vincoli ministeriali sul monumento e sul paesaggio circostante.
I cittadini, stupiti e indignati, si domandano come mai le autorità di tutela, Comune e Soprintendenza in primis, non solo non intervengano per difendere il patrimonio storico locale, ma addiruttura – a quanto pare- ne autorizzino la distruzione. Come mai non viene fatto valere il vincolo che proibisce qualunque opera anche precaria (e precaria la strada non sembra!) nell’area di rispetto del monumento?
Come mai Comune e Soprintendenza non si accorgono che il lavoro fatto oggi dalle ruspe e dai compressori produce esattamente l’effetto che i vincoli e le norme urbanistiche proibiscono: modificare e/o distruggere le aree di interesse culturale e paesaggistico, alterarne irrimediabilmente i caratteri morfologici, storici ed identitari?
Invitiamo i rappresentanti delle autorità a visitare di persona i luoghi e dirci se, al di là delle comunicazioni autocelebrative in cui magnificano questo patrimonio e si vantano di valorizzarlo, sono davvero sicure che quello che accade sotto i loro occhi sia compatibile con ciò che sono chiamati a difendere e con il ruolo di tutela che lo Stato assegna loro e che i cittadini da loro si aspettano”.

