Nei piccoli paesi, anche le abitudini più banali come affacciarsi alla finestra possono diventare un riferimento sociale e mancare, clamorosamente, quando vengono meno. Da martedì 22 settembre, come ci ha informato l’amico Andrea Rontini, gli antellesi non potranno più girarsi verso i viali e trovare la sagoma di Liberto Naldi incorniciato tra gli infissi apertidella propria abitazione: “Alla soglia di 102 anni Liberto Naldi ci ha lasciati. Ci mancherà il suo saluto dalla finestra di via dell’Antella, la casa della sua lunghissima vita. A me mancherà una persona con cui ho scambiato molti pensieri e racconti. Stamattina ci sarà la tumulazione nel cimitero di Antella. Ciao Liberto”, ha scritto Andrea Rontini sui canali social.
Liberto aveva tagliato il traguardo dei 100 anni il 19 ottobre 2024, visitato nella sua casa di via dell’Antella persino dalle Istituzioni, da Sindaco Pignotti e Assessora Baragli: anche superate le tre cifre la sua giornata si arricchiva del suo occhio vigile sull’Antella, dove ogni paesano lo poteva scorgere semplicemente buttando lo sguardo all’alta finestra. Nato nel 1924 in via di Montisoni, terzo figlio di Attilio Naldi e Adele Tacconi, si trasferì presto nella casa di tutta un’esistenza. Come raccontato dall’amico Rontini, che ha documentato nero su bianco e fotograficamente la vita di Liberto, tra il 1930 e 1935 frequenta la scuola elementare di Antella, in via Pulicciano, con la maestra Ponsi e i maestri Sassi e Ferrini. Stiamo parlando di 90 anni fa ma alcune cose, come la scuola Michelet che molti antellesi hanno frequentato, esistevano già.
Liberto ha anche vissuto gli anni della Seconda Guerra Mondiale:
“Liberto si trova in un treno diretto al Nord, ma si dice che vada in Germania; il treno viene bombardato a Mestre e Liberto viene portato all’Ospedale Militare di Merano Veneto, vicino a Venezia, dove trascorrerà parte della convalescenza. Fortuna vuole che nel reparto ci sia un commilitone fiorentino che aveva lavorato con suo padre Attilio; lo informa che all’indomani un camion sarebbe partito per un ultimo viaggio in direzione Firenze per il ritiro di materiali bellici presso l’ Officine Galileo. Se vuole, può unirsi a loro. Liberto, che nel frattempo aveva escogitato la fuga dall’Ospedale Militare con altri due compagni, prevista anch’essa per il giorno seguente, è incerto. Tuttavia, seppur a malincuore per la parola data, opta per tornare a Firenze in camion. Dalle Officine Galileo di Sesto scapperà e prenderà un treno per Firenze, poi con il tram 23 arriverà a casa. Negli anni che seguirono fino alla Liberazione, Liberto, come tanti altri suoi coetanei, dovette nascondersi.
Il Naldi ha poi lavorato per la Cooperativa “La Rinascita” che univa artigiani calzolai e in quel dell’Antella era noto per l’acquisto di una Lambretta, molto rara ai tempi da queste parti. Negli anni ’60, poi, insieme all’amico Gianni Santoni, arrivò la scelta di rilevare il bar del Dopolavoro Ferroviario in Via Alamanni, diventando a tutti gli effetti un imprenditore e gestendo fino agli anni ’90 ben cinque attività di bar e ristorazione. Liberto, però, ci ha lasciato anche un’altra immagine importante, di cui far tesoro, messaggio alle nuove generazioni o a chi respira aria di disillusione politica: a 101 anni, impossibilitato ad uscire autonomamente, Liberto ha chiamato e si è fatto prelevare a domicilio dai volontari della Misericordia di Antella che lo hanno accompagnato alle urne, dove ha potuto decretare il proprio voto per le Elezioni Regionali ed espletare un proprio sacrosanto diritto.



