Benvenuto Settembre e bentornata cara Signora Festa dell’Uva!
Ci sono feste che si organizzano e poi ci sono feste che si tramandano; la Festa dell’Uva d’Impruneta appartiene alla seconda categoria.
Quest’anno c’è una data importante da festeggiare, arrivare a cento anni non implica soltanto mettere una cifra tonda su un manifesto, preparare una sfilata più spumeggiante o aggiungere una candela sulla torta. Significa guardarsi indietro e accorgersi che, mentre il mondo cambia alla velocità della luce, qualcosa è rimasto e rimane lì nel cuore della nostra Impruneta, nelle mani delle persone, nei colori dei quattro Rioni e negli occhi di chi, da bambino, aspettava la sfilata e oggi accompagna i propri figli e i nipoti a vivere la stessa magia.
Nel 2026 la Festa dell’Uva compie la bellezza di cento anni, mica noccioline! La prima edizione risale infatti al 1926 e Domenica 27 Settembre, Impruneta celebrerà la sua centesima edizione ma forse, pensandoci bene, dire semplicemente “cento anni” è riduttivo.
Perché poi cento anni, al paesello, sono cento vendemmie e di conseguenza sono mani sporche di terra, vigne che hanno visto passare generazioni, fotografie ingiallite conservate nei cassetti, sono nonni che raccontavano la Festa dell’Uva ai figli e quei figli l’hanno poi raccontata ai nipoti. Che bellezza, non credete?
Questi cent’anni sono anche le persone che non ci sono più e che, in qualche modo, tornano a vivere ogni Settembre.
All’inizio c’era l’agricoltura. La Festa dell’Uva nasce nel 1926 come celebrazione dei prodotti delle fattorie del territorio. Era una celebrazione legata alla terra, al lavoro e alla fine della vendemmia. Poi, negli anni ‘30, nacquero i quattro Rioni e quella festa agricola cominciò a trasformarsi in qualcosa di molto più grande: una sfida fatta di creatività, orgoglio e appartenenza.
Da allora sono cambiate le generazioni, le mode, le abitudini ma non è di certo cambiato il bisogno di esserci, quell’emozione pulsante. Forse è proprio questo il segreto della Festa dell’Uva, che non è soltanto uno spettacolo da guardare, è qualcosa da vivere.
Pallò, Sante Marie, Sant’Antonio e Fornaci.
Quattro nomi che per l’Impruneta non sono soltanto quattro colori o quattro bandiere. Sono famiglie, amicizie, amori, bonarie rivalità e ricordi che anno dopo anno diventano pezzi di vita. Sono serate passate a costruire, provare, discutere, cantare e ridere. Sono persone che dedicano tempo ed energie a qualcosa che, per chi arriva da fuori, potrebbe sembrare soltanto una festa ma chi è di Impruneta lo sa che è molto, MOLTO, di più.
Dietro ogni carro, dietro ogni costume, dietro tutto quanto ci sono mesi di riunioni e di lavoro. Ci sono mani che costruiscono quando gli altri sono sul divano a fare zapping. Ci sono tante persone che regalano tempo senza chiedere nulla in cambio ma soprattutto ci sono storie. La storia di chi ha ereditato una passione dai nonni, poi dai genitori e così via.
E c’è la storia di chi, magari, ha iniziato ad andare al cantiere o a sfilare quasi per gioco o per amicizia e oggi non riesce più a immaginare Settembre senza quell’emozione.
È questa la parte invisibile della Festa dell’Uva. Quella che non entra nelle fotografie e che nessun articolo riesce a raccontare completamente. La parte più viscerale, più magica.
Ma come tutte le grandi storie, anche la Festa, ha conosciuto il dolore.
La manifestazione si fermò infatti per qualche anno per tornare dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ho sempre pensato che fosse proprio quel ritorno a spiegare più di tante parole che cosa significhi davvero vivere una tradizione radicata. Pensateci, una tradizione non è semplicemente qualcosa che continua, bensì è qualcosa che anche quando tutto sembra finito, trova “lo sprint” per ricominciare e il nostro paesello ha saputo farlo. Da allora, ogni Settembre quella ripartenza viene celebrata ancora una volta. Un brindisi a te, Signora Festa!
Cent’anni dopo, stessa piazza, stessi colori, stesse emozioni.
Il 27 Settembre 2026 la sfilata dei Rioni tornerà in piazza Buondelmonti per la centesima edizione. Ma vediamola più ampia: sarà difficile pensare soltanto alla sfida concreta, alla mera classifica, perché davanti a quel numero tondo, 100, sarà inevitabile pensare a chi c’era prima, a tutta la storia di questa festa, alle sue radici più profonde.
A chi ha costruito senza sapere che un giorno qualcuno avrebbe chiamato tutto questo “tradizione”.
A chi ha cucito il primo costume.
A chi ha pensato la prima coreografia.
A chi ha spinto il primo carro.
A chi ha urlato per il proprio Rione fino a perdere la voce.
A chi ha vinto e a chi ha perso.
Perché alla fine, mio caro paesello, la vittoria più grande è proprio esserci ancora.
E sapete che vi dico? Che in un’epoca in cui tutto sembra consumarsi velocemente, arrivare a cento anni è quasi un atto di resistenza! Una resistenza sottile; alla fretta, alla totale noncuranza generale e all’idea che il passato sia soltanto qualcosa da conservare statico in un museo. La nostra Festa dimostra invece che una tradizione è viva soltanto quando qualcuno ha voglia di prenderla tra le mani e portarla avanti.
Ci tengo a dire anche che il calendario del centenario non è fatto soltanto di appuntamenti spettacolari, c’è anche il quotidiano, tassello importantissimo. Ci sono cene, mostre, iniziative benefiche, donazioni di sangue, momenti dedicati alla solidarietà e alla comunità ed è un dettaglio fondamentale perché rammenta che la Festa non vive soltanto il 27 Settembre ma vive e pulsa anche e soprattutto nei giorni precedenti. Vive nei rioni, nelle associazioni e nelle persone. La Festa dell’Uva è la sfilata della Domenica, certamente, ma è soprattutto la presenza di tutti coloro che rendono possibile questa fibrillazione settembrina.
E allora paesello, eccomi qua a sorridere insieme a te e a dare il benvenuto a questo mese pieno di tutta la linfa imprunetina.
Le feste finiscono, le sfilate passano, le scenografie vengono smontate ma certe appartenenze restano e forse è proprio questo che significa arrivare a cento anni: non avere soltanto una storia da raccontare ma avere ancora qualcuno disposto ad ascoltarla e a tramandarla.
Buon Settembre, cara Impruneta!



