“Per l’esempio che sei sempre stato”.
Nell’amarezza di un finale forzato, dovuto anche a ginocchia già operate che non reggono più, ci teniamo la nota lieta di quanto costruito e coltivato nel percorso: a dimostrarlo c’è il bene voluto dai compagni, il rispetto degli avversari…ed anche questa piccola ma significativa frase stampata sulla maglietta celebrativa. Ad indossarla, in data 3 maggio 2026, per l’ultima domenica da calciatore, è stato Filippo Anzalone per tutti Pippo Anza: “Compagni una volta, amici per sempre”, ci dice al telefono, raggiunto dal nostro giornale per carpire le sensazioni del giorno dopo.
30 anni di calcio giocato, 20 anni esatti di campionati dilettantistici ed ora, nella stagione 2025-2026 la decisione più difficile per chi è cresciuto con un compagno di vita come è il calcio: sempre presente, le gioie delle vittorie ed i sacrifici dell’adolescenza, la pienezza umana di vivere lo spogliatoio ed i dolori di sconfitte cocenti. Capitolo chiuso! Capitolo chiuso? Si, impossibile andare avanti con acciacchi fisici così invalidanti: Filippo, classe 1987, ha giocato i dieci minuti conclusiva della sua carriera nella sfida di ieri, ultima uscita di regular season del suo Porta Romana. Mister Mangano l’ha chiamato, sia per dargli la meritata passerella sia perchè c’era bisogno di esperienza in mediana. Pippo ha risposto presente ma, proprio a causa di un ginocchio malconcio, è dovuto uscire anzitempo. Poco male: i nero-arancio hanno vinto, si giocheranno la salvezza nei playout ed hanno potuto comunque salutare, di fronte al pubblico amico, il giocatore più rappresentativo. Applausi, lacrime, il “pasillo” d’onore di compagni ed anche avversari.
“Difficile ancora realizzare. Ieri mi sono commosso già durante l’ultima chiama da giocatore; poi ho voluto parlare davanti alla squadra prima dell’ingresso in campo. A fine gara sono scoppiato”.
Ti capiamo Pippo. Anche perchè gli ultimi 90 minuti, vissuti in parte dalla panchina, saranno stati una lunga passeggiata metaforica sul viale dei ricordi calcistici: una carriera che ha portato Anzalone nel settore giovanile della Sangiovannese, fino alla Berretti; nel 2005-2006 il primo anno nel calcio dei grandi con l’Eccellenza a Pontassieve ed il primo grave infortuno alle ginocchia (crociato). Pippo, ancora giovane, tornato a disposizione, provò la via dell’estero militando nella primavera dell’Omniworld, squadra di serie B olandese. Il ritorno in Toscana e l’apparizione all’Antella in prima categoria dove, però, arrivò la rottura al menisco. L’anno successivo il classe 1987 andò a studiare all’estero, in Inghilterra dove successivamente giocò per un biennio nell’Eccellenza inglese, ricordando come pazzesca quell’esperienza nei campi dell’Inghilterra del sud. Nuovamente il ritorno definitivo in Italia e l’approdo alla Settignanese, nel 2011, in Prima Categoria, dove rimase per tre campionati. Poi Cubino con la promozione dalla seconda alla prima categoria, gli anni indimenticabili al Fiesole con la vittoria del campionato e la conquista della Promozione, infine il Porta Romana.
Che giocatore è stato Pippo? Centrocampista metronomo di rara eleganza, all’occorrenza trequartista e persino difensore centrale. Portamento alla Rui Costa, piede educato ed intelligenza tattica come si chiede a chi vive, ogni domenica, là nel mezzo. Un giocatore anche molto equilibrato e lucido, per questo capitano in molte sue avventure. Sarà per questa attitudine tecnico-tattica o perché al regista si chiede anche di essere allenatore in campo che Anzalone non ha dubbi sul suo futuro: “Passo dall’altra parte della barricata, farò l’allenatore e già a settembre effettuerò il corso per prendere il patentino”.

Filippo, la tua vittoria più bella?
“Sicuramente quella di Fiesole dove abbiamo coronato due stagioni fantastiche ed abbiamo creato una vera famiglia. Ancora, dopo tre anni che non giochiamo più insieme, siamo legatissimi. Pensando a Fiesole posso dire che in questi trent’anni di calcio la cosa più bella rimane senza dubbio lo spogliatoio: il rapporto che si crea con i compagni, ciò che condividi – dalla terza ripetuta di fartlek all’esultanza per un gol – è qualcosa che ti lega in maniera inscindibile”.
Gli allenatori a cui sei rimasto più legato?
“Dico mister Romei, il primo a credere in me e mister Zuzzi, con cui abbiamo vinto a Fiesole”
Il tuo gol più bello?
“Mezza rovesciata di sinistro contro Lo Spezia, giocavo in Berretti a San Giovanni”.
Il più importante?
“Una mano de Dios in Bibbiena vs Fiesole: ci giocavamo il campionato proprio contro i casentinesi e su un calcio d’angolo feci questo gesto di scaltrezza e astuzia. L’arbitro non se ne accorse, vincemmo con la mia rete di mano e da lì staccammo il Bibbiena fino alla vittoria del campionato”.
Da settembre mister?
“Si, è l’evoluzione naturale per noi centrocampisti e mi sento pronto…anche se un allenatore non deve gestire solo l’aspetto tecnico ma anche la parte umana del gruppo. Spero di essere all’altezza!”.
