Prosegue in questi mesi l’erogazione del bonus per il trasporto pubblico “Ti Porta Firenze”, promosso dal Comune di Firenze. Una misura pensata per incentivare la mobilità sostenibile di studenti, lavoratori e cittadini e che sarà attiva fino al 12 Novembre prossimo. Tuttavia, come spesso accade quando si parla di politiche pubbliche, è necessario interrogarsi non solo sull’efficacia immediata delle iniziative, ma anche sulle loro ricadute sociali e sulle modalità con cui vengono attuate. A questo proposito ci sembra interessante pubblicare le riflessioni critiche di una nostra lettrice, Federica Giuliani, docente in educazione digitale, referente di corsi per giovani drop out e ricercatrice in ambito sociale.
Il bonus infatti, assomiglia quasi a un percorso a ostacoli, come se fosse stato pensato per scoraggiare l’utenza. Ricordiamo infatti che il bonus annuale “Firenze urbano” è suddiviso in 4 tranches trimestrali, si deve scaricare l’app apposita, è possibile registrare un massimo di 4 corse al giorno, rispettando un intervallo minimo di 30 minuti tra una corsa e l’altra e per continuare a usufruire dell’agevolazione è necessario condividere almeno una media di 20 viaggi al mese per ogni trimestre. Queste, invece, le considerazioni dell’utente:
“Il bus della burocrazia: l’arte di complicare un diritto.
A Firenze ottenere a prezzo agevolato un abbonamento annuale al trasporto pubblico è diventato un vero e proprio labirinto burocratico travestito da modernità. L’utente non acquista più un abbonamento annuale in una volta sola, bensì è tenuto ad acquistarne quattro trimestrali consecutivi, ciascuno vincolato a passaggi digitali complessi, pena la perdita del beneficio guadagnato e l’esclusione dall’iniziativa. Prima di tutto per la prima tranche di abbonamento servirà inviare la richiesta su App IF e profilarsi correttamente, poi perfezionare in tre giorni di tempo l’acquisto sul webshop di Autolinee Toscane e infine adempiere all’obbligo di validare almeno venti corse tramite QR code a bordo dei bus entro una certa scadenza.
Chi per esempio utilizza treni o linee extraurbane, dove il codice qr non esiste, resta escluso dai benefici previsti. Tutti questi non sono semplici dettagli tecnici. Siamo difronte a un caso emblematico di burocrazia neoliberale dove un servizio pubblico, che dovrebbe essere garantito in modo universale e accessibile, viene trasformato in una prova a ostacoli.
L’utente non è più cittadino titolare di un diritto, ma cliente-performer, chiamato a dimostrare costantemente di meritare l’incentivo. La tecnologia, che dovrebbe semplificare, diventa così strumento di controllo e selezione. Non tutti hanno la stessa dimestichezza con app e scadenze; non tutti hanno tempo o possibilità di rispettare i vincoli imposti. Ne risulta un sistema che, anziché ampliare l’accesso, o quantomeno destinarlo senza intoppi agli aventi diritto, produce esclusioni implicite e frustrazione quotidiana.
Il bonus promesso, poi, non è un vero sostegno, ma un’illusione di vantaggio: appare come un premio, ma in realtà è un aiuto che si ottiene all’interno di un processo faticoso, dove si viene penalizzati da un sistema che seleziona per competenze digitali, tempo disponibile e abitudini di viaggio.
Solo chi si adatta perfettamente al modello pensato ottiene il premio. Sono questi dunque i veri obiettivi di una amministrazione pubblica?
Come osserva il sociologo Hartmut Rosa in Social Acceleration: A New Theory of Modernity (2013), la modernità è intrappolata nel circolo di una triplice accelerazione — tecnica, sociale e del ritmo di vita — che genera sovraccarico e precarietà, isolando e logorando gli individui e frantumando senso di coesione e comunità. Tutto questo spinge ad adottare un modello di vita che sacrifica ogni limite sotto il peso del progresso e dei suoi effetti collaterali.
Per quanto possa essere giusto ed equo prevedere alcune forme di controllo rispetto all’effettivo utilizzo del bonus da parte del beneficiario, ci si chiede se la città è da intendersi come uno spazio in cui i diritti diventino così condizionati, frammentati, precarizzati. L’esercizio degli stessi si trasforma in una serie di micro-contratti da rispettare sotto sorveglianza tecnologica, demandando al cittadino il compito di lavorare di più per accedere a ciò che prima era garantito in modo diretto.
Cittadino che non solo deve correre per prendere il bus, ma anche per non perdere il diritto a salirci.
