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99° Festa dell’Uva, fotogallery del Rione Pallò: “Il battito della Terra” e il Leandro che rappresenta ciascuno di noi

Le foto, curate da Eleonora Merciai, della sfilata in piazza Buondelmonti del Rione del Pallò, arrivato quarto con 25 punti, malgrado le prime positive impressioni della piazza nel post esibizione. Il Pallò, rione verde, ha portato in piazza “Il Battito della Terra”, questa la trama dello spettacolo.

“Il progetto del Pallò nasce dalla ricerca di un equilibrio tra le grandi tematiche che oggi riempiono le piazze e la necessità di dimostrare la dimensione autentica della Festa dell’Uva. Per noi l’uva è un simbolo: un frutto semplice e universale che ci allontana dal quotidiano e ci fa sognare, sperare e amare. È il filo che ci unisce: intorno ad un tavolo, brindando alla vita, condividendo senza isolarsi.

La nostra storia è nata così, tra parole, sorrisi e confronti appassionati dei rionali. Vogliamo raccontarvi di un tempo d’armonia in cui due popoli, umanità e natura, convivevano in pace e si completano a vicenda: dove l’uomo è geometria e struttura, la natura è colore e movimento, ed insieme danno vita ad un mondo di pace e prosperità.

È il battito della Terra che guida queste genti, un battito vivo e potente che scaturisce dalle radici dell’Albero della Vita. Come in tutte le storie e anche nella realtà c’è un antagonista, un uomo avido che decide di rompere questo equilibrio rubando la linfa dell’Albero e creando una frattura tra i due popoli e nel mondo.

Gli uomini, manipolati, diventano succubi di quest’uomo ed iniziano a temere la natura; questa, per proteggere se stessa e l’Albero, si rifugia dietro una nebbia densa e impenetrabile. La storia potrebbe finire così; ma un giovane uomo, Leandro, affronterà la paura per scoprire la verità dietro le bugie del tiranno. Nel farlo conoscerà una giovane ninfa, Uva, e il loro incontro muterà la diffidenza in amore e cambierà le sorti del mondo. Con questo spirito vogliamo riportare l’amore per l’uva al centro della festa.

Lo facciamo con questa favola cantata dalla ninfa al ragazzo, raccontata da un uomo ormai anziano come un nonno che si rivolge ai propri nipoti: un invito a credere che siamo tutti figli dello stesso battito della Terra, che ci lega ad ogni creatura e che nasce dall’amore.

Vogliamo raccontare che l’umanità può sbagliare ma che ha anche un grande potere: quello di amare e perdonare. Il nostro messaggio è chiaro: la Terra prospera solo laddove c’è unione e armonia, perché per quanto possiamo sembrare diversi siamo tutti ugualmente degni di vivere.

Di fronte a questioni importanti come la violenza, la guerra, l’odio e la paura del diverso noi abbiamo cercato di porci con la massima delicatezza e mettere in scena quello che è il nostro augurio per il mondo in cui viviamo: diffondere amore come risposta ad ogni divisione. Spesso vogliono convincerci che per sconfiggere il male è necessario fare la guerra; noi invece vogliamo dare un’altra prospettiva, quella che tendere la mano e amare gli altri è uno strumento protettivo molto forte.

Il Leandro della fine di questa storia rappresenta ciascuno di noi: assaggiando un acino d’uva infatti riesce a ritrovare l’amore vissuto e perduto, ma mai dimenticato. Non pretendiamo di cambiare il mondo, ma di regalare, almeno per il tempo di una Festa, un sapore diverso: il sapore dell’amore che unisce, rinnova e trasforma i nostri battiti. A tutta la piazza oggi dedichiamo e affidiamo la nostra scelta: tornare a credere nell’amore, nella semplicità dei gesti della nostra gente e innamorarsi sinceramente della vita, come sincero è il sapore dell’uva.”

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